Martedì, 07 Agosto 2018 09:14

L’appello della Flai-Cgil Vibo: «Istituire un tavolo provinciale per dire “no” al caporalato»

Scritto da Redazione
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  • L’invito del segretario Battista Platì arriva dopo i dati “disperati” del “Quarto rapporto agromafie”: «Basta sfruttamento. Puntiamo all’apertura di una sezione territoriale della Rete del lavoro agricolo di qualità»

Riceviamo e pubblichiamo

Le campagne d’Italia sono un luogo di lavoro troppo spesso povero e sfruttato. Dove c’è chi calpesta diritti e si arricchisce sulle fatiche e sul sudore di uomini e donne, particolarmente migranti, reclutati, sovente, con il vecchio ma collaudato metodo dei caporali. Da Nord a Sud, dal Piemonte alle campagne del Vibonese, come l’Altopiano del Poro, le aree premontane delle Serre, ed anche sulle coste, come Nicotera o l’entroterra di Pizzo: ovunque il fenomeno del caporalato resiste, nonostante una legge recentemente approvata, la 199 del 2016, e le numerose battaglie ed iniziative che come Flai-Cgil abbiamo portato avanti in questi anni. Lo dimostrano ancor più i dati, tragici, disperati e disarmanti, evidenziati nel “Quarto Rapporto agromafie e caporalato” dell'Osservatorio “Placido Rizzotto” della Flai Cgil, presentato solo qualche giorno fa a Roma. Un giro di affari di 4,8 miliardi di euro, costruito quasi interamente, se non del tutto, sulle spalle dei lavoratori migranti, con lavoro irregolare e caporalato. Sempre secondo il rapporto, sono tra 400.000/430.000 i lavoratori agricoli esposti al rischio di un ingaggio irregolare e sotto caporale; di questi più di 132.000 sono in condizione di grave vulnerabilità sociale e forte sofferenza occupazionale. Su circa un milione di lavoratori agricoli, i migranti si confermano una risorsa fondamentale. Secondo i dati Inps, nel 2017 sono stati registrati con contratto regolare in 286.940, circa il 28% del totale, di cui 151.706 comunitari (53%) e 135.234 provenienti da paesi non Ue (47%). Secondo il Crea i lavoratori stranieri in agricoltura (tra regolari e irregolari) sarebbero 405.000, di cui il 16,5% ha un rapporto di lavoro informale (67.000 unità) e il 38,7% ha una retribuzione non sindacale (157.000 unità). Le cause di questi fenomeni drammatici sono da ricercare in parte dallo stato di bisogno che rende altamente vulnerabili i lavoratori, ed in parte nella soggezione e preoccupazione di restare senza alcuna occupazione: in questo si mantiene il meccanismo che fa la forza dello sfruttamento e del caporalato. D’altro canto, sarebbe fondamentale che si sviluppasse una decisa volontà politica e istituzionale per ribaltare tali situazioni, con azioni mirate in aiuto tanto ai lavoratori che alle aziende sane e che agiscono nella piena trasparenza e nella legalità. Un modo diretto di riconoscere la funzione sociale del lavoro e la tutela dei lavoratori, che potrebbe arrivare anche dal potenziamento dei fondi e delle dotazioni per gli Ispettorati del Lavoro. Ma non solo: come Flai-Cgil di Vibo Valentia, riteniamo possa essere opportuno l’istituzione di un tavolo provinciale sul caporalato e lo sfruttamento in agricoltura, attorno a cui far sedere organizzazioni sindacali, associazioni, istituzioni e forze dell’ordine, e organizzare in maniera efficiente il contrasto di questo genere di pratiche criminali. In più, rappresenterebbe un passo tanto importante quanto decisivo se anche nel Vibonese si insediasse una sezione territoriale della Rete del lavoro agricolo di qualità: un modo concreto e tangibile, questo, in applicazione della legge 199, per dimostrare che si può dire no al caporalato e costruire un tessuto legale ed efficiente in cui si possano muovere lavoratori e imprese agricole.

Battista Platì
segretario provinciale Flai-Cgil Vibo

 

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