Domenica, 11 Agosto 2019 14:02

Caro Salvini, la Calabria non si Lega (e non dimentica)

Scritto da Bruno Greco
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Alla fine il messaggio è stato chiaro: «La Calabria non si Lega». Soverato si è fatta ieri portavoce di una regione arrabbiata che continua a dire “no” alla “rivoluzione copernicana” di una Lega – voluta dal suo segretario (oggi ministro dell’Interno) – fatta al solo scopo di conquistare voti nella parte del Paese che, piuttosto che rivoltarsi contro le classi dominanti che hanno impoverito l'Italia, preferisce prendersela con chi sta peggio. Ieri i meridionali, oggi i migranti. I manifestanti che ieri hanno contestato Salvini in piazza Milone sanno bene che non basta levare la parola Nord dal partito della Lega per dimostrare che le cose siano cambiate e che ora sotto l’equatore rappresentato da “Roma ladrona” ci sono brave persone e non più la feccia. Dimostrazione concreta è la tanto agognata “Autonomia differenziata” fortemente voluta dai leader del Nord (Fontana e Zaia in primis) per consolidare quel taglio netto che ancora oggi esiste tra le due parti del paese e che il leader leghista cerca di nascondere levando una parola dalla bandiera e “unendo” una nazione nella campagna d’odio contro i migranti. Quella campagna d’odio che prima faceva da eco nelle regioni del Nord contro il Sud d’Italia, che oggi fa tanto gola al ministro dell’Interno intenzionato a conquistare la poltrona di premier. Sembra infatti lontana la reiterata frase di Salvini: «“Prima il Nord” non è più solo uno slogan, è una necessità».

Ci sono stati forti momenti di tensione ieri sera a Soverato, dove si è tenuto il comizio del ministro dell’Interno Matteo Salvini. I contestatori del leader della Lega presenti al presidio allestito a poche centinaia di metri dal palco si sono avvicinati per essere quasi a contatto con i sostenitori del vicepremier. Di seguito è partita anche una carica della polizia, in assetto antisommossa, per allontanare dal palco la folla dei manifestanti dalla quale si sono levate le urla come “buffone” e “vattene”. Una contestazione sempre viva partita già in mattinata, quando sui balconi e sulla targa segnaletica della città “Soverato Baia dell’Ippocampo” sono stati esposti diversi striscioni con su scritto “Soverato non si Lega” e “Oja puzza (oggi puzza)”, “Per noi la Lega rimane Nord. Respingiamo il suo messaggio di odio sull’immigrazione”. La piazza autorizzata per il sit-in di protesta si trova a 500 metri di distanza dal comizio sul lungomare di Soverato. Una piazza gremita di gente di gran lunga più numerosa del centinaio di persone sotto il palco di Salvini. Sotto il palco assieme ai sostenitori solo tanta polizia e l’ondata dei cronisti. La folla dei contestatori intorno alle 21 pian piano si è spostata nella piazza del comizio, spintonata dalla polizia in tenuta antisommossa. Nonostante il cordone Salvini è stato comunque coperto da una marea di contestazioni fin quando qualcuno è riuscito persino a sabotare il microfono del ministro, il quale si è dovuto interrompere per un bel po’ di minuti. «Se oggi ha messo su Facebook il file del suo intervento ‘pulito’ dai fischi - racconta su Facebook la giornalista Ida Dominijanni, che era in piazza ieri - lo si deve solo a dei potenti filtri tecnologici: in piazza non si sentiva niente».

La protesta dunque ha letteralmente surclassato i sostenitori di Salvini perché qui ancora siamo convinti che “Brigante se more”.

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