Sabato, 14 Gennaio 2012 15:35

Se questa è un'isola ecologica...

Scritto da Sergio Pelaia
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mini 20120113_010SERRA SAN BRUNO – Un’isola ecologica. Questo doveva essere il sito di raccolta dei rifiuti che si trova alle porte di Serra, in località Leonà, sulla strada che conduce verso Mongiana. Un’isola ecologica. Fino a pochi anni fa a dire il vero era un parco giochi, mentre oggi, ad accogliere i visitatori che arrivano dal reggino, c’è una discarica pericolosa e nauseabonda che assomiglia alle tante, abusive, che ci sono in queste montagne un tempo incontaminate. Pur nell’amenità del luogo, la discarica è perfettamente coerente con  l’ecomostro che sorge al suo fianco, un enorme palazzetto dello sport mai completato, uno dei pochi “regali” che la Provincia di Vibo ha concesso alle Serre e che oggi sta lì impietoso a deturpare il panorama e ad avvelenare il territorio.

Un’isola ecologica, si diceva, ben presto trasformata in discarica. Le foto che pubblichiamo (scattate ieri) non avrebbero bisogno di alcun commento, tanto sono eloquenti e preoccupanti. E se il lettore ne è disturbato alla vista, può provare ad immaginarsi l’odore che emanano i cumuli di rifiuti indifferenziati appoggiati sulla nuda terra. Imponenti montagne di buste di plastica contenenti rifiuti organici e inorganici. Rifiuti pericolosi anche, enormi colline di vecchi pneumatici accatastati, sempre a terra, e appoggiati ad un muretto; e ancora, elettrodomestici, ferraglia ammassata e quant’altro. E poi il percolato, il liquido altamente nocivo che deriva dalle infiltrazioni d’acqua nei rifiuti e che da questo sito si sprigiona fino a contaminare il ruscello (Leonà) che va a gettarsi nell’Ancinale. C’è tutto quello che ci si immaginerebbe di trovare in una discarica, insomma. Il problema è che quella non è, e non può essere, una discarica.

Il Commissario delegato per l’emergenza ambientale in Calabria, a fine giugno 2008, ha approvato il progetto presentato dall’amministrazione comunale serrese – allora guidata da Raffaele Lo Iacono – mirato alla realizzazione e alla gestione di un’isola ecologica. In questo sito, dunque, si potrebbero trattare solo rifiuti differenziati, che comunque dovrebbero essere stoccati e destinati ad altri luoghi. L’ufficio del Commissario infatti, nell’autorizzare l’isola ecologica, emanò una serie di prescrizioni e di obblighi molto precisi: l’impianto deve essere chiuso e recintato, la gestione e il trasferimento dei rifiuti non deve causare l’imbrattamento dei piazzali interni e delle aree circostanti, i rifiuti devono essere coperti da teli, ci deve essere un’adeguata barriera di protezione ambientale, deve esserci la rete di raccolta delle acque meteoriche, ci deve essere, infine, un’idonea barriera di base impermeabile “al fine di garantire il sottosuolo da possibili eventuali infiltrazioni”. Tra le tante irregolarità che probabilmente sono state commesse in questi anni, quella riguardante quest’ultima prescrizione è forse la più grave. I rifiuti indifferenziati, oggi, poggiano direttamente sul terreno, senza alcuna protezione.

Nel momento in cui scriviamo, nel sito sono al lavoro alcune ruspe che cercano di alleviare la situazione caricando i rifiuti nei container, che già di per se sono strapieni. Ma le colline di immondizia ammassate sulla nuda terra sono enormi e difficili da smaltire. Oggi tutti i rifiuti che vengono prodotti a Serra, derivanti dai cassonetti e da una raccolta porta a porta che funziona poco e male, vengono raccolti nell’isola ecologica/discarica e lì rimangono, poiché il sito di Pianopoli è chiuso. Dunque la situazione è grave, e quanto avviene in località Leonà non è certo rispondente alle prescrizioni di legge. Tali irregolarità non sono cominciate oggi, ma probabilmente avvenivano in qualche misura anche in precedenza. Tra l’altro, secondo quanto siamo riusciti ad apprendere, in quel luogo si cominciarono a scaricare rifiuti già nell’agosto 2007 – ci fu chi denunciò e raccolse centinaia di firme per cercare di evitare ciò – dunque ben prima che arrivassero le autorizzazioni per l’isola ecologica. E’ altrettanto vero, però, che oggi con l’amministrazione Rosi – che con una scelta anacronistica ha reintrodotto l’uso dei cassonetti – la situazione si è aggravata ulteriormente, fino a non essere più tollerabile.

I rifiuti non possono giacere ammassati nel modo che vedete nelle foto, non possono toccare terra, non possono entrare in contatto con l’ambiente circostante, non devono essere facile preda di cani e cinghiali, non devono andare ad inquinare le falde acquifere, non devono pregiudicare le attività agricole e di allevamento dei proprietari dei terreni attigui. E invece tutto ciò succede, è documentato, e le autorità preposte al controllo ambientale – a cominciare dal Corpo Forestale che ha sede a Mongiana, le cui pattuglie passano quotidianamente di fronte alla discarica – non sembrano accorgersi di nulla. Mentre un territorio noto come un paradiso naturalistico si scopre ferito, avvelenato e indifeso, ma non reagisce.

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