Sabato, 09 Febbraio 2019 13:40

Ingiusta detenzione, la Corte d'Appello riconosce il risarcimento all'ex assessore serrese Bruno Zaffino

Scritto da Redazione
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  • La vicenda giudiziaria si era conclusa con la caduta di ogni accusa e, precedentemente, Zaffino era stato allontanato dalla giunta comunale guidata dall’ex sindaco Rosi. Una questione che non sarebbe da considerarsi affatto chiusa per i legali: «Stiamo valutando ogni azione possibile»

La vicenda risale al procedimento giudiziario avviato a fine 2012 quando l’allora consigliere comunale in carica al Comune di Serra San Bruno, Bruno Zaffino, risultò coinvolto nell’operazione “Saggezza”.

L’operazione era stata coordinata dalla Dda di Reggio Calabria e il 13 novembre 2012 aveva portato all’arresto di 39 persone in diverse province calabresi e nel Nord Italia. Zaffino era stato accusato di violenza privata aggravata dal metodo mafioso ma dopo 105 giorni di reclusione e la scarcerazione del 25 febbraio 2013 per il venire meno della gravità indiziaria, ecco che adesso l’imprenditore serrese, prosciolto da ogni accusa, riceverà un risarcimento di poco inferiore ai 50mila euro motivato dall’ingiusta detenzione. Ciò – per la Corte d’Appello – soprattutto in considerazione del fatto che Zaffino ha subito «discredito sociale» e «conseguenze personali e morali», oltre alle «ripercussioni economiche negative sull’attività di imprenditore nel settore della produzione e del commercio del carbone vegetale, la sospensione dalla carica di consigliere comunale a quel tempo ricoperta, il danno all’immagine derivante dallo strepitus fori relativo alla vicenda».

La notizia è stata diffusa dallo stesso ex assessore che, difeso dal legale Cosimo Albanese, ha incontrato nella mattinata odierna i giornalisti in un’apposita conferenza stampa.

Zaffino era stato eletto consigliere comunale nelle fila del Pdl alle amministrative del maggio 2011: il suo boom di consensi lo aveva portato ad essere nominato assessore nella giunta guidata dall’ex primo cittadino Bruno Rosi, anche se pochi mesi dopo era stato escluso dall’esecutivo all'improvviso. In seguito, pochi giorni dopo l'arresto di Zaffino, il Prefetto di Vibo aveva nominato una Commissione d'accesso agli atti per verificare l'eventuale sussistenza di infiltrazioni mafiose nell'operato dell'amministrazione comunale serrese e nella libera determinazione degli organi elettivi. Verifica conclusasi poi con un nulla di fatto e la permanenza in carica dell’amministrazione Rosi.

Dopo essere stato defenestrato dall’esecutivo, Zaffino aveva però inviato un esposto a diverse autorità, tra cui anche la Procura vibonese, in cui sostanzialmente accusava Bruno Rosi di non aver detto la verità sulla sua esclusione dalla giunta, sostenendo che il vero motivo – rivelatogli in una conversazione privata dallo stesso sindaco – fosse piuttosto legato alla sua parentela acquisita con una persona all'epoca detenuta. Zaffino – che era stato sostituito dal primo dei non eletti – avrebbe dovuto essere richiamato a far parte del Consiglio comunale già nella prima seduta utile successiva alla scarcerazione, ma di fatto il reintegro non era mai avvenuto nonostante l’amministrazione fosse rimasta in carica per ulteriori 3 anni, fino all’1 aprile 2016, arrivando dunque a pochi giorni dalla scadenza naturale del mandato. E a tale proposito i legali di Zaffino hanno chiarito che la vicenda non è da considerarsi chiusa, tanto che starebbero «valutando ogni azione possibile».

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