Domenica, 09 Giugno 2019 10:37

Fontane pubbliche e meno acqua dell'Alaco a casa dei serresi. Il Comune inizia a smarcarsi da Sorical

Scritto da Sergio Pelaia
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SERRA SAN BRUNO - Che i serresi meritino di riavere la loro acqua, l’acqua che filtra dalle rocce della montagna, è ormai una convinzione comune e se anche gli amministratori pubblici se ne rendono finalmente conto c’è solo da rallegrarsene. È un fatto: l’acqua proveniente dal lago Alaco non ha mai convinto nessuno da queste parti e se anche viene dichiarata potabile nessuno l’ha mai bevuta. Un altro fatto è che per come è stata creata, la dipendenza dall’invaso gestito da Sorical non è superabile con una svolta epocale che si possa concretizzare in un breve lasso tempo. Dunque per ridare ai serresi la loro acqua – e per non pagare più centinaia di migliaia di euro all’anno alla società che gestisce in monopolio le risorse idriche calabresi – è necessario procedere per piccoli passi, concreti e non solo annunciati.

L’argomento è troppo serio per lasciarlo in balia degli umori di chi, a seconda della vicinanza o della distanza del momento con i vertici politici della Regione, spinge per continuare a mantenere il legame con l’Alaco o va verso la direzione opposta. Mentre chi sull’argomento è sempre stato dalla stessa parte, non lesinando critiche a nessuno, non può che approfondire con serietà anche i piccoli passi che vanno nella direzione che la stragrande maggioranza dei serresi auspica da tempo.

Qualche tempo fa il Vizzarro ha dato conto delle intenzioni dell’amministrazione comunale guidata da Luigi Tassone – oggi sostenuta dall’inedito asse tra i due personaggi politici che hanno fatto il bello e cattivo tempo negli ultimi vent’anni, Bruno Censore e Nazzareno Salerno – di procedere al distacco da Sorical del rione Terravecchia attraverso il ripristino delle “sorgive” di località Scorciatina e del “vecchio” acquedotto. E nel raccontarlo (qui il nostro articolo) non abbiamo mancato di fare notare come si tratti di un contrordine per la parte politica, in particolare quella che fa riferimento al centrosinistra, che nel recente passato ha subordinato il destino idrico del paese alla dipendenza dall’Alaco.

Ora a quel progetto, che sta andando avanti, si aggiunge un’altra novità: è in fase avanzata l’opera di ripristino di una sorgente sita in località “Lu Bellu” che a breve potrebbe portare acqua di montagna sia all’acquedotto comunale sia a una nuova fontanella pubblica che il Comune vuole realizzare su via San Brunone, sotto una pensilina che era stata costruita per una fermata di autobus, all’altezza del ponte di località “Ombrellino”. I lavori, seguiti dall’ex assessore e oggi consigliere con delega ai Lavori Pubblici Francesco Zaffino, pare siano a buon punto e la fontanella potrebbe essere attiva a breve. La stessa acqua proveniente da “Lu Bellu”, si parla di circa 7 litri al secondo, andrebbe a finire anche nel “nuovo” acquedotto in cui comunque si mischierà con l’acqua dell’Alaco, che però in quella zona di Spinetto dovrebbe arrivare con portata minore visto anche il contributo idrico del serbatoio comunale “Castagnari”.

La novità non è di poco conto per i tanti serresi che, non fidandosi delle fontanelle pubbliche che spesso hanno dato problemi di inquinamento biologico, vanno costantemente – chi ha i mezzi per farlo – a rifornirsi di acqua nei paesi limitrofi. A breve questi viaggi potrebbero terminare, anche grazie a un’ulteriore fontanella pubblica, collegata alle “sorgive” di “Scorciatina”, che il Comune vorrebbe realizzare in un’aiuola di via Malta. Se tutto ciò avvenisse si tratterebbe di piccoli ma significativi passi che potrebbero iniziare a ridare ai serresi nient’altro che un loro diritto, per troppo tempo colpevolmente negato.

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