Martedì, 08 Marzo 2016 15:50

‘Ndrine di Fabrizia operative in Svizzera da 40 anni: in arresto 12 persone – I NOMI

Scritto da Redazione
Letto 7839 volte

Un’attività investigativa internazionale, dispiegatasi tra i vertici del triangolo Fabrizia-Polsi-Frauenfeld, e che ha condotto oggi in manette 12 presunti membri della ‘ndrangheta, tutti cittadini italiani ma fermati in Svizzera, accusati di far parte di un'associazione di tipo mafioso.

Gli arresti, effettuati oggi in Svizzera su ordine dell'Ufficio federale di giustizia (Ufg), hanno dunque interessato 12 persone, poste al momento in stato di detenzione in attesa dell'estradizione. A riferirlo è l'agenzia di stampa elvetica Ats, secondo cui i 12 cittadini italiani – arrestati dalle polizie cantonali turgoviese, zurighese, vallesana e dall'Ufg – sono stati fermati sulla base di altrettante richieste d'estradizione, pervenute dall’Italia tra febbraio 2015 e gennaio 2016. 

Gli indagati sono risultati domiciliati, in maggioranza, nel Canton Turgovia, e – secondo gli inquirenti – apparterrebbero al locale di ‘ndrangheta chiamata “Società” di Frauenfeld, che sarebbe operativo nel territorio elvetico da oltre 40 anni e che troverebbe collegamento diretto in particolare con Fabrizia, nel cuore dell’entroterra vibonese, ma anche con il "Crimine" di Polsi e i clan di Rosarno.

Sembrano eloquenti, infatti, i contenuti delle intercettazioni telefoniche ed ambientali di conversazioni scambiate tra gli affiliati – acquisite grazie alle indagini condotte dai Carabinieri di Reggio Calabria in collaborazione con l'Ufficio Federale di polizia della Confederazione svizzera – nelle quali è emerso come «il locale è da 40 anni che risponde a Fabrizia». Gli aderenti alla presunta associazione mafiosa avrebbero, inoltre, partecipato e organizzato diverse riunioni e rituali, per un sodalizio che – fedele alle usanze ‘ndranghetistiche – sarebbe stato caratterizzato «dalla sottomissione alla gerarchia e all'obbedienza incondizionata».

Nella stessa giornata di oggi le autorità svizzere sentiranno dunque le persone arrestate rispetto al provvedimento che le vede coinvolte e, di conseguenza, l'Ufg, optando per una procedura di estradizione diretta e semplificata, già nelle prossime ore, potrebbe autorizzare, senza indugio, l'estradizione degli arrestati verso l'Italia. Oltre alle 12 persone finite in manette, sono stati convocati per un interrogatorio altri due indagati. Essendo questi naturalizzati in Svizzera, non è stato però possibile trarli in arresto in attesa di estradizione.

Le indagini, avviate dai carabinieri di Reggio Calabria nel gennaio del 2012, hanno dunque consentito di confermare l'esistenza e l'operatività del locale di Frauenfeld, che avrebbe a capo Antonio Nesci, e di individuarne gli associati, i ruoli, le cariche e soprattutto di verificarne la dipendenza alla ‘ndrangheta calabrese, per il tramite di Giuseppe Antonio Primerano, la cui figura di spicco era stata riconosciuta sia in Calabria, sia in Germania e in Svizzera.

Le persone arrestate sono, quindi, destinatarie di decreto di fermo emesso dalla Procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria nell'ambito dell'operazione “Helvetia”, condotta dai carabinieri del Comando provinciale di Reggio, di cui già 2 tratte in arresto il 22 agosto 2014.

