Lunedì, 19 Maggio 2014 11:59

Ospedale San Bruno in tilt. Proposto il trasferimento dei pazienti da Serra verso Vibo

Scritto da Salvatore Albanese
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ospedaleDopo le polemiche scoppiate a seguito delle denunce sollevate dagli attivisti del “Comitato Civico pro Serre” riguardo alla mancanza di anestesisti in servizio al presidio ospedaliero “San Bruno”, in merito ai risvolti successivi è toccato questa mattina alla penna di Bruno Vellone, corrispondente del Il Quotidiano della Calabria, mettere in luce alcuni importanti atti attraverso cui l’Azienda Sanitaria provinciale sta tentando maldestramente di porre rimedio alle criticità emerse nell’ospedale della cittadina della Certosa. Di fatto, sabato scorso, è stato infatti ufficialmente proposto il trasferimento dei pazienti considerati “critici” dal presidio sanitario di Serra verso lo “Jazzolino” di Vibo Valentia, contestualmente si è data disposizione al personale del 118 di garantire i suddetti trasferimenti .

Lo stesso Vellone nel suo articolo fa infatti riferimento ad una delibera, datata 15 maggio 2014, con in oggetto «l’autorizzazione dell’espletamento di prestazioni aggiuntive da parte dei dirigenti medici anestesisti presso i servizi di anestesia dei presidi ospedalieri di Serra San Bruno e di Tropea». Nell’atto il neo dirigente generale dell’Asp di Vibo, Florindo Antoniozzi, aveva quindi originariamente deliberato la sostituzione dei due medici di anestesia e rianimazione in dotazione al “San Bruno”, attualmente non in servizio per malattia. Dunque, i due professionisti avrebbero dovuto essere rimpiazzati da altrettanti anestesisti “pescati” direttamente dall’apposita graduatoria approvata con delibera 1194/CS del 22 agosto 2012. Il provvedimento ha di conseguenza dato mandato all’Ufficio risorse umane dell’Asp di individuare nuovi anestesisti da mettere a disposizione del nosocomio di Serra in modo da poter «assicurare una pronta disponibilità - notturna e festiva - mediante l’effettuazione di un turno settimanale di 6 ore».

Ma, nonostante la richiesta effettuata dal direttore generale Antoniozzi, dopo solo due giorni, il 17 maggio, il direttore del dipartimento Emergenza-Urgenza, Michele Comito, ha inoltrato una comunicazione, indirizzata ai rispettivi responsabili dei vari comparti del presidio di Serra San Bruno, in cui testualmente si accerta che in seguito ad una riunione interna, alla presenza «dell’esiguo numero di anestesisti in forza attualmente al presidio ospedaliero di Vibo Valentia, è emersa l’oggettiva impossibilità a coprire il turno di medico anestesista presso il presidio di Serra San Bruno», perciò, lo stesso direttore di dipartimento «impossibilitato ad individuare altra risoluzione», ha dato - come si legge ancora nel documento - «disposizione al personale in funzione presso il Suem-118 di garantire i trasferimenti dei pazienti critici presso il presidio di Vibo Valentia».

Insomma, vista la carenza di anestesisti e le conseguenti criticità, i vertici dell’Asp sarebbero arrivati alla conclusione di trasferire, con l’ausilio dell’unica autoambulanza in funzione a Serra, i pazienti verso l’ospedale “Jazzolino” di Vibo Valentia.

In seguito alla disposizione nessuna opposizione o dichiarazione di “dissenso” rispetto allo sciagurato provvedimento è arrivata da Serra, tanto che la dirigenza aziendale del “San Bruno”, nella stessa giornata del 17 maggio ha prontamente diffuso - all’attenzione dei responsabili dei dipartimenti e dei vertici dell’Asp - un’ulteriore comunicazione interna in cui testualmente si dichiara: «Si invitano le SS.LL. a valutare con la dovuta attenzione, scienza e coscienza, l’eventualità di trasportare i pazienti in urgenza presso il Pronto Soccorso di Serra, dove non c’è la possibilità di assistenza rianimatoria e notevole è la perdita di tempo, e successivamente trasferirli presso altri ospedali che possano garantire la dovuta assistenza salvavita».

Insomma, è ormai segnato il destino amaro di un presidio abbandonato negli anni alla decadenza assoluta. Si tratta probabilmente degli ultimi affannati respiri di un ospedale ormai pronto all’imminente e definitiva cessazione di tutte le funzioni sanitarie prestate fino a questo momento.

 

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