Martedì, 09 Ottobre 2018 15:23

Arrestata (per corruzione) l’ex responsabile anticorruzione della Regione Calabria

Scritto da Redazione
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  • Assieme alla dirigente del dipartimento Turismo è finita ai domiciliari anche l’imprenditrice vibonese Laura Miceli. Al centro dell'inchiesta soggiorni gratis nei villaggi in cambio di informazioni su bandi non ancora pubblicati

L’ex responsabile anti-corruzione della Regione Calabria arrestata… per corruzione.

È il caso alquanto singolare di Maria Gabriella Rizzo, di 57 anni, destinataria della misura cautelare agli arresti domiciliari eseguita stamattina dai militari del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Catanzaro, coordinati e diretti dalla Procura della Repubblica del capoluogo calabrese. Oltre all’ex dirigente, a finire ai domiciliari su disposizione del gip di Catanzaro Paolo Mariotti anche l’imprenditrice vibonese Laura Miceli, 67 anni. Nei loro confronti pesa l’accusa di corruzione. In base a quanto emerso dall’inchiesta denominata “È dovere”, coordinata dai sostituti Graziella Viscomi e Giulia Tramonti, dall'aggiunto Vincenzo Capomolla e dal procuratore Nicola Gratteri, Maria Gabriella Rizzo, dirigente in servizio al dipartimento Turismo e Cultura della Regione e all'epoca dei fatti responsabile regionale per la trasparenza e la prevenzione della corruzione, avrebbe comunicato all'imprenditrice informazioni non ancora divulgate e riferite a bandi non pubblicati. Non solo: Rizzo avrebbe fornito alla Miceli, attiva nel settore turistico a Ricadi, anche attività di “consulenza”. La dirigente, anche in incontri informali appositamente organizzati, secondo la Procura e la Gdf avrebbe prospettato all’imprenditrice «l’evoluzione delle istruttorie di pubblicazione ed i contenuti di bandi regionali finanziati da fondi comunitari destinati al supporto del settore turistico-alberghiero». L’imprenditrice, inoltre, è indagata anche per concorso in falso ideologico, in quanto sarebbe stata cosciente del fatto che il villaggio turistico di Laura Miceli avesse già usufruito di un contributo “de minimis” da 200mila euro per il «miglioramento ed ampliamento delle strutture ricettive esistenti».

L’ex responsabile anticorruzione si sarebbe «personalmente adoperata per “accontentare” Miceli, bisognosa di avere la liquidazione il prima possibile di un s.a.l. di oltre 130 mila euro. Siccome per un errore contenuto in una scheda tecnica – spiegano gli inquirenti – l’effettiva liquidazione del s.a.l. da 130mila scese a 124mila euro, la Rizzo si sentì in dovere di spiegare alla Miceli che l’errore non era dipeso da lei». A fronte di tutto questo, la dirigente della Regione assieme ai suoi familiari avrebbe «usufruito a spese della Miceli di un soggiorno di 5 giorni nel capoluogo toscano, di un soggiorno nel villaggio di Ricadi nonché beneficiava di diversi pranzi e di varie donazioni di vino». La vicenda avrebbe visto il concorso con la dirigente di un ingegnere (consulente esterno deputato al controllo dei finanziamenti erogati dalla Regione al settore turistico) la cui posizione «dovrà essere valutata dal giudice con riferimento alla richiesta di sospensione dall’incarico di collaboratore della Regione», che è stata avanzata dal pm di Catanzaro.

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