I 12 presunti appartenenti alla 'ndrangheta, accusati di associazione di tipo mafioso sono: Cirillo Rocco Antonio, nato a Fabrizia (VV) il 09.01.1955; Demasi Giovanni, nato a Fabrizia (VV) il 07.04.1977; Demasi Nazareno Salvatore, nato a Fabrizia (VV) il 19.09.1963; Greco Antonio Salvatore, nato a Fabrizia (VV) il 21.11.1942; Iacopetta Sandro, nato a Frauenfeld il 25.05.1978; Laporta Cosimo, nato a San Marzano il 25.04.1959: Lombardo Francesco, nato a Frauenfeld il 27.09.1972; Montagnese Cosimo, nato a Fabrizia (VV) il 22.05.1955; Monteleone Raffaele, nato a Fabrizia (VV) il 10.07.1962; Nesci Brunello, nato a Fabrizia (VV) il 29.04.1966; Nesci Giulio, nato a Fabrizia (VV) il 09.12.1967; Rullo Angelo, nato a Fabrizia (VV) il 06.01.1959. 

 

Articoli correlati (da tag)

  • Arresti a Gerocarne, un terreno conteso alla base delle minacce all’avvocato vibonese Arresti a Gerocarne, un terreno conteso alla base delle minacce all’avvocato vibonese

    Le minacce di morte nei confronti di un avvocato vibonese si protraevano da anni, precisamente dal 2015, alla base delle quali ci sarebbe stato un terreno conteso. A distanza di tempo, i carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Serra San Bruno – supportati nella fase esecutiva dai militari delle Stazioni di Soriano e Vazzano – sono riusciti a individuare i presunti responsabili: si tratta di Giuseppe Donato, di 49 anni, e dei figli Salvatore (24) e Peppino (20), ritenuti responsabili a vario titolo dei reati di estorsione aggravata continuata, danneggiamento seguito da incendio, detenzione e porto abusivo di pistola.

    Il padre e i due figli sono adesso ai domiciliari.

    Le indagini sono iniziate il 15 ottobre 2017 quando nella frazione Sant’Angelo di Gerocarne, durante la nottata, è stato appiccato un incendio a un capannone di una persona del luogo.  Da lì sono subito scattate le indagini, che hanno consentito di raccogliere utili risultanze investigative in capo ai due giovani con precedenti di polizia. In quella circostanza fu incendiato l’intero immobile dove erano custoditi, oltre ad alcuni capi di bestiame, un trattore che era stato utilizzato il giorno stesso per lavorare all’interno di un fondo agricolo situato in contrada Cerasara a Gerocarne. Ed è stato proprio questo l’elemento che ha indirizzato le indagini: gli inquirenti, infatti, sono riusciti a ricostruire una vicenda che andava avanti già da tempo in relazione alla proprietà del fondo agricolo.

    Il fondo in questione, di proprietà di un avvocato vibonese, era da tempo oggetto di attenzioni da parte della famiglia Donato, che – secondo i carabinieri - cercava di impossessarsene con minacce e pressioni indirizzate al proprietario del fondo e a tutte le persone che si recavano all’interno per lavorarlo.

    I militari, quindi, hanno ricostruito le intimidazioni verso l’avvocato vibonese più volte minacciato di morte anche con l’utilizzo di una pistola indebitamente detenuta. Minacce, queste, che sono iniziate nel 2015 e si sono protratte sino ad oggi, indirizzate sia al legale che a tutte le persone che di volta in volta venivano individuate dal legittimo possessore del fondo per recarsi nel terreno conteso. L’atteggiamento intimidatorio adottato dai due figli e dal padre (quest’ultimo pregiudicato) era volto a far desistere, oltre al proprietario del fondo stesso, tutti i potenziali acquirenti del terreno e non in ultimo, il proprietario del capannone incendiato. Non è un caso, infatti, secondo gli inquirenti, che oggetto del danneggiamento seguito da incendio del 15 ottobre 2017 sia stato proprio il trattore utilizzato il giorno precedente per completare i lavori nel fondo agricolo dell’avvocato.

