Lunedì, 06 Maggio 2019 13:02

Serra è biancoazzurra: quando una comunità intera scende in campo

Scritto da Bruno Greco
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(Foto di Massimo Battaglia) (Foto di Massimo Battaglia)

SERRA SAN BRUNO - Una lunga pennellata di bianco ed azzurro ha accompagnato fino ad oggi il Calcio a Serra San Bruno, fatto di successi, insuccessi e fasi di stallo nei campi che realmente contano, dove a fine gara i segni di terra battuta mista a sudore sul volto dei calciatori fanno dimenticare tutte le contraddizioni che si nascondono dietro lo sport più popolare al mondo. Dietro quei colori sociali, che rappresentano mitezza, si cela da sempre il grande urlo dei tifosi a supporto della propria squadra. E allo stadio “La Quercia” per 90 minuti si avvera ogni volta un piccolo miracolo sociale, perché si può essere nemici in piazza o al bar ma non al “campo”, dove le energie si concentrano e scompaiono i malumori.

La Serrese domenica scorsa ha dimostrato ancora il suo grande carattere, riuscendo a portare a casa la promozione in Seconda categoria, supportata dal popolo biancazzurro - che ha letteralmente invaso la tribuna - e dai componenti della dirigenza. Una storia lunga 46 anni, che nonostante le difficoltà continua puntualmente a ripetersi.
UNA QUESTIONE DI QUARTIERE La diatriba storica tra i quartieri di Spinetto e Terravecchia probabilmente non finirà mai, e fin quando la contesa resterà sul piano dialettico – nei limiti del tradizionale sfottò a suon di demeriti decantati all’indirizzo di una parte o dell’altra – i serresi la preservano con grande onore. Anche se è quando i due quartieri si uniscono che nascono i progetti duraturi e la storia della Serrese ne è un grande esempio. La squadra nasce nel 1973 e rappresenta proprio la sintesi dei talenti calcistici dei due quartieri. L’ispirazione arriva da un torneo di Calcio tenutosi in quegli anni nel Comune di Arena e seguito da circa 1500 spettatori, tantissimi per la realtà di un piccolo centro. Tra i partecipanti anche due squadre di Serra: “Impresa Della Mura” per Spinetto e “Impresa Verdiglione” per Terravecchia. La prima, nonostante le ottime prestazioni in campo, si ferma ai quarti, mentre l’“Impresa Verdiglione” vincerà il torneò 4 a 1 in finale proprio contro la squadra di Arena padrona di casa. Nonostante Serra vantasse dei bravissimi calciatori, il Calcio giocato nella cittadina della Certosa si era fermato da un po’. L’ultimo campionato di categoria disputato dalla “Polisportiva Libertas” era stato nel 1968. Dall’esperienza di quel torneo giocato ad Arena nel 1973 Vincenzo “Nzinu” Iorfida (storico allenatore della Serrese) prende spunto per formare una squadra forte che fosse proprio la sintesi dei giocatori delle formazioni di Spinetto e Terravecchia. Nasce così l’Ac Serrese, con Verdiglione presidente, Della Mura vice e soci fondatori Salvatore “Totò” Vinci, Gino Calabretta, Vincenzo Comito, Nazzareno Carchidi “il dottore” e Bruno Scrivo “Boto”. Praticamente dalla nascita, a ricoprire la veste di direttore sportivo, il sempre presente Raffaele De Raffele "Liedhu". Una squadra in cui militavano talenti del calibro di Gianni Carvelli, Bruno Bartone, Pino Calabretta “Papara” nonché il bravissimo Luciano Pisani “Ciola”… ma questa è tutta un’altra storia. Comincia così il cammino dell’Ac Serrese, che iscrittasi in Seconda categoria, guidata da Vincenzo Iorfida, conquista la seconda posizione in campionato, dietro la Nuova Rosarnese, che gli permette di approdare in Prima.

L’ESPERIENZA DI IORFIDA E IL TORNEO “ACQUA VERA” Vincenzo Iorfida, dopo aver contributo a far nascere la squadra, lascia nel 1975 e ritorna poi nel 1980, fino al 1983, spinto da altri due grandi calciatori della Serrese: Aldo Amato e Domenico Albanese e sotto la presidenza di Antonio Manganaro col quale disputa 3 campionati di Seconda categoria. Lascia di nuovo nel 1983 e non manca di ricordare la bella parentesi della presidenza di Francesco Masciari “Mastru Cicciu”, deceduto poi nel febbraio del 1988, con cui la Serrese disputa il campionato di Prima categoria guidata dagli allenatori Maurizio Magro e Brunello Amato.

