Domenica, 01 Febbraio 2026 07:14

Sanità fuori dal tritacarne elettorale. L'ospedale, la politica e la necessità di un'azione condivisa

Scritto da Francesco Barreca
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La tenda montata per il presidio permanente del Comitato "San Bruno" davanti all'ospedale di Serra La tenda montata per il presidio permanente del Comitato "San Bruno" davanti all'ospedale di Serra

Come altrove, non solo in Calabria, anche a Serra il malcontento dei cittadini nei confronti della gestione della sanità pubblica si è fatto (e non è la prima volta) risoluto: nei giorni scorsi il Comitato San Bruno ha lanciato un appello ai serresi, annunciando contestualmente un esposto alla procura e un presidio permanente all’ingresso dell’ospedale. La proverbiale goccia, come è noto, è stata la mancata sostituzione dell’anestesista del ‘San Bruno’ di recente andato in pensione.

La protesta arriva in una fase politica delicata, proprio all’inizio di una campagna elettorale che, è facile prevedere, avrà nella sanità uno dei suoi temi più caldi. Per ora – al di là dei consueti intrugli retorici a base di “vi svegliate solo prima delle elezioni” e “quando c’eravate voi cosa avete fatto” – tutti gli schieramenti dichiarano il loro appoggio alla protesta. D’altronde, tutti affermano di avere a cuore unicamente il bene di Serra, e noi, quand’anche ci venisse il sospetto che si voglia più che altro mettere frettolosamente il cappello sull’iniziativa, in fondo in fondo non vogliamo dubitare della verità di tale affermazione.

Tuttavia la verità, come scriveva Ursula K. Le Guin, è questione di immaginazione; e allora tanto vale immaginare. Immaginiamo, per esempio, che le forze politiche in campo facciano della sanità una questione non negoziabile, di fatto segregandola dalla campagna elettorale. Cosa significa questo? Nel concreto, che gli aspiranti sindaci si ritrovino, insieme al comitato e ai cittadini, e stabiliscano una piattaforma; che si accordino e definiscano un’azione politica condivisa la quale, una volta stabilita, sia portata avanti da chiunque vincerà le elezioni con l’appoggio di chiunque si troverà all’opposizione. Oltre all’ovvio vantaggio di dare opportuna articolazione politica alle istanze sociali della comunità, una soluzione di questo tipo permetterebbe di sottrarre la sanità allo stucchevole chiacchiericcio della campagna elettorale. Decidiamo una linea e definiamo un piano politico e istituzionale, adesso, così che nei comizi non si debba più sentir parlare di ospedali del futuro, sinergie comune-regione e altre amenità assortite. Per la sanità siamo tutti d’accordo, faremo questo e quest’altro, che vinca io oppure Tizio o Caio o Sempronio; d’altra parte vogliamo tutti il bene di Serra, no?

Immaginiamo, sì, immaginiamo pure quanto vogliamo; purtroppo, però, non siamo degli ingenui: sappiamo bene che non funzionerebbe. Non è così che si costruiscono le carriere politiche, non è così che si diventa assessore, sindaco, consigliere regionale. La verità è questione di immaginazione ma l’immaginazione, in politica, è tutt’altra cosa rispetto a quella con cui ci balocchiamo nei pomeriggi di pioggia. Tutto sommato, il bene di Serra è come l’araba fenice di Metastasio: che vi sia ciascun lo dice, ove sia nessun lo sa; oppure, meglio ancora, come quel trito espediente narrativo usato nei film, quando si scopre che tutta la vicenda e tutte le peripezie mostrate sono avvenute soltanto nella mente del protagonista.

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