Domenica, 15 Aprile 2018 10:44

#IosonoMatteo, Limbadi si ribella alla violenza mafiosa

Scritto da Redazione
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  • Ieri sera c’è stata la fiaccolata in ricordo di Matteo Vinci, il 44enne ucciso lunedì scorso nello scoppio di un’autobomba. Don Pino De Masi: «Maggiore senso di corresponsabilità da parte di tutti nella lotta alla ‘ndrangheta»
(Foto dal profilo Facebook di Marco Galati) (Foto dal profilo Facebook di Marco Galati)

In centinaia erano presenti ieri a Limbadi, piccolo centro della provincia di Vibo Valentia, per la fiaccolata organizzata in memoria di Matteo Vinci, il 44enne morto lunedì scorso nello scoppio della bomba collocata sotto la sua autovettura.

L’esplosione ha provocato anche il ferimento del padre di Vinci, Francesco, di 75 anni, seduto in auto accanto al figlio.

La fiaccolata è stata organizzata dalla lista “Limbadi libera e democratica”, con la quale Matteo si era candidato alle ultime elezioni amministrative. Il corteo è partito dalla sede del Municipio e, una volta raggiunta l’abitazione della famiglia Vinci, ha raggiunto la piazza principale del paese. Alla manifestazione erano presenti diversi amministratori con in testa il sindaco di Limbadi, Pino Morello, che ha guidato il corteo; esponenti politici del Vibonese, associazioni, movimenti religiosi e sindacati. Non sono voluti mancare all’appuntamento i familiari di Maria Chindamo, l’imprenditrice scomparsa nel nulla da Laureana di Borrello il 5 maggio 2016, e quelli di Francesco Prestia Lamberti, il giovane di Mileto ucciso a colpi d’arma da fuoco lo scorso anno un suo coetaneo.

Presente anche il presidente della Commissione contro la ‘ndrangheta in Consiglio regionale, Arturo Bova, per il quale – secondo quanto riportato dall’Ansa - si è trattato di un «fatto gravissimo che si verifica in un periodo di recrudescenza criminale i cui metodi si presumeva fossero ormai alle spalle. Ritenevamo che la ‘ndrangheta preferisse altri metodi silenti per affermare il proprio dominio su un determinato territorio. La chiave di lettura di quanto è avvenuto, a mio giudizio, è che la pressione della magistratura e delle forze dell’ordine, che hanno ben operato soprattutto in questi ultimi mesi, abbia provocato questa reazione così violenta e barbara». A giudizio, invece, di don Pino De Masi, referente di Libera nella Piana di Gioia Tauro, «ci vuole maggior senso di corresponsabilità da parte di tutti nella lotta alla ‘ndrangheta».

 

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