Sabato, 17 Agosto 2019 13:13

Serra, il “Ciuccio” non balla e il pubblico fischia. Il Comitato: «Decisione imposta per motivi di sicurezza»

Scritto da Redazione
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È una delle massime manifestazioni folkoristiche della Calabria, una tradizione che affonda le sue radici nei riti più antichi, ma che non ha mancato ieri di causare critiche e polemiche per le modalità a dir poco inedite con cui è stata svolta. Si tratta del tradizionale “Ballo del Ciuccio”, messo in scena ogni anno nella sera del 16 agosto in occasione della festa celebrata a Serra San Bruno in onore di San Rocco. Un’occasione in cui la comunità ritrova il senso dello stare insieme e lo condivide con gli emigrati tornati nella terra d’origine per le feste estive e con i turisti pronti ad assistere allo spettacolo del feticcio a forma di asino che danza tra la folla arricchito di lucenti fuochi d’artificio. Quest’anno, però, il Ciuccio, su disposizione delle autorità competenti, è rimasto “fermo”, privo della mobilità resa dal sostegno di alcun ballerino. Una decisione che non ha mancato di scaturire lo sfavore del nutrito pubblico presente ieri sera nel parco di San Rocco e che ha quindi reso necessario, questa mattina, il chiarimento a riguardo da parte dei promotori della manifestazione.

«In merito al "Ballo del Ciuccio" - ha spiegato il Comitato per la festa di San Rocco - esprimiamo il più sincero rammarico e comprendiamo quello di chi, serrese e no, è (sarebbe meglio dire, era) innamorato di questa tradizione. Il Ciuccio è tradizionalmente associato alle feste popolari dei Santi Rocco e Girolamo. Ieri, a malincuore, ci siamo sentiti stringere il cuore nell'assistere allo spettacolo che ci è stato imposto dalle autorità di Pubblica sicurezza, in base alle normative vigenti in materia di fuochi pirotecnici. I fischi rivolti dalla platea, vi possiamo assicurare, sono stati anche i nostri fischi. Con rammarico ci tocca però constatare come solo a Serra e per Serra valgano le normative. Con dispiacere, ci verrebbe da dire, solo noi siamo costretti a rispettare norme che altrove non valgono. Abbiamo lottato nelle sedi opportune, non ci è stato accordato ascolto. Non ci sentiamo in dovere di chiedere scusa, perché non è una nostra mancanza. Anzi, per l'affetto che ci lega alle nostre tradizioni, il nostro cuore piange più di tutti perché ieri è morta una tradizione secolare e non abbiamo fiducia che si possa riprendere facilmente».

Uno sfogo amaro che potrebbe servire magari in futuro a ripristinare le modalità di “normale” svolgimento di un rito tanto atteso da grandi e piccini.

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