Lunedì, 20 Agosto 2018 09:32

Dal culto di San Bruno agli esorcisti popolari, presentata la nuova edizione de Gli Spirdàti

Scritto da Bruno Vellone
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Foto di Vitantonio Tassone Foto di Vitantonio Tassone

SERRA SAN BRUNO – E’ stata presentata nel corso di una manifestazione molto partecipata messa in campo dall’associazione culturale “Il Brigante”, la nuova edizione de “Gli Spirdàti” (Rubbettino) di Tonino Ceravolo. Il saggio dello storico serrese, pubblicato per la prima volta nel 1999 per Monteleone, è incentrato sugli esorcismi che un tempo si praticavano al santuario di Santa Maria del Bosco a Serra e, più in generale, rappresenta uno studio organico e documentato su possessione e purificazione nel culto di San Bruno di Colonia. Il dibattito, appassionatamente introdotto e moderato dal giornalista Sergio Pelaia, ha preso le mosse dalla considerazione di come l’autore «non va ad indagare sulla veridicità degli episodi ma mette al centro una società che per 500 anni ha creduto a questo rito, in un rapporto costante tra uomo, fede e San Bruno». L’evento è stato arricchito dagli intermezzi con le letture (tratte dal saggio) di Salvatore Costa accompagnate dalle musiche di Bruno Tripodi e Mattia Tassone. «Il primo caso di presunta guarigione dagli spiriti maligni che si rinviene negli archivi della Certosa – ha spiegato Ceravolo - si ha nel 1522, otto anni dopo il recupero del Monastero di Santo Stefano da parte de monaci certosini. Garetto Scopacasa di Simbario e la moglie Isabella accompagnano la figlia che sarebbe posseduta da uno spirito immondo alla Certosa affinché le reliquie di San Bruno, quelle del Beato Lanuino e di altri Santi la liberino dal maligno». A Santa Maria del Bosco, dove oggi c’è il santuario mariano, vi è quella che lo stesso Ceravolo definisce “la scena teatrale” necessaria affinché si possa compiere il “prodigio”. La Grotta, cioè il dormitorio del Santo, l’Acqua e quindi il laghetto nelle cui acque gelide San Bruno era solito fare penitenza, c’è il bosco, e quindi, nel lunedì successivo alla Pentecoste, la presenza del busto reliquiario di origine cinquecentesca che custodisce le reliquie di Bruno di Colonia. «Il rito – ha sottolineato l’autore – nasce sotto una rigida tutela monastica che verrà meno a metà ‘800 quando cambierà l’atteggiamento della Casa madre di Grenoble dopo la riapertura del monastero bruniano serrese successiva agli eventi sismici del 1783». Nascono in questo contesto gli esorcisti popolari. Ma il libro oltre a descrivere questo antico rito, secondo Antonio Cavallaro della casa editrice Rubbettino che ha narrato resoconti passati di presunta possessione e che ha posto l’accento sulla differenza tra possessione del diabolico e possessione degli spiriti, «gode anche il merito di descrivere la costruzione sociale della santità, su come San Bruno sia diventato santo». Francesco Barreca (Museo di Storia della scienza - Università di Firenze) si è invece soffermato sulla distinzione tra cultura egemonica e cultura dominante in un approccio antropologico allo studio del fenomeno. Tra i tanti spettatori di questo rito suggestivo vi fu anche l’etnologo e antropologo italiano Ernesto De Martino che elaborò la propria tesi in un suo scritto apparso nel 1960 su “Espresso Mese” e poi ristampato nel volume “Furore, simbolo, valore” che è stato per lunghi decenni l’unico tentativo di lettura storico-antropologica ed etnopsichiatrica del culto di possessione e delle pratiche esorcistiche connesse alla potenza taumaturgica di San Bruno. «La nascita del moderno psichiatria – spiega De Martino – segna la crisi della teologia cattolica in fatto di possessione, obbligandola a un faticoso lavoro di rabberciamento per mantenere in piedi i muri maestri di tale teologia e al tempo stesso per attenuare i contrasti troppo evidenti con i risultati della scienza». Un approccio di cui non sono convinti né Tonino Ceravolo ne l’antropologo e scrittore dell’Unical Vito Teti. «“Gli Spirdàti” – ha detto Teti – è un libro di storia, di antropologia e di letteratura e Ceravolo è un abile cercatore di indizi, cerca e trova materiali inediti, poi li mette in dialogo per farli parlare. Lo considero uno dei libri più belli ed innovativi degli ultimi 20 anni». Poi un messaggio “politico”: «Bisogna creare turismo e cultura per creare occupazione, ci sono a diposizione i libri di Sharo Gambino, quelli di Tonino Ceravolo e i miei. Basta con le operazioni culturali che hanno il carattere clientelare». La nuova edizione de “Gli Spirdàti” è impreziosita dalle foto scattate tra il 1983 e il 2001 da Salvatore Piermarini e Vito Teti, e dalla prefazione di Giovanni Pizza.

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