Sabato, 18 Febbraio 2012 14:09

Il colonnello Giardina: 'Scopelliti nella lobby mafiosa; rapporti e affari con i De Stefano'. La replica: 'Giudizi politici'

Scritto da Redazione
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mini Giardina-Colonnello-carab-processo-MetaDal modello Reggio al "sistema Reggio". E' così che il colonnello dei carabinieri Valerio Giardina (foto), ex comandante del Ros in riva allo Stretto, descrive, nella sua deposizione al processo "Meta", la "lobby affaristico-massonica in cui ci sono i vertici delle cosche e della politica". Un gruppo di potere politico-mafioso, dunque, di cui, secondo l'ufficiale dei carabinieri, sarebbero parte integrante l'attuale presidente della Regione Giuseppe Scopelliti e il fratello Consolato (Tino). Per l'ex sindaco di Reggio, le parole che Giardina ha pronunciato ieri nell'aula bunker in cui si svoge il processo, sono pesanti come macigni: Scopelliti avrebbe un ruolo di primo piano nella "zona grigia"

che in riva allo Stretto, grazie alla commistione tra politica, 'ndrangheta, imprenditoria e forse anche servizi segreti deviati, dominerebbe ogni dinamica sociale ed economica della città. L'impianto accusatorio portato avanti dal Pm Giuseppe Lombardo mira a dimostrare come le cosche reggine, un tempo in guerra tra loro, si siano alleate per gestire affari di garnde rilevanza economica con la complicità, appunto, della zona grigia. "Abbiamo documentato rapporti di Scopelliti con i vertici delle cosche di San Giovanni in Fiore e di Reggio Calabria", ha dichiarato ieri in tribunale il colonnello Giardina. Rapporti documentati anche con personaggi come l'imprenditore Domenico Barbieri, condannato in primo grado per associazione mafiosa. Proprio da qui è partito il racconto dell'ufficiale del Ros, che ha parlato del ricevimento tenutosi il 15 ottobre 2006 per l'anniversario di nozze dei coniugi Barbieri, genitori di Domenico, Carmelo e Vincenzo, ritenuti organici alle cosche di Villa San Giovanni. Un banchetto a cui partecipò anche Scopelliti - giunto al ristorante con l'automobile blindata della Questura di Roma - e a cui parteciparono anche personaggi di spicco della 'ndrangheta reggina come Cosimo Alvaro e il fratello Giuseppe. Il colonnello Giardina, oltre a ciò, ha anche parlato di come, attraverso i dialoghi intercorsi tra l'imprenditore Franco Labate e Barbieri, si evince che la potente cosca De Stefano avrebbe "appoggiato elettoralmente" Scopelliti e avrebbe avuto con lui rapporti e affari. Ruolo chiave, in tutto ciò, avrebbe avuto anche il fratello dell'ex sindaco di Reggio, che sarebbe stato, senza alcun titolo, il protagonista di una gestione "altamente inquinata" degli appalti pubblici del comune di Reggio.

Scopelliti, in una lettera pubblicata stamattina dal Quotidiano della Calabria e da Calabria Ora, ha espresso "stupore e sconcerto" per le dichiarazioni del colonnello Giardina. L'ufficiale dei carabinieri, secondo il presidente della Regione, avrebbe costruito "un teorema accusatorio" ai suoi danni "non avvedendosi, nella cieca volontà di accusarmi a tutti i costi, di riportare circostanze smentite proprio da quelle verità storiche e processuali che lui stesso avrebbe dovuto ben conoscere. Appare alquanto strano - scrive ancora Scopelliti - che costui mi addebiti rapporti con una presunta lobby i cui componenti sono sempre stati in netta opposizione al sottoscritto. Ciò non è una mia affermazione, ma è quanto accertato in altro procedimento penale presso il Tribunale di Catanzaro". Le conclusioni di Scopelliti, infine, puntano ad addebitare al colonnello Giardina una sorta di volontà politica di danneggiarlo. "la gravità di queste affermazioni - si legge nella lettera ai due quotidiani calabresi - mi fa riflettere sul perchè un uomo dello Stato abbia tenuto un comportamento sprezzante ed oltraggioso dei valori che lui stesso dovrebbe rappresentare, non limitandosi alla lettura oggettiva dei fatti, ma dando giudizi di natura politica che ne hanno reso evidente la sua faziosità".

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