Domenica, 17 Novembre 2019 11:59

Centri senza centro. L’autunno di Serra tra desolazione e inganno

Scritto da Francesco Barreca
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Dipinto di Vitantonio Tassone (acrilico su tela, 60x40) Dipinto di Vitantonio Tassone (acrilico su tela, 60x40)

Ritorna puntuale, in questo periodo, la preoccupazione per il destino di Serra. Sui social network circolano le foto del corso desolatamente vuoto, si tirano fuori le statistiche sull’emigrazione, si additano i disservizi e si invocano cure per quella che assomiglia proprio a una malattia cronica e degenerativa. È come se Novembre costringesse tutto il paese a interrogarsi sul proprio presente e, soprattutto, sul proprio futuro: le attività commerciali faticano, i servizi pubblici scompaiono, gli spazi di incontro e socialità inesorabilmente si restringono, i giovani alla prima occasione fuggono. Che cosa ne sarà, allora, di Serra? Sono i giovani, che non socializzano più, appresso come sono a Instagram e Facebook? È colpa della politica, degli amministratori che non fanno nulla? È la mentalità strapaesana? Siamo noi?

Ora, sebbene questi siano fattori che indubbiamente contribuiscono alla percezione che si ha del paese e della comunità, io credo che nessuno di essi sia determinante nel definirla. Quello che Serra sta attraversando è un processo comune alla maggior parte dei piccoli comuni: questi diventano sempre più ‘centri senza centro’, ovvero, tendono sempre di più ad assomigliare alle periferie urbane. Nelle grandi città, la progressiva riduzione della popolazione residente ha condotto a una generale omologazione dei centri storici: gli spazi commerciali sono occupati dappertutto dalle stesse grandi catene di negozi; le abitazioni, affittate tramite airbnb; l’identità e la cultura locali, commodificate a uso e consumo del turismo. I centri storici delle grandi città, in altre parole, si stanno trasformando in grandi parchi giochi per turisti, mentre i residenti vengono ricacciati nelle periferie spogliate di servizi, in cui l’unica prospettiva di socialità è quella consumistica del centro commerciale.

Nei piccoli paesi, questo processo ha avuto effetti ancora più marcati e distruttivi, specialmente in quelli più geograficamente isolati come Serra. La perdita del centro storico, in queste realtà socialmente fragili, ha determinato una prima e fondamentale incrinatura all’interno della struttura comunitaria del paese. Con la perdita di centralità della ruga quale necessario elemento di mediazione tra dimensione privata e dimensione pubblica si è indebolita la coesione sociale, che oggi resiste soprattutto grazie alle congreghe, alle associazioni come la ProLoco e il Brigante, e ai sodalizi formali e semi-formali dediti a specifiche attività legate al territorio (trekking, ciclismo, motociclismo ecc.), col risultato di rendere difficoltosa la realizzazione di un’efficace azione pubblica e genuinamente politica a difesa dei servizi intorno ai quali ruota la vita di un paese. Allo stesso tempo, ciò ha portato la maggior parte di noi a interpretare quella stessa vita del paese in termini sempre più privati e personali. Basti guardare a come le questioni riguardanti i servizi sanitari, la salubrità dell’acqua e la necessità di infrastrutture non siano riuscite a imporsi come battaglie collettive fondate su una condivisa piattaforma di opinione, ma si siano spesso arenate nelle secche di una generale e rassegnata indifferenza. La Serra e il serrese, proseguendo su questa china, temo che scompariranno. Resteranno delle case, delle chiese, un patrimonio naturale e culturale da offrire ai turisti di Ferragosto, ma non una comunità.

È necessario che la politica rimetta al primo posto la questione del centro storico, e ciò non in termini semplicemente turistici, ma piuttosto sociali e culturali. Il centro storico come luogo di costruzione della comunità, di coinvolgimento nella vita pubblica, e non solo come spazio da addobbare nelle occasioni importanti. Riuscire a riunire tutti gli attori che vivono ogni giorno sulla propria pelle lo sfaldarsi della dimensione comunitaria connessa alla perdita del centro storico – commercianti, associazioni, movimenti politici, cittadini residenti – per porre il problema in termini chiari e prospettare possibili soluzioni. Questa è la vera sfida che oggi attende la politica. Serra non può permettersi di diventare una periferia urbana: data la sua posizione geografica, diventerebbe la periferia del mondo.

Il destino non è ancora scritto, ma potrebbe esserlo presto, se non si fa qualcosa.

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