Domenica, 20 Marzo 2016 11:00

Acqua, il Tar conferma: tariffe Sorical illegittime. Il "Bruno Arcuri": lo denunciamo dal 2010

Scritto da Redazione
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Il Tar Calabria si è finalmente espresso sulla questione sollevata dal Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica “Bruno Arcuri” già dal 2010, in piena raccolta firme per i quesiti referendari sull’acqua, rispetto alle tariffe idriche modificate direttamente in Calabria da Sorical Spa (leggi la sentenza).

E si è espresso ribadendo ulteriormente la validità della posizione denunciata dal sodalizio, confermata tra l’altro già nel 2011 dalla Sezione regionale della Corte dei Conti. Un verdetto eloquente, secondo il quale le modifiche tariffarie apportate da Sorical e Regione Calabria fino al 2011 sono state dichiarate illegittime, in quanto, imposte senza alcuna autorità e potere. La conseguenza diretta sarebbe quella che i soldi ricevuti, a questo punto, illegittimamente da Sorical – la società che gestisce le risorse idriche calabresi – dovranno essere resi indietro ai comuni.

Degni di approfondimento, secondo i referenti del Bruno Arcuri, sarebbero gli aspetti riguardanti «i valori di tariffa del prezzo iniziale dell’acqua o l’errore di conversione lire/euro in occasione del passaggio della gestione a Sorical. Su questi e molti altri punti oscuri attendiamo ancora che sia fatta luce dalle autorità competenti, magistratura ordinaria e contabile». Ma già partendo dalla recente pronunciazione del Tar – continuano gli attivisti del Coordinamento – si potrebbe evidenziare la mancata «capacità dei nostri politici locali di difendere gli interessi dei Comuni che amministrano», in quanto «un ricorso che avrebbe potuto riguardare la condizione di 391 Comuni è stato presentato da uno solo (il Comune di Borgia), grazie al fondamentale interessamento di alcuni membri del Coordinamento».

Ma ciò che più sta a cuore ora al Coordinamento calabrese «è evidenziare alcuni aspetti relativi al futuro dell’acqua in Italia ed in Calabria. Perché proprio mentre la giustizia amministrativa calabrese certifica il fallimento del mix pubblico-privato nella gestione del più simbolico dei beni comuni, il parlamento ed il governo nazionale non solo stravolgono la proposta di legge d’iniziativa popolare sulla ripubblicizzazione dell’acqua (firmata a suo tempo da oltre 400mila cittadini italiani), ma con il Decreto Attuativo della Legge Madia  si prefiggono gli obiettivi di “ridurre la gestione pubblica dei servizi ai soli casi di stretta necessità” e di “garantire la razionalizzazione delle modalità di gestione dei servizi pubblici locali, in un’ottica di rafforzamento del ruolo dei soggetti privati”, resuscitando addirittura il concetto di ”adeguatezza della remunerazione del capitale investito” nella composizione della tariffa, nell’esatta dicitura che 26 milioni di cittadini avevano democraticamente abrogato con i referendum del 2011».

«È l’ennesima riprova – continuano i referenti del Coordinamento – che l’integralismo neoliberista non si fa scrupolo alcuno di fare strame della volontà popolare e degli strumenti democratici. Di questo i cittadini italiani dovrebbero tener conto, in particolare quando si recano alle urne. Nello stesso momento, nella nostra Regione si stanno seguendo due percorsi legislativi paralleli per ridefinire il servizio idrico integrato. Uno è quello tratteggiato da una proposta di legge d’iniziativa popolare regionale, sostenuta da circa 11mila cittadini calabresi e una ventina di comuni, che delinea un percorso di gestione pubblica e partecipata, ma purtroppo sonnecchia da molto tempo in commissione Ambiente. L’altro è una proposta della Giunta Regionale che sappiamo essere in dirittura d’arrivo, e che tra l’altro prevedrebbe ancora l’esistenza della Sorical in forma di SpA, sebbene nella nuova veste di società a capitale interamente pubblico».

«Siamo ad un punto di svolta – si legge nella conclusione del comunicato –. Le decisioni che si prenderanno a breve incideranno sul futuro dell’acqua in Calabria per molti anni a venire. Ancora una volta dunque ci appelliamo ai governanti della nostra Regione. Siete ancora in tempo a non stravolgere l’esito referendario. Soprattutto perché anche voi avete vito e toccato con mano l’esito di una gestione privata dell’acqua in Calabria. Avete il dovere di tenere in debito conto la volontà dei cittadini e le proposte che, attraverso un movimento dal basso, sono giunte in Consiglio. Altrimenti avrete tradito la volontà popolare. Da parte nostra attiveremo tutte le nostre capacità per una mobilitazione diffusa sui territori in difesa di un servizio idrico integrato che sia pubblico e partecipato».

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