Martedì, 29 Gennaio 2019 19:27

La farsa del congresso Pd nella Calabria che frana

Scritto da Salvatore Albanese
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Il Partito democratico continua a mostrarsi – a Vibo e in tutta la Calabria – come un corpo alieno, completamente estraneo rispetto al suo contesto ambientale e sociale, incapace di relazionarsi con ciò che lo circonda.

Insomma, i dem è come se vivessero ormai stabilmente su un altro pianeta e non su quello di una regione che anche loro stessi hanno ridotto sul lastrico, con un’economia che anche loro stessi hanno contribuito a mortificare fino all’estremo, con intere generazioni a cui anche loro stessi hanno ormai irreversibilmente compromesso il futuro.

In Calabria, nonostante le posizioni di potere mantenute a Palazzo Campanella e in molti altri enti locali, il Pd è paradossalmente un partito in agonia: le fedine penali di più rappresentanti di primo piano rischiano di essere sporcate da procedimenti giudiziari di non facile risoluzione, non ha un progetto politico, non ha un leader, è totalmente assente sul territorio, non prende posizione su niente di concreto, non sa rivolgersi ai suoi elettori né interpretarne in maniera adeguata le istanze. Ciononostante continua a mostrarsi particolarmente attivo nelle beghe interne, in un “tutti contro tutti” legittimato dall’accaparramento della poltrona e da un estenuante perseguimento di interessi personali, personalissimi.

In un momento politico che sarebbe favorevole a livello nazionale, quando si dovrebbe incarnare un ruolo di opposizione incalzante rispetto alle politiche insensate del governo gialloverde, il Partito democratico - in particolare naturalmente quello calabrese - si dimostra sterile e in pieno disfacimento, completamente avulso da ciò che lo circonda. Capace solo di litigare, di accartocciarsi su se stesso, di mutare casacca per seguire i favori del pronostico e le nuove cordate di potere, di riciclarsi con una rapidità sconcertante a seconda dell’opportunità del momento. Ecco allora che, mentre la Calabria affonda, tutti gli ex “renziani” si sono già riscoperti “zingarettiani”. Il tutto in virtù dell’ennesima guerra di posizione che sta ulteriormente lacerando il partito in previsione delle prossime elezioni regionali.

La pantomima si è ripresentata in queste ultime ore, quando, a conclusione delle “convenzioni” provinciali per il congresso quasi ovunque si è colta l’occasione per inscenare nuove diatribe interne. A Vibo, poi, il plebiscitario 75% (un record in rapporto al risultato seppur alto delle altre province) conseguito dalla mozione Zingaretti si è rivelato utile ad innescare l’ennesima farsa casalinga. Ci si affretta a rilevare che l’ex deputato Bruno Censore, diventato un anti Oliverio dopo il 4 marzo, è ancora capace di influenzare molti circoli, mentre il “suo” consigliere regionale Michele Mirabello è impegnato da mesi a fertilizzare il terreno per una potenziale riconferma del presidente della Regione. Entrambi cercano di non perdere l’opportunità di “vendere” politicamente la paternità del dato uscito dal congresso vibonese soprattutto in funzione del mostrarsi vicini o lontani alla posizione del governatore, lo stesso governatore a cui appena due anni fa si voleva attribuire la cittadinanza onoraria di Serra San Bruno. Il verbo fatto diffondere da Censore nelle ore successive alle “convenzioni” invita a non cadere in errore, perché il consenso raccolto dalla mozione Zingaretti, sostenuto anche da Oliverio, non equivarrebbe affatto a una fiducia al presidente della Regione, anzi tutt’altro: l’appoggio alla corrente nazionale è un discorso, le dinamiche regionali un altro. A fargli eco, da posizione completamente ostinata e contraria, Michele Mirabello che ha invece precisato come sia ancora in corso una discussione rispetto all’opportunità di sostenere la ricandidatura a presidente di Oliverio, nei confronti del quale i circoli del Vibonese non avrebbero assolutamente preso le distanze come invece Censore vorrebbe far credere.

Ecco, il Partito democratico della provincia fanalino di coda in tutte le classifiche d’Italia (dall’occupazione alla qualità della vita) è tutto qui: le facce restano le stesse, le idee latitano (se non quelle orientate alle strategie per la conservazione del potere) e non c’è lo straccio di un progetto concreto, di una visione futura o anche solo di un tentativo di contatto diretto con i cittadini e i disagi che investono il territorio. Un quadro desolante insomma, caratterizzato dalla totale assenza di proposte politiche in una regione messa in ginocchio da mille questioni aperte e che – e questo rappresenta forse l’aspetto peggiore – è ancora in mano proprio al Pd.

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