Giovedì, 07 Maggio 2026 16:27

I predoni dell’orda verde

Scritto da Controvento*
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Finalmente nella nostra regione, in una rubrica di approfondimento giornalistico della testata “La nuova Calabria“ di Catanzaro, è stato ospitato un dibattito tra due punti di vista molto diversi sulla strada da battere per uscire dalla crisi ecologica: il nostro, che contempla una transizione energetica senza danni e vittime nel rispetto della legalità costituzionale, e quello di Legambiente, che propugna la necessità della massima diffusione di grandi impianti per la produzione di energia rinnovabile. Per battere il ferro ancora caldo e per raggiungere anche chi non ha seguito la trasmissione ribadiamo e precisiamo alcuni punti fondamentali delle nostre argomentazioni.

1) Il suolo e i mari in buona salute sono regolatori climatici e offrono all’ umanità,che annaspa nella crisi ecologica, servizi ecosistemici, come l’assorbimento della co2, di cui non può ormai fare a meno. Una transizione energetica che alimenta il ritmo spaventoso del consumo di suolo in Italia è una contraddizione in termini, un paradosso e una truffa.

2) L’ ISPRA certifica, in maniera incontrovertibile, che le superfici già impermeabilizzate dell’intero paese consentono di ricavare e di superare le quantità di produzione energetica da fonti rinnovabili indicate come obiettivi da direttive europee e recenti leggi nazionali.
Non si produce energia a sufficienza da fotovoltaico sui suoli già compromessi perché manca la volontà politica di agire in questo senso nell’interesse generale; Legambiente oggettivamente opera come sostegno e sponda degli interessi particolari del settore energetico, dell’affare privato garantito da soldi pubblici messo in piedi nell’ultimo quarto di secolo da governi di tutti i colori.

3) Il mosaico di territori amministrati dallo stato non può trasformarsi in supporto della produzione energetica a beneficio di chi sta facendo profitti che gravano sulle bollette dei cittadini: ogni ambito locale ha i suoi metabolismi, le sue caratteristiche che possono essere valorizzate per ricavare energia da fotovoltaico capillarmente diffusa, integrata nei contesti, democratica e sottratta alla speculazione, compatibile con un territorio come luogo degli abitanti e delle loro attività, come laboratorio della rigenerazione ecologica e non più come area di servizio per famelici padroni lontani. Si devono realizzare dunque comunità energetiche a iosa per far coincidere produzione e consumo, rispettando l’articolo 43 della Costituzione per il quale l’energia è un’ appartenenza collettiva, un servizio pubblico essenziale che trova il suo spazio elettivo nelle” comunità di lavoratori e utenti “. Le affermazioni, oscillanti nel tempo, del presidente di Legambiente Ciafani sulle percentuali di produzione da fonti rinnovabili raggiungibili con le comunità energetiche sono senza fondamento e infatti non può dimostrare nulla.

4) La questione sociale, il disagio e la sofferenza procurate da un’energia rinnovabile che consuma il mondo, che scaccia le popolazioni dai loro luoghi di residenza, che distrugge l’ambiente per salvarlo dal riscaldamento climatico sono di una portata tale da consigliare ai politici, finora fedeli servitori degli interessi forti del settore energetico, molta cautela nelle dichiarazioni pubbliche. Per questo motivo il presidente della Giunta regionale Occhiuto, nel corso dell’incontro con lui e Tridico organizzato da Legambiente a Catanzaro nel periodo della recente campagna elettorale, ha dichiarato di non gradire le pale eoliche a terra. Lo ha detto perché sa che 15000 elettori, in buona parte appartenenti alla sua area politica, firmando un appello gli chiedono pianificazione energetica combinata con una pianificazione territoriale per mettere la parola fine sullo sconvolgimento degli ecosistemi e dei paesaggi indotto dal furore energetico ( e da quando il testo è stato depositato in Regione il numero di firme è cresciuto di giorno in giorno perché la raccolta continua). Poi ha aggiunto, per dare un colpo al cerchio e uno alla botte, di essere favorevole alle pale eoliche piazzate in mare.

5) Ma il vento sufficiente a rendere remunerative le pale eoliche in Italia non c’è, come stanno dimostrando sempre più numerosi studi internazionali. La remunerazione viene dalle tasche dei cittadini, per cui questo modo di fare energia rinnovabile è un danno finanziario oltre che ambientale.
Il ponte di comando economico globale persegue l’allontanamento tecnologico di uomini e donne dalla realtà fisica, e in questo scenario non sono i territori a ostacolare la transizione energetica: piuttosto sono le modalità prepotenti e predatorie dell’attuale scomposto e farraginoso modello di FER a ostacolare i territori nel percorso di affrancamento dalle fonti fossili.

Coordinamento regionale Controvento - per il paesaggio e il territorio calabrese

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