Il Vizzarro.it - quotidiano online
Direttore responsabile: Bruno Greco
Redazione: Salvatore Albanese, Alessandro De Padova
Reg. n. 4/2012 Tribunale VV
La questione energetica è un nodo, o meglio un groviglio di insensatezza, che viene al pettine di un'economia bulimica, fuori controllo e incompatibile con la vita sulla Terra. Gli esperti e i controesperti discettano di nucleare e di rinnovabili come antidoto alle fonti fossili, mentre intorno a noi l'espansionismo energetico ed economico miete sempre più vittime nella sua vandalica avanzata. Le sacre necessità delle nostre società energivore non sono discutibili, e non lo saranno fino a quando l'abbattimento dell'ultimo albero e l'inquinamento dell'ultima goccia d'acqua ci faranno capire quello che i popoli e le culture preindustriali già sapevano: non si può mangiare il denaro, né bere alla fonte della speculazione finanziaria.
Le rinnovabili al servizio dell'agricoltura e degli allevamenti energivori e inquinanti, del cemento, della plastica, dell'industria bellica, dell'intelligenza artificiale si candidano ad illuminare e ad alimentare la distruzione del mondo. Per questo gli esperti, i controesperti e i ministri partoriti da un contesto globale gravido di distorsioni, di dissociazione dal mondo fisico, di boria, di avidità, di violenza e di follia ci additano l'abbraccio tra il nucleare e le rinnovabili come soluzione obbligata al problema climatico. Vale a dire che dobbiamo continuare a correre a 400 all'ora con sempre più macchine, sempre più strade, sempre più consumo di suolo, sempre più risorse da utilizzare ma con metodi più ecologici e nello stesso tempo più atomici. E infatti l'Agenzia Internazionale dell'energia ci rivela che le rinnovabili in mezzo secolo, dal 1971 al 2021, hanno triplicato il loro potenziale produttivo mentre la percentuale del loro contributo ai consumi energetici mondiali è rimasta virgola più virgola meno sostanzialmente la stessa.
Ecco cosa stiamo facendo: i territori non esistono più nelle cabine di comando economico, sono declassati a supporto della produzione energetica funzionale alla pazzia galoppante chiamata in neolingua crescita oppure sviluppo. Gli abitanti sono ostacoli al profitto e se si azzardano a protestare diventano ecoterroristi o, più benevolmente, malati di sindrome Nimby. Perché Legambiente e Pecoraro Scanio, se vogliono evitare il mortale abbraccio, non sostengono la Carta Costituzionale Repubblicana, cioè il ritorno dell' energia a un ambito di appartenenza collettiva come unica strada per contrastare le emissioni di co2, impossibili da ridurre senza mettere in discussione una realtà industriale neoliberista di per sé insostenibile? Fanno tanto vento cianciando discorsi allineati all'esistente e dovrebbero sfruttarlo come fonte rinnovabile, risparmiando ai boschi e ai mari le pale eoliche, e ai territori in generale la distruzione omologante e la subordinazione all'urbanizzazione tentacolare (se proprio non vogliono seguire l'ISPRA, che ci spiega come fare energia da fotovoltaico senza entrare nella logica bellica del sacrificio pronta a martoriare luoghi bellissimi o aree da rigenerare).
Ciafani, presidente di Legambiente giustamente senza sorriso, chiama quelli come noi ambientalisti incoerenti. Non ci offendiamo: è sempre una qualità più onorevole della sua onorificenza di ambientalista coerente con il sistema che produce abbondanza di gas serra, degrado di ecosistemi e perdita di biodiversità. Una cloaca immensa non si svuota con il secchiello delle rinnovabili che non rinnovano niente, e continueremo a galleggiare in un mare di escrementi, l'abbondanza e le virtù dei quali Legambiente difenderà dal rischio nucleare. La nuova ecologia degli ambientalisti coerenti, tutta interna alle logiche di mercato che ci hanno regalato la crisi ambientale globale, celebrerà i suoi trionfi il 17 giugno 2026 dalle 9 alle 14 alla Cittadella regionale. Come al solito il sindaco di San Sostene, emblema del bilancio ecologico e territoriale negativo delle rinnovabili controproducenti, sarà il suo portabandiera.
Lo abbiamo scritto e riscritto: di affari privati garantiti dai soldi dei cittadini si tratta e gli obiettivi di decarbonizzazione, che non si perseguono consumando suolo, sono solo una copertura ideologica che la popolazione calabrese ha imparato a riconoscere. Se la transizione energetica non procede con la dovuta speditezza la responsabilità è in gran parte di Legambiente, che, favorendo oggettivamente interessi forti e immorali, si adopera per imporre uno sconvolgimento dei territori, che reagiscono rifiutando prospettive inaccettabili.
Noi vogliamo l'uscita dal fossile nel rispetto assoluto dei luoghi, utilizzando capillarmente le loro potenzialità energetiche secondo le indicazioni dell'Ispra, così l'energia sarà di tutti, i consumatori saranno anche produttori, e la terra buona per usi agricoli, pastorali, escursionistici, ricreativi, spirituali non sarà regalata ad accaparratori lontani che indossano la casacca verde per fare bella figura. Anche i mari non saranno più stretti nella morsa appena un'opinione pubblica ampia e compatta mostrerà di osteggiare i faccendieri e di desiderare la democrazia energetica. Per questo ci stiamo adoperando, mentre altri si impegnano a chiedere super incentivi destinati a un settore industriale incapace di rischiare in proprio.
*Coordinamento regionale Controvento- per il paesaggio e il territorio calabrese
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