Giovedì, 13 Giugno 2024 11:23

Il posto delle fragole. Lettera aperta al «sindaco del vento»

Scritto da Redazione
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Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta indirizzata al sindaco di San Sostene, Luigi Aloisio, dal Movimento Terra e Libertà Calabria:

Gentile avvocato Aloisio,

noi rispettiamo lei e ogni persona cosciente della necessità e dell'urgenza di un dibattito pubblico sulla distruzione del suolo e degli ecosistemi forestali, vale a dire sullo scempio di quei beni comuni che, al pari dell'aria e dell'acqua, si configurano come precondizioni per la stessa esistenza degli esseri umani. Riteniamo però che lei non stia percorrendo la strada maestra tracciata dalla Costituzione repubblicana (che appunto sventola la bandiera del bene comune e del pieno sviluppo della persona umana nel suo ambiente ecologico e sociale), che stia al contrario dando da tempo il suo contributo alla devastazione del territorio a tutto vantaggio di  pochissimi operatori economici e che sarà ricordato a lungo proprio per i danni irreparabili arrecati alle generazioni presenti e future con le sue scelte. Non pretendiamo certo che le nostre umili opinioni possano essere da lei prese in considerazione, tuttavia confidiamo nella possibilità che la levatura e la dirittura morale di Salvatore Settis, un Calabrese conosciuto nel mondo per i suoi grandi meriti, siano fuori discussione anche per lei. Ebbene, dopo il suo ameno discorso sui funghi e sulle fragole, simpatico ma a nostro parere rovinato dall'intento fin troppo scoperto di menare il can per l'aia, è con Settis che le chiediamo di misurarsi, perché la sua abilità retorica e la sua tempra di avvocato hanno bisogno di pane per affilati denti, e dovrebbero evitare al contempo di infiacchirsi con soggetti come noi, liquidabili con un paniere di funghi e un contorno di fragole. Peraltro il retroterra culturale di Settis è lo stesso di grandi giuristi come Stefano Rodotà e Paolo Maddalena, vere e proprie colonne del settore di studi che per lei rappresenta il pane quotidiano. “Non solo in Italia - scrive dunque Settis - ma in tutto il mondo è in corso un duro scontro tra i professionisti della politica, quasi sempre complici di chi devasta la Terra e i diritti, e chi combatte in difesa del bene comune. È uno scontro che ha a che fare con l'essenza stessa della democrazia, con il diritto dei cittadini di prendere la parola, di proporre visioni alternative, di farsi ascoltare nel merito delle grandi questioni, delle grandi urgenze. Non è vero che la democrazia sia un valore irreversibile. Al contrario, essa oggi è minata dappertutto da due processi convergenti. Da un lato il dispotismo squisitamente antipolitico dei mercati (cioè di una nuova classe di padroni), che si esercita al di fuori di ogni controllo pubblico e determina le scelte politiche calpestando la sovranità degli Stati e dei popoli. Dall'altro la disfatta degli organi della democrazia (governi, partiti, sindacati) che sempre più spesso, anziché rappresentare i diritti dei cittadini e gli orizzonti del bene comune, diventano cinghie di trasmissione dei valori del mercato". È per questo che il settore energetico, impegnato a perseguire i profitti privati di pochi e non l'interesse generale (che in questo momento storico coincide con la rigenerazione della biosfera e con l'equità sociale), sta aggravando il problema ecologico planetario con la complicità dei politici di mestiere. Il suolo e gli alberi, principali regolatori climatici e dispensatori di servizi ecosistemici, dovrebbero essere sacri per ogni persona con la testa sulle spalle. Invece la violenza autolesionistica dell'economia sull'ambiente continua e nulla è cambiato da quando Andrea Zanzotto, con l'indignazione dei giusti, ha scritto che "se durante la guerra c'erano i campi di sterminio, adesso siamo arrivati allo sterminio dei campi: fatti che, apparentemente distanti fra loro, dipendono tuttavia dalla stessa mentalità".  Mediti, avvocato, mediti mentre va a raccogliere funghi negli ex boschi da lei accuditi con solerzia.

Movimento Terra e Libertà Calabria

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