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Venerdì, 10 Gennaio 2014 13:25

Scorie radioattive nella Galleria della Limina. Lo rivelò 9 anni fa un tecnico che aveva preso parte ai lavori

Scritto da Salvatore Albanese
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galleria liminaIl passo della Limina rappresenta il confine naturale tra il massiccio dell’Aspromonte e la catena delle Serre Calabre. Un lieve crinale – che raggiunge nel punto massimo di altezza poco più degli 800 metri sul livello del mare - e che funge anche da collegamento tra il versante Jonico e quello Tirrenico nella parte più meridionale della nostra regione. Il toponimo “Limina” indica quindi proprio il punto geografico in cui finisce l’Aspromonte ed iniziano le Serre.

Un territorio di riferimento anche per migliaia di turisti, appassionati dell’escursionismo e della montagna, oltreché un nodo strategico per la viabilità regionale dove si incrociano la Strada Statale “Jonio-Tirreno” (SS 682) e – tra le altre – la Strada Provinciale Giffone – Serre in direzione di Fabrizia, Mongiana e Serra San Bruno (SP 45). Ma – secondo La Stampa – gli incantevoli sentieri di montagna, i prati ed i boschi di faggi, pini ed abeti avrebbero subito uno scempio immane che adesso rischia – se accertato – di ripercuotesi anche sulla salute degli abitanti della zona. L’incubo dei rifiuti tossici aleggia, quindi, anche su questo pezzo di Calabria. Infatti, secondo quanto riportato dal quotidiano di taglio nazionale, un geometra - di cui rimangono segrete le generalità - che nel 1992 aveva preso parte ai lavori per la realizzazione della “Galleria della montagna della Limina”, in provincia di Reggio Calabria, avrebbe raccontato agli investigatori della Direzione Nazionale Antimafia – già nel 2005 - di rifiuti radioattivi impastati e tumulati nel cemento utilizzato per l’edificazione della stessa galleria. Un tunnel che misura tre chilometri e 700metri circa, situato proprio sulla SS 682 che collega i due mari da Rosarno a Gioiosa Jonica.

L’inchiesta giornalistica, nel settembre 2011, riporta come nei documenti riservati numero 488/1 e 488/3 – consegnati dal direttore dell’Aisi, Giorgio Piccirillo, direttamente alla Commissione parlamentare d’inchiesta sui rifiuti – fosse dettagliatamente indicato che «fin dal 1992 il servizio avrebbe acquisito notizie fiduciarie relative all’interesse del clan Mammoliti, in particolare i fratelli Cordì, per lo smaltimento illegale di rifiuti radioattivi, che sarebbero pervenuti sia dal centro, sia dal nord Italia, ma anche da fonti straniere. Informatori del settore, non in contatto tra loro – quindi fonti diverse che riportano la stessa informazione – hanno riferito che Morabito Giuseppe, detto “Tiradritto”, previo accordo raggiunto nel corso di una riunione tenutasi recentemente con altri boss mafiosi, avrebbe concesso, in cambio di una partita di armi, l’autorizzazione a far scaricare un quantitativo di scorie tossiche presumibilmente radiottive».

La Stampa raccontò come proprio in quel tratto della SS 682 – con l’ausilio di un piccolo contatore geiger – si sia arrivato a registrare, in entrata ed in uscita dalla galleria, una radioattività superiore alla norma: rispettivamente di 0,41 microsievert e di 0,31 (i valori massimi del fondo ambientale in Calabria indicano un limite di 0,20). Di per se il dato non indicherebbe un livello eccessivo di pericolosità, ma è inquietante il fatto che i rifiuti risulterebbero sepolti dietro uno strato di cemento spesso un metro che ne scherma in massima parte le radiazioni. È altresì preoccupante il fatto che simili oscillazioni non si registrano in altre gallerie dello stesso versante. A distanza di quasi un decennio, pare non siano state avviate sul fatto indagini ufficiali da parte della magistratura e né tanto meno sembra vi siano in merito studi effettuati dalle autorità sanitarie.

Di seguito il link dell’articolo pubblicato da La Stampa.it il 10 settembre 2011

http://www.lastampa.it/2011/09/10/italia/cronache/la-galleria-radioattivaecco-le-prove-dell-orrore-FUX1B35pHzXmSI3IESRsSP/pagina.html

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