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Direttore responsabile: Bruno Greco
Redazione: Salvatore Albanese, Alessandro De Padova
Reg. n. 4/2012 Tribunale VV
Avranno inizio, con buone probabilità, nel corso del prossimo settembre i lavori di restauro al Monumento ai Caduti di Serra San Bruno, che sovrasta la centralissima piazza Azaria Tedeschi.
La scultura commemorativa, inaugurata ufficialmente il 4 novembre 1925 al culmine di una cerimonia partecipata da diverse autorità civili, militari e numerosi rappresentati del clero arrivati a Serra da ogni parte della regione, a quasi un secolo di distanza, si prepara dunque a ricevere un necessario restyling. L’intervento verrà effettuato grazie all’accordo, ormai quasi definitivamente raggiunto, fra l’amministrazione comunale di Serra San Bruno ed alcuni imprenditori locali, la famiglia Muzzì, titolari del supermercato Maxi Sidis, che, con grande sensibilità verso quello che è uno dei simboli scultorei principali della cittadina, avrebbero accettato di buon grado l’idea di finanziare i lavori di recupero del Monumento. La statua – opera del noto scultore di epoca fascista, Aurelio Mistruzzi (nato il 7 febbraio 1880 a Villaorba di Basiliano, in provincia di Udine, e morto a Roma il 25 dicembre 1960) – è costituita dall’iconografia del “Fante vittorioso”, raffigurato nel soldato con in mano la vittoria alata. La stessa viene orientata dal milite in direzione del palazzo che fu residenza di Tedeschi (ufficiale di carriera in forza al 79° fanteria, decorato di medaglia d’oro al valor militare), proprio per – vuole la leggenda tramandata oralmente – omaggiarlo della vittoria. Si tratta dunque della piazza più centrale del paese (già piazza Regina Margherita), nel cuore del centro storico di Serra, che lambisce corso Umberto I, e proiettata a distanza fra le facciate della Chiesa Matrice e della Chiesa dell’Addolorata.
L’opera, in epoca fascista, era stata riprodotta in più esemplari fra il 1921 e il 1925, alcuni dei quali destinati, oltre che a Serra, anche a Grottaminarda (in provincia di Avellino), Alpicella di Varazze (Savona), Portogruaro (Venezia), Monte San Giusto (Macerata), Chiaramonte Gulfi (Ragusa) Basiliano (Udine) e Colonna (Roma). La statua è fissata su una base in granito, realizzata dal valente scultore e scalpellino serrese Biagio Lomoro (padre di Bruno e avviato al mestiere da Mastro Bruno Pelaggi, il famoso poeta scalpellino, e che realizzò anche diversi monumenti funerari in granito per il locale cimitero e per quelli dei paesi limitrofi), e porta, sulle facciate laterali, impressi su diverse lapidi in marmo i nomi dei caduti del primo e del secondo conflitto mondiale (naturalmente inscritti in lassi di tempo diversi). L’opera è recintata all’interno di una ringhiera in ferro battuto, realizzata a metà del secolo scorso dagli studenti della scuola per l’avviamento professionale di Serra San Bruno, su progetto di un altro illustre artista serrese, scomparso di recente, il professore Giuseppe Maria Pisani.
Il Monumento ai Caduti di Serra San Bruno, eretto dunque per offrire ai militi deceduti nel corso della Grande Guerra il giusto riconoscimento per l’estremo sacrificio (ma poi dedicato anche ai caduti del secondo conflitto mondiale), porta oggi addosso i segni del tempo e dell’incuria, riscontrabili in particolare nelle colate di ruggine presenti su parte dell’opera. La statua del Fante è, infatti, ancorata sulla base da un supporto in ferro che, a contatto soprattutto con la pioggia, rilascia il liquido color caffè che ha finito per imbrattare completamente il blocco in granito. L’intervento dovrebbe interessare in particolare il supporto in ferro, che dovrebbe essere sostituito da uno più idoneo, e dunque comporterebbe una completa attività di scomposizione dell’opera. Il restauro riguarderà però il completo recupero del Monumento, comprese le lapidi laterali in marmo e naturalmente la superficie in bronzo del Fante. L’intento, sia per i vertici della locale amministrazione comunale che per i finanziatori dell’opera di restauro, la famiglia Muzzì, sarebbe quello di riuscire a consegnare il Monumento perfettamente rinnovato già per il prossimo 4 novembre, festa dell’Unità nazionale e della fine della Prima Guerra Mondiale. In tal caso l’opera verrebbe presentata alla cittadinanza nel corso di un’apposita cerimonia, proprio come avvenne per la consegna ufficiale del 4 novembre 1925. Un cerchio che, se l’intervento di recupero andrà in porto, si chiuderebbe a distanza di ben novantuno anni.
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