Sabato, 14 Dicembre 2013 10:18

La zampogna perde un altro maestro. Addio a Leonardo Tassone

Scritto da Salvatore Albanese - Salvatore Costa
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mini leonardoSarà senza dubbio gremita la Chiesa dell’Assunta in Cielo di Terravecchia questo pomeriggio alle 15, quando la cittadinanza porgerà l’ultimo mesto saluto al maestro Leonardo Tassone, storico costruttore e suonatore di zampogna “a chiave”, la regina delle Serre calabre. Leonardo si è spento a 74 anni, alle prime luci dell’alba di ieri, arrendendosi, ormai sfinito, al feroce male che lo ha divorato lentamente in quasi tre anni di malattia. Una malattia che aveva affrontato comunque con signorile lucidità, sempre pronto a vivere la quotidianità con la sua nota, disarmante spensieratezza.

Originario di Spadola, Leonardo “Lu Nigru” – appellativo  ereditato dal padre Bruno – era uno dei membri della storica famiglia di suonatori e costruttori dei Tassone. Dove Bruno abbia appreso l’arte di costruttore  non ci è dato saperlo ma la sua arte è arrivata fino ai monti innevati del Pollino, dove vendeva i suoi strumenti e diffondeva le “passate” tipiche delle Serre, non dimenticando di curare i rapporti anche con l’impervio Aspromonte, contaminando suonate e tecniche di costruzione. Bruno Tassone non è stato un semplice suonatore ma con la sua opera ha influenzato il modo di suonare e il modo di costruire la zampogna in Calabria e mastro Leonardo era il più grande dei suoi figli.

Il suo laboratorio, piccolo ma accogliente, porta i segni di una vita intera passata a ricavare dal duro legno di erica meravigliose zampogne e pipite. Leonardo cresce sotto la guida del padre, che lo avvia assieme a Michele, Nazzareno, Vito e Ciccio – quattro dei suoi quindici fratelli – all’arte della costruzione. Affina magistralmente poi la tecnica, negli anni, in quel laboratorio artigianale pieno zeppo di utensili, segreti e saperi secolari. Un laboratorio che era diventato per Leonardo un’oasi di pace, un luogo tranquillo dove ritirarsi per continuare a creare, ma soprattutto per distogliersi dall’atroce pensiero di quel male che lentamente lo scavava dall’interno.

Nonostante i dottori gli avessero raccomandato di non sottoporre cuore e polmoni a ulteriori sforzi e fatiche, da buon Maestro aveva continuato a dare fiato alla sua pipita fino all’ultimo dei suoi giorni, ricavandone come al solito una melodia raffinata. Un suono dolce e gradevole, in grado di addomesticare al meglio uno strumento dal suono squillante e appuntito com’è proprio la pipita. Capace di coinvolgere ed entusiasmare i molti giovani che si avvicinavano a lui per apprendere le grazie e i segreti di quella impareggiabile melodia.

Leonardo era un pozzo di sapere, non solo musicale. Un patrimonio di tutta la comunità. Un artista dal carattere spigoloso, ma dal cuore enorme, pronto ad ospitare ed accogliere tutti: studiosi, etnomusicologi, giornalisti, starlet del neo-tradizionalismo musicale e semplici curiosi che hanno negli anni bussato alla sua porta per carpire le grazie e i segreti di quella magica alchimia. Di quell’arte sopraffina – forgiata in una vita intera, con grande esperienza e passione – capace di trasformare un semplice pezzo di legno in uno strumento tanto unico quanto prezioso.

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    La tradizionale manifestazione del WWF assume quest’anno un carattere particolare, essendo legata alla campagna del WWF Italia denominata “Stop ai crimini di Natura”, una iniziativa finalizzata a far conoscere all’opinione pubblica i pericoli gravissimi che minacciano la biodiversità in tutto il mondo, senza sottovalutare gli attacchi continui che subisce la Natura d’Italia e della nostra regione. Il programma prevede, oltre alla presentazione della campagna nella sala conferenze, l’allestimento di tavoli per raccogliere adesioni, percorsi di interesse botanico e faunistico (a cura del CFS) e una visita al museo delle Ferriere.

    Distruzione, alterazione e frammentazione degli habitat naturali, caccia eccessiva, bracconaggio, commercio illegale e introduzione di specie “aliene”, oltre alla minaccia globale rappresentata dal riscaldamento del pianeta determinato dall’effetto serra, sono le sfide quotidiane che il WWF è impegnato a contrastare , con la sola forza dei suoi volontari, degli scienziati e dei milioni di persone, che, in tutto il mondo, sostengono concretamente questa autentica guerra per salvare il pianeta e le irripetibili e meravigliose creature che lo popolano e lo rendono straordinario.

    Un impegno di civiltà e di amore che il WWF combatte dal 1961 in ogni regione della Terra per salvare dall’estinzione le ultime Tigri in Asia (ne sopravvivono in tutto 3200) o gli ultimi Rinoceronti sterminati per l’utilizzo del corno nei paesi orientali (della specie che vive a Giava, ne sono rimasti appena una cinquantina!); per non parlare delle poche centinaia di Gorilla di montagna rimasti, che vengono ancora braccati e massacrati per la carne o minacciati dalla distruzione delle loro foreste. Gli stessi elefanti africani, il simbolo stesso della savana, vengono crudelmente abbattuti dai bracconieri al ritmo impressionante di 22.000-25.000 all’anno . Ma l’elenco delle specie animali e vegetali che la terra rischia di perdere in breve tempo è sconvolgente e si allunga ogni giorno che passa, tanto da aver indotto gli scienziati a parlare di una “sesta estinzione di massa ”, dopo le cinque che hanno sconvolto la vita sul pianeta nelle passate ere geologiche. Con la differenza che stavolta, ad essere responsabile della fine di migliaia di specie, è un’altra specie: la nostra.

    Del resto gli Italiani e i Calabresi sanno benissimo che l’assalto alla natura e agli animali ha assunto anche da noi il livello di allarme rosso, considerato il continuo massacro del territorio e le minacce che gravano sulla nostra fauna. Un assalto contro cui agiscono, spesso a rischio della vita, i Ranger del WWF in tutto il mondo e, in Italia, 300 eroiche Guardie Venatorie Volontarie che , dalle Alpi alla Sicilia, sacrificano il loro tempo e i loro soldi per salvare orsi e lupi, uccelli migratori o per denunciare gli innumerevoli “Crimini di natura” che vengono commessi quotidianamente in ogni parte dell’ex “Bel Paese”, mettendo a repentaglio la salute dell’ambiente e, con essa, quella degli stessi abitanti. Un drappello di queste autentiche sentinelle dell’ambiente, sotto le insegne del Panda, opera da tempo in Calabria ed è anche al loro impegno quotidiano, così come all’insostituibile ruolo svolto tradizionalmente dal Corpo Forestale dello Stato, che l’appuntamento di Mongiana è dedicato.

    Per arrestare la folle corsa verso la distruzione del pianeta (l’unico che abbiamo!), il WWF chiede il sostegno di tutti: sul sito www.wwf/criminidinatura chiunque può informarsi maggiormente sul fenomeno e sostenere la campagna del WWF con una donazione, oltre a diffondere le informazioni e sottoscrivere la petizione per chiedere sanzioni più severe contro chi uccide specie selvatiche.


    WWF Calabria


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