Martedì, 15 Maggio 2018 14:42

Galeotto fu il platano e chi lo fece tagliare

Scritto da Francesco Barreca
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“Galeotto fu il platano e chi lo tagliò (o meglio, chi lo fece tagliare)”. Si potrebbero parafrasare le parole di Dante per descrivere la vicenda dei platani di San Rocco, una storia che ha suscitato l’indignazione dei cittadini serresi dipanandosi attraverso successive smentite e rivelazioni, e nella quale è stato fin troppo facile perdersi per indulgere in un furore forcaiolo e giacobino non di rado sgradevole, tanto che il Vizzarro – forse per la prima volta da quando è online – si è visto costretto a moderare i commenti sulla sua pagina facebook.

Proviamo perciò a fare chiarezza, con calma. Partiamo da una premessa fondamentale: tagliare gli alberi non è un peccato mortale: gli alberi si possono tagliare, anzi in alcuni casi si devono tagliare. Però, per tagliare un albero adulto, non importa se situato in un’area pubblica o di proprietà di un privato, servono delle autorizzazioni, perché gli alberi fanno parte del patrimonio paesaggistico collettivo tutelato dalla stessa legge che tutela i monumenti e le opere d’arte. A chi va richiesta l’autorizzazione? Questo dipende dalla posizione dell’albero e dall’esistenza di norme e regolamenti locali. Se l’albero è posto in una zona urbana sottoposta a vincolo ambientale, potrebbe essere sufficiente l’autorizzazione del Comune o della Regione (dipende da come questi due enti si sono ripartiti le competenze); se invece si trova in un parco, allora bisogna rivolgersi all’ente che amministra il parco; se, infine, l’albero fa parte di un complesso monumentale, allora potrebbe essere necessario il via libera della sovrintendenza. In ogni caso, per abbattere un albero serve l’autorizzazione di un organo competente.

Veniamo ora al caso specifico. Grazie al documento diffuso dalla S.M.L. dei fratelli Rachiele – cioè la ditta che ha materialmente eseguito il taglio e che, è bene sottolinearlo, non ha responsabilità, non essendo tenuta a verificare che il committente abbia adempiuto agli obblighi di legge – sappiamo che a marzo la parrocchia invia alla Regione la richiesta per l’abbattimento di alcuni alberi situati all’interno dell’area verde di San Rocco. La risposta della Regione è in burocratese stretto, ma possiamo tradurla così: "Abbiamo ricevuto la richiesta. Noi abbiamo competenza solo sui boschi e non sui parchi urbani. Ora, se questi alberi che volete tagliare sono in un bosco, dovete andare sul sito della Regione, scaricare i moduli, compilarli e presentarli di nuovo a noi; se invece gli alberi sono in un parco urbano, allora noi prendiamo atto della richiesta ma non spetta a noi autorizzarvi: dovete rivolgervi a qualcun altro". È importante capire che questa non è un’autorizzazione: la Regione sta dicendo che o la cosa non è di sua competenza, oppure l’iter seguito è sbagliato e va rifatto presentando i documenti appropriati. Il burocratese, tuttavia, evidentemente confonde qualcuno, e questa lettera viene scambiata per un’autorizzazione. Viene perciò dato l’incarico di abbattere gli alberi senza dare comunicazione al Comune (cosa che sarebbe stata più che opportuna) e tutto avviene al mattino presto, così che i cittadini e il Comune stesso si ritrovano di fronte al fatto compiuto. Neppure i carabinieri del nucleo forestale, sebbene informati della lettera della Regione, intervengono, probabilmente perché ritengono ovvio che la parrocchia si sia rivolta a chi di competenza per accertarsi dell’esistenza di vincoli o specifici regolamenti sul verde urbano.

Ora, il punto centrale di tutta questa storia, quello che non bisogna perdere di vista, è quello della legge e del rispetto delle regole. È questa la cosa grave: al di là della bellezza e della maestosità delle piante, ciò che importa è che siano stati tagliati degli alberi senza giustificato motivo. Se si tiene a mente questo fatto, ecco che cadono alcune delle obiezioni mosse in questi ultimi giorni da chi ha sostenuto che i serresi si ricordano di San Rocco solo il 16 agosto o da chi si chiedeva dove fossero mentre gli alberi venivano tagliati. Che l’intera area, compresa la chiesa, sia in uno stato di degrado non consente infatti di derogare alla legge (e nemmeno al buon senso) in base alla quale per tagliare un albero serve un’autorizzazione, così come non lo consente il fatto che i serresi non abbiano, al momento, la capacità di leggere nel pensiero del parroco e dunque alle sei di mattina di un giorno qualunque sono a casa a cercare di godersi gli ultimi momenti di un meritato riposo (i più fortunati) o già in piedi e intenti a guadagnarsi il pane.


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