    Da qui l’accusa per i tre che si sarebbero procurati un ingiusto profitto consistente nel possesso ed utilizzo del fondo ai fini del pascolo con conseguente danno per il legittimo proprietario che non avrebbe potuto esercitare liberamente il suo diritto di proprietà.

    La vicenda trae origine, storicamente, già dai primi anni 2000 quando il terreno era già oggetto di contesa tra il legittimo proprietario e la famiglia Donato. La diatriba è culminata il 23 giugno 2010 in un tentativo di omicidio che sarebbe stato posto in essere da Giuseppe Donato (reato per il quale è stato condannato con pena definitiva) nei confronti dell’avvocato vibonese, legittimo proprietario del terreno agricolo in argomento.

    «La collaborazione delle vittime – ha affermato il capitano della Compagnia di Serra, Marco Di Caprio – è stata fondamentale, in quanto ci hanno fornito da subito le informazioni che hanno poi indirizzato le indagini. Il nostro lavoro è stato quello di riscontrare le informazioni raccolte, per arrivare alle fonti di prova utili a sostenere l’accusa in giudizio. In ogni caso, non emergono contatti con ambienti mafiosi».

     

  • Estorsione a un avvocato, arrestati padre e figli a Gerocarne Estorsione a un avvocato, arrestati padre e figli a Gerocarne

    È in corso, dalle prime luci dell’alba, a Sant’Angelo di Gerocarne, un’operazione dei carabinieri della Compagnia di Serra San Bruno che stanno eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di tre persone, rispettivamente padre e figli, ritenuti responsabili di estorsione aggravata continuata in danno di un avvocato vibonese, del danneggiamento seguito da incendio di un capannone avvenuto nell’ottobre 2017 e detenzione e porto di pistola.

    Le indagini sono state condotte dai carabinieri del Nucleo Operativo di Serra San Bruno e coordinate dalla Procura di Vibo Valentia.

    I dettagli dell’operazione saranno forniti nel corso di una conferenza stampa che si terrà alle 10 presso il Comando provinciale dei carabinieri di Vibo Valentia.

  • Allaccio abusivo alla rete elettrica murato nella parete, arrestati due coniugi a Nicotera Allaccio abusivo alla rete elettrica murato nella parete, arrestati due coniugi a Nicotera

    I carabinieri di Nicotera e i colleghi di Nicotera Marina hanno arrestato due coniugi del luogo per furto aggravato in concorso.

    Si tratta di D.C., di 67 anni e I.V., di 55, quest’ultima sottoposta al regime della detenzione domiciliare.

    Ieri pomeriggio, infatti, i militari - nell’espletamento dei normali controlli alle persone sottoposte a misure custodiali - si sono subito accorti dello stato di agitazione della donna. Gli uomini dell’Arma, successivamente, hanno individuato nell’abitazione una persona estranea al nucleo familiare la cui presenza è risultata ingiustificata.

    Per questo motivo, i militari hanno avviati un’accurata perquisizione dell’intera abitazione. La ricerca ha permesso di individuare in una scatola di derivazione alcuni fili elettrici che riportavano ad un sofisticato sistema elettronico. Infatti, occultata sotto uno strato di muratura, è stata scoperta una nicchia ricavata nella parete perimetrale dell’abitazione. Lì, un dispositivo elettronico convogliava l’energia elettrica della rete pubblica nella rete della priva abitazione aggirando le misurazioni del contatore

    È stato così riscontrato che lo stratagemma consentiva di evitare l’assorbimento dell’energia elettrica pari al 100%.

Il Vizzarro.it - quotidiano online
Direttore responsabile: Sergio Pelaia.
Redazione: Salvatore Albanese, Alessandro De Padova, Bruno Greco.

Reg. n. 4/2012 Tribunale VV

redazione@ilvizzarro.it

Seguici sui social

Associazione "Il Vizzarro”

via chiesa addolorata, n° 8

89822 - Serra San Bruno