Mercoledì, 09 Ottobre 2019 11:12

Un anno fa l’omicidio di Francesco Vangeli. L’appello della madre: «Restituitemi il corpo»

Scritto da Redazione
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Ricorre oggi, mercoledì 9 ottobre, il primo anniversario della scomparsa di Francesco Vangeli, il 26enne di Scaliti Filandari sparito nel nulla e vittima di “lupara bianca”. Ad un anno di distanza, il coordinamento provinciale Libera Vibo Valentia chiede che «venga fatta piena luce sui fatti che si sono verificati nella notte tra il 9 ed il 10 ottobre 2018. Pertanto - proseguono i componenti di Libera - chiediamo a chiunque sa di parlare per fornire elementi utili per il ritrovamento del corpo di Francesco Vangeli. Non vogliamo che il suo sia l’ennesimo caso di “lupara bianca” del nostro territorio. Un territorio dove donne e giovani scompaiono nel nulla per dare un segnale a tutti: non solo l’eliminazione fisica, ma anche quella morale, del ricordo, tramite l’occultamento del cadavere. Un ricordo che noi, invece, vogliamo mantenere vivo affinché casi del genere, finalmente, non si verifichino mai più».

Per l’occasione, l’Unità pastorale di Filandari, in collaborazione con Libera, ha organizzato una veglia di preghiera in programma stasera, mercoledì 9 ottobre, alle 20, nella chiesa di Maria Santissima del Potere, a Scaliti.

«Un anno di dolore - ha scritto, invece, su Facebook Elsa Tavella, madre di Francesco – tristezza, solitudine, rimpianti e tantissimi ricordi che ti opprimono la mente. E sì Francesco, è da un anno che non sento più la tua voce e non riesco a togliermi quel tuo sorriso, quegli occhi che brillavano di gioia. Un sorriso che, purtroppo, è durato poco, anzi: niente. La tua vita è stata breve, perché questi maledetti hanno deciso di strapparti dalla nostra famiglia e l’hanno fatto nel peggiore dei modi, macchiandosi di un delitto così atroce. Purtroppo, chi diceva di amarti ti ha portato alla morte. Quanto dolore nel mio cuore, vorrei svegliarmi e poter dire che non è così. Purtroppo, però, è una triste verità. Nessuna mamma dovrebbe passare ciò che sto passando io, nessuna! È un dolore troppo grande, pesante come un macigno. Avrei sperato che, chi si è macchiato di questo delitto, mi restituisse quantomeno il corpo, ma sono così vigliacchi che non hanno il coraggio di fare una buona azione. La mia vita, da quel giorno, non è più la stessa e convivere con questo peso non è facile, ma non posso arrendermi, perché finché avrò respiro combatterò per te, finché giustizia non sarà fatta».

Sul piano delle indagini, l’11 luglio scorso i carabinieri della Compagnia di Vibo Valentia hanno eseguito il fermo di indiziato di delitto a carico di uno dei presunti responsabili dell’omicidio del giovane il quale, una volta ucciso, sarebbe stato gettato nel Mesima in un sacco di plastica. Si tratta di Antonio Prostamo, 30 anni, esponente di spicco dell’omonima famiglia di ‘ndrangheta operante a San Giovanni di Mileto. A causare l’omicidio sarebbe stato un amore che, alla fine, si sarebbe rivelato letale nei confronti di una ragazza di Scaliti, contesa da Vangeli e da Prostamo. Il Tribunale del Riesame, a inizio settembre, ha confermato il carcere per lui e per il fratello Giuseppe. 

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