Lunedì, 04 Giugno 2012 15:48

Omicidio Rimedio, 5 colpi sparati da 2 fucili. Si segue la pista della droga

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mini omicidio_rimedioSERRA SAN BRUNO – Nicola Rimedio non doveva avere scampo. A soli 26 anni, è stato ucciso come un boss, freddato a colpi di lupara. Tutto fa pensare ad un omicidio di ‘ndrangheta: i sicari, sabato sera intorno alle 19,30, hanno agito con spietata precisione. Era ancora giorno sulla ex statale 182. Quella strada, molto trafficata, il giovane di Savini (Sorianello) la percorreva spesso, anche più volte al giorno. Poco prima delle 19 era stato visto a Serra San Bruno, poi evidentemente si è diretto verso il suo paese, per poi tornare di nuovo indietro verso Serra. Nella cittadina bruniana però non c’è mai tornato, perché è caduto sotto i colpi (cinque) di due fucili calibro 12. Gli hanno sparato di fronte, al parabrezza, e poi al finestrino del lato guida.

La sua Golf era crivellata di colpi quando gli uomini del Commissariato di P.S. di Serra sono arrivati sul posto. Il suo corpo, invece, lo hanno trovato diversi minuti dopo, in una scarpata poco distante. Probabilmente a caldo è riuscito a scendere dall’auto e a gettarsi al di là del guard rail, ma le ferite lancinanti provocate dai pallettoni (al torace, all’addome e al volto) non gli hanno lasciato scampo.

Le modalità, come detto, sono quelle dell’omicidio di ‘ndrangheta. Il tipo di arma è lo stesso che fu usato per il tentato omicidio di Giovanni Emanuele, 23 anni, gravemente ferito in un agguato il 2 aprile scorso, parente del boss Bruno Emanuele, di Gerocarne. Gli investigatori stanno valutando possibili collegamenti tra i due gravi fatti di sangue. Rimedio aveva dei precedenti penali per droga. A gennaio fu arrestato perché sorpreso a vendere marijuana, ancora prima era stato beccato a coltivare stupefacenti. Gli inquirenti – le indagini sono condotte dalla Squadra Mobile di Vibo e dalla Compagnia Carabinieri di Serra, sotto la guida del Pm Alessandro Pesce – dicono che era inserito nel circuito dello spaccio di droga, e il modo in cui è stato eliminato lascia pensare che il 26enne possa essersi messo in giri grossi, forse più grandi di lui. In realtà già l’operazione “Ghost” (101 anni di carcere inflitti in primo grado a 26 persone) aveva rivelato come l’Alto Mesima fosse la centrale operativa di un traffico di droga che aveva oltrepassato anche i confini vibonesi. Grossi giri dunque: grossi guadagni, e "regole" territoriali da rispettare, pena la morte. Per questo quella della droga resta una pista calda per gli inquirenti. Si tratta di un settore che, ovviamente, è legato a doppio filo alla ‘ndrangheta, agli scontri in atto tra alcune ‘ndrine del territorio – è l’ottavo omicidio in provincia dall’inizio dell’anno – e alla possibile nascita di nuovi “locali” e di nuove alleanze criminali che potrebbero aver scosso i vecchi equilibri interni alla malavita vibonese.

(foto: il luogo dell'agguato; nel riquadro: la vittima)

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