Iorfida dopo la sua ultima panchina datata 1983 aveva deciso che avrebbe continuato a seguire la sua squadra da spettatore, assieme a tutti gli altri tifosi, soprattutto a causa degli impegni di lavoro. «Ero stato alla Serrese assieme a Verdiglione e Della Mura, avevo detto di sì ad Antonio Manganaro e adesso mi si presentava la possibilità di riallenare la squadra sotto la presidenza di Salvatore “Turuzzu” Condina. Non avrei pensato di tornare a causa dei miei impegni, ma dopo aver detto di sì agli altri non potevo dire no al neo presidente al quale ero legato anche da un rapporto di parentela». Siamo nel 1989, la Serrese è in Terza categoria, e Iorfida sotto la presidenza Condina, recluta ancora nuovi giocatori da tutte le realtà calcistiche del paese (Fulgor, California Market, ecc.) per creare una squadra competitiva. «Il campionato fu una passeggiata, anche perché in quel gruppo avevo a disposizione calciatori del calibro di Franco Vinci, già in prova alla Sampdoria ed ex Vibonese. Ricordo che fece una marea di gol in quel campionato dove ci classificammo primi assoluti, ricevendo anche un premio particolare dalla Lega».

Alla fine di quel campionato l’Acqua Vera bandisce un concorso per squadre di Prima, Seconda e Terza categoria. Per accedere al torneo, che si sarebbe tenuto a Roma, bisognava fare una raccolta di bollini presenti sui prodotti Acqua Vera e Radiocorriere Tv. In palio, per ogni categoria, c’era la costruzione di uno Stadio. «Stagione 90-91 – ha raccontato ancora Vincenzo Iorfida – dall’inizio del nostro campionato da neo promossi in Seconda categoria fino al mese di aprile, se non vado errato, si sarebbe dovuta tenere la raccolta punti Acqua Vera per partecipare al torneo. Non ricordo in nessun altro caso una così tanta partecipazione popolare a Serra. Autotreni pieni di prodotti Acqua Vera e colleghi e amici col Radiocorriere Tv sempre in mano, tutti pronti a sostenere la partecipazione al torneo. La nostra era un’impresa in partenza, considerando il fatto che per ogni categoria avrebbero partecipato 4 squadre e il concorso era stato bandito a livello nazionale. Per un Comune di 7mila abitanti come Serra non era per niente facile e devo dire che per l’occasione anche alcuni paesi vicini a noi hanno sposato la causa, ma restava una missione impossibile e noi sapevamo almeno di averci provato». I primi giorni di maggio in Tv arriva la notizia che nessuno si sarebbe aspettato: nell’elenco delle squadre che avrebbero preso parte al torneo Acqua Vera compare il nome dell’Ac Serrese. «Si respirava aria di festa e il Comune allora, guidato dal sindaco Attilio Scrivo, ha stanziato un contributo di 8 milioni di vecchie lire per supportare la squadra nell’importante trasferta romana. Un’esperienza indimenticabile. Ci allenavamo e alloggiavamo presso il Villaggio Olimpico di Roma ’60 per poi giocare il torneo ai campi sportivi di Centocelle».

Per la Seconda categoria le 4 squadre del torneo erano oltre alla Serrese, la Narnese, l’Akragas, e l’Alba Adriatica. Nei sorteggi ai biancazzurri toccò la sfida contro la Narnese mentre nell’altra partita si sarebbero affrontati Akragas e Alba Adriatica. Le due vincenti avrebbero poi disputato la finale che sarebbe valsa uno Stadio. «La gara contro la Narnese – ha detto emozionato Iorfida – è stata perfetta. Abbiamo giocato un buon calcio riuscendo anche a fare gol con Bruno De Caria “Furino”, rete che purtroppo è stata annullata. Loro non sono riusciti a fare nemmeno un tiro in porta e purtroppo il risultato è rimasto fermo sullo 0 a 0». Un pareggio che si sarebbe poi risolto ai rigori con la vittoria della Narnese. «Loro ne hanno sbagliato uno e noi invece due, tra l’altro calciati da due rigoristi che andavano sempre a segno, Vincenzo Albano “Mella” e Fernando Staltari». Ad aggiudicarsi la costruzione dello Stadio sarebbe stata poi l’Akragas uscita vincente dalla gara contro la Narnese.

La Serrese in quegli anni perse dunque l’opportunità di avere uno Stadio in regalo, ma a vincere fu sicuramente Serra San Bruno, che con quell’immensa mobilitazione popolare, mossa da grande spirito di generosità, ha dimostrato che insieme si possono raggiungere grandi risultati. Basta solo crederci.

LA ROSA DEL TORNEO ACQUA VERA
Nazzareno Bonazza, Bruno Figliuzzi, Giuseppe Albano, Cesare Zaffino, Vincenzo Albano, Agostino Borello, Massimo Battaglia, Bruno De Caria, Giuseppe De Lorenzo, Gerardo Pisani, Luigi Rachiele, Dino Vellone, Nazzareno Muzzì, Gaetano Gallè, Fernando Staltari, Angelo Bruno Borello, Salvatore Primerano. A sostegno della squadra durante la trasferta romana, ma fuori rosa perché impegnati nel servizio di leva, erano presenti anche i calciatori Giovanni De Raffele e Giuseppe Vavalà.

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