Domenica, 10 Marzo 2019 12:44

Cronaca di una crisi annunciata: la politica serrese tra "cannibali" e "traditori"

Scritto da Sergio Pelaia
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Nel riquadro della foto la stretta di mano tra salerniani e censoriani che il 5 novembre 2010 pose fine all'amministrazione Lo Iacono - Foto di Bruno Vellone Nel riquadro della foto la stretta di mano tra salerniani e censoriani che il 5 novembre 2010 pose fine all'amministrazione Lo Iacono - Foto di Bruno Vellone

SERRA SAN BRUNO - Palazzo Tucci non è il Campidoglio ma, evidentemente, sull’edificio giallo che campeggia al centro del paese si concentrano in queste ore le attenzioni di molti. Nella crisi che sta agitando l'amministrazione comunale di centrosinistra c'è però un fattore diventato ormai ciclico nella politica serrese degli ultimi dieci anni che, però, in pochi sembra vogliano approfondire. Prima Raffaele Lo Iacono, poi Bruno Rosi e ora Luigi Tassone vengono fiaccati dall'interno, senza che chi fa loro opposizione debba muovere un dito. Fuoco amico, spaccature, ricatti e veti incrociati. È questo il canovaccio di cui è rimasto vittima chi ha amministrato Serra nelle ultime tre consiliature. Le maggioranze puntualmente implodono e la cosa dovrebbe far riflettere. Per questo le vicende di questi giorni vanno analizzate raccontando i fatti, sollecitando la memoria e, magari, provando a porre anche degli interrogativi.

I fatti
Mettere in fila gli eventi, anche se arcinoti, è sempre utile. Subito prima e subito dopo le elezioni comunali del 2016 la coalizione chiamata “La Serra rinasce” appariva solida come una pigna. La triade Censore-Lo Iacono-Raffele si era ricompattata dopo il rancore seguito alla caduta dell’amministrazione Lo Iacono, quando si era messo fine a quello che era stato per un decennio il centrosinistra locale con un’intesa tra i dissidenti dell’epoca, gli ex Ds, e il centrodestra guidato da Nazzareno Salerno. Se, dopo quel trauma, la reunion dei tre si sia concretizzata per un progetto politico o per intese di natura diversa non sta a noi dirlo, fatto sta che è andata a finire in caciara dopo nemmeno tre anni. Nell’ordine, in pochi giorni: la fuoriuscita dal Pd dei tre dissidenti di oggi (Lagrotteria, Giancotti e Albano), l’azzeramento della giunta, l’attacco di Censore dai microfoni di Rs98 a quegli ex alleati che fino a poco tempo fa voleva al suo fianco sui palchi e che ora vengono bollati, di fatto, come ricattatori a caccia di lucrosi benefici.

La storia si ripete
Quale sia la tragedia e quale la farsa è difficile dirlo, anche perché i due registri appaiono poco distinguibili in certe declinazioni della politica locale. Ma la storia certamente si ripete e il destino si diverte anche a rimescolare i protagonisti come le comparse. A suggellare la defenestrazione di Lo Iacono a fine 2010 fu una stretta di mano tra Salerno e l’allora consigliere Domenico Tassone, padre dell’attuale sindaco, Luigi, che proprio in un nuovo accordo Censore-Salerno spera di trovare il salvagente su cui far galleggiare la sua amministrazione. In mezzo c’è il voto di Jlenia Tucci, già candidata a sindaco della coalizione ispirata da Salerno e ora al centro di una trattativa già ben avviata dai mediatori “censoriani” per guadagnare l’unico voto che in Consiglio manca per mantenere una pur risicata maggioranza. Intanto non è da escludere che il sindaco Tassone decida di dimettersi già nelle prossime ore e, nei venti giorni che restano prima che diventino definitive, dovrebbe cercare l’intesa per fare entrare Tucci in una nuova maggioranza o per gettare le basi per una futura lista trasversale con i rivali di sempre. Almeno questi, ormai è evidente, sarebbero gli auspici dell’area Censore, mentre è tutta ancora da capire la posizione di Salerno e quella di Tucci.

Gli interrogativi
Al di là dei fatti e dei retroscena, anche fare domande fa parte del mestiere e se a qualcuno ciò non piace ce ne faremo una ragione. Quindi eccone alcune.
Perché i tre dissidenti non replicano alle gravi accuse mosse nei loro confronti da Censore?
Ammesso, e ovviamente non concesso, che i tre dissidenti siano mossi dalle poco nobili ragioni di cui ha parlato l’ex deputato, perché quest’ultimo se ne accorge solo ora?
Possibile che quei tre siano riusciti a spacciarsi per buoni e probi alleati politici fin quando sono rimasti nel Pd e all’improvviso, appena ne sono usciti, abbiano mostrato il loro reale, ferino volto? Che ruolo hanno, se lo hanno, nella spaccatura interna alla maggioranza la caccia ai posti di lavoro e le altre faccende poco politiche di cui Censore ha parlato ieri ma di cui nei corridoi del municipio si parla ormai da tempo?
Qual è, in questo contesto, il futuro dei 54 ex lsu-lpu il cui contratto scade a ottobre?
Qual è la situazione reale delle casse comunali e quanto tecnicamente sarebbe lontano, al netto di artifici contabili, il dissesto finanziario del Comune?
Perché le maggioranze e le alleanze elettorali (costruite sempre per vincere e sempre destinate ad implodere) non riescono mai ad affrancarsi da registi esterni e non sono in grado di affrontare i problemi più stringenti per i cittadini come quello del diritto alla salute e alla salubrità dell'acqua pubblica?
Davvero i giovani politici locali, che sono scesi in campo numerosi alle ultime elezioni, non potevano, magari con un po’ di autonomia, fare meglio di così?
Le risposte le lasciamo agli interessati ma soprattutto ai lettori, con l’auspicio di non vederci nuovamente sommersi, di qui a breve, dalle dosi massicce di «bene del paese» e di «senso di responsabilità» che ci hanno portato fin qui.

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