Lunedì, 12 Febbraio 2018 16:19

Tenta di far esplodere il mobilificio del figlio a Serra, il gip convalida il fermo

Scritto da Redazione
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  • Nei confronti di O.F., 72enne originario di Feroleto della Chiesa, il giudice ha contestualmente emesso un'ordinanza di custodia cautelare in carcere

Il gip del Tribunale di Vibo Valentia, Gabriella Lupoli, ha convalidato il fermo avvenuto nei giorni scorsi da parte dei carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Serra San Bruno nei confronti di O.F., 72enne, originario di Feroleto della Chiesa, nel Reggino, il quale aveva tentato di far esplodere un’autovettura nei pressi del mobilificio del figlio.

Il giudice ha contestualmente emesso nei suoi confronti un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. L’accusa della quale dovrà rispondere l’uomo è quella di strage.

Gli uomini dell’Arma erano intervenuti prontamente in via G.M. Pisani e, una volta sul posto, hanno notato un’autovettura in fiamme e una persona intenta a domare il rogo. Allo stesso tempo i militari sono riusciti a rintracciare l’autore del gesto, il quale si era dato alla fuga nascondendosi tra gli alberi. Dopo averlo bloccato, i carabinieri si sono portati verso l’autovettura, una Fiat Croma risultata poi di proprietà dello stesso O. F. e hanno notato, con estremo stupore, che all’interno del mezzo c’erano 3 bombole piene di gas e 5 taniche di benzina, quantitativo sufficiente a far esplodere un intero palazzo. È stato accertato, dunque, che O. F., dopo aver versato sul terreno una tanica di benzina dal cancello d’ingresso fino all’autoveicolo, gli aveva dato fuoco con l’intento di farlo esplodere per distruggere sia il negozio che gli appartenenti sovrastanti.

Il fermato, dopo le varie formalità di rito, era stato tradotto presso il carcere di Vibo.

Gli inquirenti stanno cercando di far luce sul possibile movente che ha portato l’anziano a porre in essere l’insano gesto ma, dalle prime indiscrezioni, sembrerebbe riconducibile a vari dissidi familiari tra il fermato, suo figlio - proprietario del mobilificio - e sua moglie, che nel momento in cui è stato posto in essere il tentativo di “attentato”, si trovava presso la sua abitazione sita sopra il mobilificio stesso.

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