Venerdì, 21 Settembre 2018 13:15

Il triste balletto sul cadavere della Provincia di Vibo

Scritto da Sergio Pelaia
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Di “accurduni” in “accurduni”, sembra esserci un unico filo rosso che avvolge la più marginale e sfortunata delle Province: Vibo si conferma il laboratorio politico del peggio. I protagonisti sono in larga parte cambiati, ma i giovani non sembrano molto diversi dai vecchi leoni della politica locale che, dal canto loro, non vogliono comunque rassegnarsi alla pensione. Forse sono meno accorti, i volti nuovi che si accalcano sulla scena, ed evidentemente meno furbi degli “eroi” a cui si ispirano nel loro agire, ma la sostanza non cambia. Anzi, la presenza sul territorio di questo ente, la Provincia, prima munto fino all’ultima clientela e poi lasciato a una deriva infinita, è sempre meno tangibile, sempre più inconsistente. Quel che rimane da Tropea a Nardodipace, dopo più di vent'anni dominati dal centrosinistra vibonese, lo sa bene chi in questi territori ci vive. Ma nonostante tutto ciò ancora ci si ostina a mettere in piedi uno sgradevole spettacolo di trattative e alleanze, di giochetti mirati a conquistare il governo di quel nulla che la stessa politica ha creato.

Non è per un caso, ma per una scelta ben precisa, che il Vizzarro sta risparmiando ai lettori le dichiarazioni e le indiscrezioni fatte trapelare da attori e comparse della recita che precede le elezioni provinciali del prossimo 31 ottobre. Non ce ne vogliano vecchi e nuovi protagonisti della politica locale ma – nel pieno rispetto di qualunque scelta diversa dalla nostra – non ci è sembrato dignitoso proporre ai lettori il tira e molla quotidiano di chi un giorno si siede a un tavolo e il giorno successivo già si offre agli antagonisti, non ci è sembrato giusto dare un ulteriore credito di serietà a chi ad ogni tornata elettorale passa dal centrodestra al centrosinistra con la stessa leggerezza di chi prima propone un Oliverio o un Renzi (o uno Scopelliti o un Berlusconi) come il salvatore dell’Italia e della Calabria e poi si riposiziona solo perché gli ex padrini non gli hanno assicurato l’agognata poltrona.

Non la si prenda per una posizione moralista o populista, non abbiamo bisogno di cercare facili consensi e, tentando di essere fedeli al nostro ruolo, non siamo stati teneri in passato con i vecchi “big” della politica vibonese e non lo siamo ora con i loro “eredi”. Il fatto è che, oggi che più di ieri si ragiona solo di numeri (cioè di sindaci e di consiglieri comunali e non della gente comune che va a votare), ci sembra assurdo che politici giovani, figli delle generazioni che hanno subìto e subiscono gli effetti nefasti di decenni di clientelismo e assistenzialismo, si affannino a cercare alleanze e accordi improbabili per andare a governare un ente-cadavere che è stato spolpato solo per creare consenso e nessuna benché minima parvenza di sviluppo. Scusateci, ma non ce la possiamo fare.

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