Giovedì, 26 Settembre 2019 19:17

Il “salto della quaglia” di Silvia Vono. Da paladina della Trasversale alla corte renziana

Scritto da Salvatore Albanese
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Più la politica annaspa nella palude del trasformismo più i cittadini si allontanano dalla politica stessa. E se il “salto della quaglia” arriva proprio da chi per una campagna elettorale intera aveva raccontato, spesso urlando, di essere pronta a rompere ogni schema, a sovvertire lo status quo, ecco che appare ancora più cruda la sensazione che ci si trovi di fronte ad una mera questione di opportunismo e nulla più. Silvia Gelsomina Vono a poco più di un anno e mezzo dal voto si è accorta che la casacca dei Cinque Stelle le andava stretta e, al di là del consenso che le accordarono gli elettori due primavere fa, ora ha deciso di sbarcare sotto l’ala protettrice di Matteo Renzi per riuscire a salvare l’Italia. Proprio Renzi, l’ex premier bersaglio preferito dai grillini nei lunghi mesi che precedettero il voto del 4 marzo 2018. Proprio Renzi che più di qualsiasi altro incarnava l’immagine di quell’establishment che l’armata Cinque Stelle intendeva affossare definitivamente. Che cosa sia cambiato dalla data delle elezioni e dall’ingresso della Vono in Parlamento ad oggi, tanto da indurla all’inversione ad U, francamente non lo abbiamo capito.

Ad onor del vero Silvia Vono, per non passare come una Scilipoti qualsiasi, ha provato ieri ad articolare qualcosa che possa in qualche modo fare chiarezza sulle sue ragioni, ma nulla è sembrato realmente così eclatante da apparire allo stesso tempo convincente. In particolare se si considera il fatto che Vono – che prima di fare la senatrice Cinque Stelle ha militato tra le fila di Italia dei Valori ed era stata poi assessore a Soverato con il sindaco Ernesto Alecci del Pd – ha insistito sull’alibi della «decisione importante, difficile e sofferta, ma improcrastinabile che però mi dà finalmente la possibilità di ragionare in termini democratici». Insomma, l’allusione lanciata a bocce non ancora ferme dall’ormai ex grillina è che all’interno del Movimento non ci siano più i margini per portare avanti un confronto aperto, libero e democratico, in cui realmente “uno vale uno”. La scelta, più ovvia e più giusta, è allora per la Vono quella di migrare in un partito ad personam, nato secondo una modalità che ricorda molto da vicino gli albori di quella Forza Italia lanciata a metà anni Novanta dall’allora rampante Silvio Berlusconi: l’Italia Viva di Matteo Renzi, ideata da Matteo Renzi, fondata da Matteo Renzi, capeggiata da Matteo Renzi e nessun altro. E siamo più che sicuri che in siffatto luogo la Vono possa trovare lo spazio adatto per «ragionare in termini democratici» senza dover per forza di cose assoggettarsi alla volontà di alcun “padre padrone” politico.

Lascia dunque il Movimento la Vono generando le stesse “contraddizioni” che avevano caratterizzato il suo ingresso, tanto che l’ufficializzazione della sua candidatura nell’uninominale del collegio Vibo-Catanzaro era stata accolta dall’elettorato grillino con non poca diffidenza per la sua stretta vicinanza al Lions Club. Dunque niente più Cinque Stelle per l’ex vice presidente del comitato civico e spontaneo “50 anni di sviluppo negato” che, con l’obiettivo di smuovere i cantieri per la realizzazione della Trasversale delle Serre, proprio nei giorni della campagna elettorale che precedette le ultime Politiche, vide Vono tra le migliori bocche di fuoco. E forse è proprio quell’esperienza che un po' ci convince del fatto che dopo tutto il “voltagabbana” della senatrice non era poi così inimmaginabile, perché in molti ricorderanno come Vono si metamorfizzò, prima e dopo il voto, da coraggiosa antagonista pronta a chiedere il commissariamento dell’Anas Calabria, che troppe colpe aveva rispetto allo stallo che da mezzo secolo interessava i lavori della Trasversale, a donna delle istituzioni impegnata in «visite di cortesia» ai vertici della azienda stessa. In quel momento la nostra impressione fu quella di essere di fronte ad un’astuta funambola. Siamo ancora fermi lì.

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