Domenica, 16 Giugno 2019 21:02

Da De Martino agli "Spirdàti", il prezioso contributo calabrese sulla possessione

Scritto da Bruno Greco
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Un dibattito storico e antropologico su questioni tutt’altro che superate. L’argomento è affascinante quanto suggestivo e riguarda le "possessioni "spiritiche". Ne scrive oggi l'antropologo Vito Teti su “La Lettura” de il “Corriere della sera” partendo da una raccolta di scritti di Aihwa Ong, Jean-Pierre Olivier de Sardan e Janet McIntosh finora inediti in italiano, uniti nel volume “Il diavolo in corpo” (Meltemi) curato da Moreno Paulon. Come spiega Teti si tratta di «ricerche etnografiche relative a contesti extraeuropei, come la Malaysia e il Niger, che considerano le funzioni religiose, sociali, politiche e terapeutiche della possessione (in realtà non “diabolica”, come invece suggerisce il titolo del volume)». Una prima discrepanza dunque, di non poco conto, si evince tra il titolo del testo , “Il diavolo in corpo” e il suo sottotitolo, “Sulla possessione spiritica”, che agli occhi dello studioso è altra cosa dalla “possessione diabolica”. Paulon in più segnala come l’interesse per la possessione nasca dal suo essere «irriducibilmente esotica» e dalla «curiosità verso una pratica che coinvolge comportamenti individuali e sociali talmente plateali ed eccezionali da essere percepiti come una devianza anche all’interno di uno stesso gruppo culturale».

ESOTICO, UN ATTRIBUTO RIDUTTIVO Il libro di Paulon apre varchi nella memoria del professore Teti che non manca di ricordare un episodio risalente alle Pentecoste del 1962 a Serra San Bruno, quando da piccolo studente delle Medie non andò a scuola per recarsi al Santuario di Santa Maria del Bosco dove avvenne il suo primo incontro con una "posseduta". «Fu attorno a questo luogo sacro, in cima a una breve gradinata, che vidi una folla urlante e, dentro alla grotta con una statua del santo, vidi la spirdàta che urlava, blaterava, mormorava parole incomprensibili, cercava di sollevarsi in alto, mentre i familiari tentavano di coprirla e tenerla ferma». Era, racconta ancora Teti, una delle ultime protagoniste di un «dramma» che, in quegli anni, Ernesto De Martino aveva modo di osservare e descrivere come un «relitto» del passato, che andava conosciuto, ma superato, fenomeno riportato poi in “Furore, simbolo e valore”. Santa Maria del bosco, lo stesso luogo (dove si praticavano esorcismi) che nel 1992 ispirò quello che Teti definisce «uno dei più problematici e documentati libri sulla possessione in Calabria», “Gli spirdàti” (ripubblicato e riaggiornato nell’edizione Rubbettino del 2017) dello storico serrese Tonino Ceravolo. La critica nei confronti dell’approccio di Paulon porta Teti a confutare la definizione della possessione come fenomeno prettamente esotico proprio perché ne “Il diavolo in corpo” «il confronto con De Martino e gli studi italiani non può ritenersi autentico, se persino nella bibliografia di chiusura – autodefinita “estesa” e “a beneficio degli studi a venire” – si ignorano non solo tali studi, ma addirittura si omette lo stesso De Martino». Non solo, sulla questione prezioso è il contributo di Tonino Ceravolo – e altri studiosi come Lombardi Satriani, Meligrana, Pizza, Ginzburg – che accredita la «via italiana» allo studio antropologico della possessione, figlia di una visione critica e postdemartiniana che presenta il fenomeno della “possessione europea” come una «nozione aperta» all’interno della quale lo stesso Ceravolo traccia un confine netto tra “possessione spiritica”, che fa riferimento al ritorno dello spirito del defunto, e “possessione demoniaca” che è tutt’altra cosa.

POSSESSIONE, UN FENOMENO TUTT’ALTRO CHE SUPERATO A Serra San Bruno gli spirdàti per ricevere gli esorcismi non arrivano più da tanti anni ormai e la questione sembra una cosa superata e relegata al passato. Niente di più falso se si pensa al fatto che la Chiesa, dato il fenomeno vivo e vegeto, nomina ogni anno un numero sempre maggiore di esorcisti. Il fenomeno, ancora recentissimo e che riguarda anche tantissimi giovani, è stato affrontato, senza pregiudizi di sorta, dalla regista Federica Di Giacomo nel suo film-documentario “Liberami”. Parafrasando ancora Teti «quelle anime inquiete, “possedute”, spirdàte» che «non trovavano più cura attraverso rituali, saperi e modelli che avevano funzionato per secoli e che adesso non venivano più eseguiti dai certosini se non in casi eccezionali» oggi più che mai rappresentano un fenomeno tutt’altro che superato.

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