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Un mese sulle montagne russe dopo tre anni e mezzo da opinion leader della comunicazione politica calabrese. Difficilmente Roberto Occhiuto dimenticherà le ultime settimane. Qualunque sia l'esito delle inchieste che coinvolgono i piani alti della Regione, quanto accaduto da inizio giugno a oggi segna uno spartiacque se non del suo mandato da governatore, quantomeno nel suo approccio comunicativo: non più un unico e ben riconoscibile registro, ma quasi uno sdoppiamento social-mediatico. Fino alle soglie dell'estate mai nessun inciampo, ma con il primo sciame investigativo quello che in gergo viene definito "tono di voce" è cambiato repentinamente. Tanto da far emergere una tensione mal controllata e a tratti sfociata in una sorta di bipolarismo comunicativo.
Per rendersi conto dell'altalena di registri su cui ha oscillato l'esposizione pubblica del governatore non si può non partire dal video con cui lui stesso, conscio che la notizia sarebbe venuta fuori proprio in quelle ore, ha giocato d'anticipo pur sapendo gia da qualche giorno di essere indagato. Quell'attesa non pare sia stata buona consigliera perché il video, dai toni meloniani e con sfondi e colori che forse volevano essere più compiacenti - dal "grigio Ferragni" della giacca allo sfondo "verde", in contrasto col sopracciglio ballerino -ha sì avuto grande riscontro sui social ma, forse, non un ritorno politico-istituzionale cosi positivo per Occhiuto.
Da quel "sereno un piffero..." si è passati, in pochissimi giorni, dal sottrarsi a un'intervista televisiva per poi subito concedersi a un'altra, e dunque a scusarsene pubblicamente durante la conferenza convocata in Cittadella un po' per riparare con la stampa locale, un po' per abbassare i toni e tornare, ancora una volta all' improvviso, a una comunicazione compassata, quasi dimessa.
Nelle settimane successive, magari anche per cercare di spostare l'attenzione, si è puntato sulla retorica del bene contro il male: gli avvertimenti Instagram ("vi troveremo") ai criminali del mare e ai ladri di campioni d'acqua prelevati dall'Arpacal - tema che nella comunicazione emozionale della Cittadella sembra aver soppiantato quello dei roghi estivi, dopo i nonni con bambini additati come piromani con non eccessivo garantismo - e poi il "vermi/vigliacchi" agli incendiari del cantiere del nuovo ospedale della Sibaritide. A fare da intermezzo qualche capatina istituzionale come l'incontro col presidente dell'Albania e i complimenti a Gattuso e ai Manetti Bros. Infine il timido gongolamento per la classifica del Sole 24 ore.
Intanto, pero, i nuovi rivoli investigativi tracimati sul percorso tra la sede della Procura di Catanzaro e gli uffici di Germaneto hanno portato tuna nuova, stavolta stringatissima, dichiarazione (scritta) sulle continue visite della Gdf. Con ulteriore, piccola sfrizionata istituzionale ("avevo detto di controllare tutto, mi stanno prendendo in parola...").
Il contegno comunicativo va ovviamente adattato agli eventi e quelli attuali esigono una reazione, almeno tentata. I risultati si vedranno in un autunno che potrebbe rivelarsi ancora più caldo dell'estate in corso. Ma la sensazione è di un assedio che, non solo dal punto di vista comunicativo, pare aver avviato, anche con silenti sponde interne, un lento processo di logoramento. (Fonte: Gazzetta del Sud)
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