Martedì, 11 Novembre 2025 11:53

Uno scatascio magno

Scritto da Controvento
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Nella scena letteraria internazionale la Calabria non occupa di certo un posto di secondo piano: è consistente, infatti, il numero degli scrittori notevoli (anche tra quelli viventi e in attività) nati nella regione ed è calabrese di Mileto il genio assoluto Giuseppe Occhiato (1934-2010), l'autore di Oga Magoga, dello Sdiregno e dell'Ultima erranza. L'opera sua densa, polimorfica, serpeggiante nei meandri della stratificata plurimillenaria civiltà mediterranea vissuta ed elaborata dalla calabra postazione, speculare alla produzione dell'altrettanto grande dirimpettaio Stefano D'Arrigo, annovera molte pagine che, a differenza di quelle dell'atroce progetto della multinazionale Edison in cui si descrive un  contorto e insolente impianto idroelettrico a pompaggio dell'acqua marina da realizzare nel comune di Scilla, percepiscono e al contempo celebrano lo spessore storico, ambientale e culturale dello Stretto, la poesia e il fascino ammaliante della Costa Viola e della frazione Favazzina. Purtroppo questo intervento non è dedicato all'arte di Occhiato, alla bellezza e alle emozioni che può regalare, ma all'orrore programmato in nome della decarbonizzazione dalla Edison: in puro stile coloniale la compagnia energetica, come se non esistessero esigenze e attività economiche degli abitanti né i loro legami sentimentali con i luoghi di residenza, chiede espressamente alla pubblica amministrazione di autorizzare la definitiva rovina non solo delle frazioni direttamente interessate dai cantieri e dalle opere previste (in particolare Favazzina e Melìa), ma anche di tutto il vasto comprensorio della Costa Viola, un territorio delicato e stupefacente in cui l'Aspromonte e il mar Tirreno, tra precipizi e terrazzamenti, si incontrano e si fondono facendo a meno di mediazioni collinari. La prospettiva, se proviamo a definirla con il linguaggio di Occhiato, forgiato sulla mentalità orale delle parlate locali diffuse negli ambienti rurali della Calabria meridionale, è uno scenufregio, oppure, tanto per mettere il dito nella piaga con espressioni equivalenti, uno scatascio magno e un subisso tellurico. Con sprezzo del buon senso nonché del ridicolo gli estensori del progetto targato Edison sostengono che manufatti  di cemento orribili e distribuiti su oltre due ettari tra costa e mare, al pari di un immane bacino artificiale atto ad ospitare acqua salata da collocare a 621 metri di quota nella frazione Melìa, non confliggerebbero con l'articolo 9 della Costituzione repubblicana né con il Codice dei beni culturali e del paesaggio, il Decreto legislativo  42 del 2004, e il QTRP ( la legge quadro paesaggistica della Regione Calabria).
Ma queste facce toste non nascono dal nulla, fioriscono al contrario in un contesto congeniale: in Italia la cosiddetta energia pulita galoppa da un quarto di secolo su una strada lastricata di incentivi a pioggia (prelevati dalle bollette dei cittadini) con licenza di travolgere crinali, boschi, suoli naturali, paesaggi, vita economica e sociale dei territori, ecosistemi, biodiversità, e, appunto, buon senso e Carta Costituzionale. La giusta istanza di sostituire la produzione energetica da fonte fossile con quella proveniente da fonti rinnovabili è stata colta al volo e strumentalizzata da uno stuolo di faccendieri, sviluppatori, funamboli della speculazione e accaparratori vari di denaro pubblico. Il settore energetico, essenzialmente appannaggio dei privati nell'attuale trionfo della cosiddetta liberalizzazione messo a punto negli ultimi decenni da politicanti di centro-sinistra-destra e da tecnici traditori della Costituzione a cui giuravano fedeltà, ha potuto sfruttare la crisi ecologica planetaria (declassandola a cambiamento climatico e problema energetico) come l'imprenditore Gargamella e suo cognato Piscitelli, ridendo nel letto di notte per la contentezza, si sono serviti del terremoto dell'Aquila, senza indugi da loro individuato come insperata opportunità d'affari.
La Edison però, si è visto in particolare negli ultimi dieci mesi, aveva fatto i suoi immorali conti senza l'oste: la popolazione locale, con il neonato Comitato spontaneo Costa Viola e le associazioni già esistenti in prima linea, ha imbastito una combattiva opposizione, aggregando nella battaglia esperti, intellettuali, artisti i cui contributi si sono potuti apprezzare, tra l'altro, nella partecipata assemblea pubblica dell'otto febbraio (foto) e durante il consiglio comunale aperto del 3 novembre. L'oste è molto ostile, non vuole regalare il suo patrimonio storico-ambientale e il suo futuro a truppe di occupazione con sede legale nella lontana Francia, a una compagnia della morte drogata di frenesia energetica e pronta a surriscaldare il mare e devastarne l'entroterra. Scilla, piena di operatori turistici che rischiano di perdere il pane quotidiano, può vantare alcuni esempi di attività economiche rigenerative, come il prezioso Villaggio della salute del dottore Minutolo, e la connessa azienda agricola biologica condotta dallo stesso insieme al fratello (qui il video del Comitato Costa Viola). Ebbene i terreni dei fratelli Minutolo, già appartenuti alla famiglia Florio e dunque sede di un sito importante di archeologia industriale, sono ubicati a Favazzina e ricadono nell'area di progetto. La Edison perciò ne richiede l'esproprio. Ma per affrontare davvero la crisi ecologica bisogna contenere la pressione antropica sugli ecosistemi; i Minutolo contribuiscono alla sua riduzione, la barbarie idroelettrica della Edison la incrementerebbe. I due fratelli sono espressione del necessario cambiamento di rotta a cui l'umanità deve dedicarsi se non si vuole estinguere, la multinazionale rappresenta il vecchio che pretende di avanzare sotto mentite spoglie. Ma ormai a Scilla lo scatascio magno è nudo, e non passerà: tutti ne hanno visto le immonde vergogne e lo combatteranno senza dargli tregua.
Coordinamento regionale Controvento- per il paesaggio e il territorio calabrese 

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