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Martedì, 15 Ottobre 2013 17:49

Affari sporchi. Soci privati della Proserpina accusati di bancarotta fraudolenta

Scritto da Loredana Colloca
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mini rifiutiVIBO VALENTIA - L’affare del ciclo dei rifiuti, si sa, fa gola a molti. La criminalità organizzata si è talmente infiltrata nel sistema da far entrare nel linguaggio comune il termine “ecomafie”. Che lucrano sull’immondizia, ma non solo. Condotta messa in atto, secondo la procura di Vibo Valentia, dal 2004 fino al fallimento «pilotato» dell’impresa, da 13 soggetti accusati di bancarotta fraudolenta, titolari e soci privati della Proserpina, spa a capitale misto che si occupava della raccolta dei rifiuti a Vibo Valentia. Il provvedimento è stato emesso al termine di un’attività investigativa condotta dai finanzieri del Nucleo di polizia tributaria di Vibo Valentia

, che ha portato al sequestro preventivo di beni per 1milione e mezzo di euro. Gli atti dell’indagine sono stati trasmessi, per conoscenza, alla Dda di Catanzaro.

Secondo l’accusa, i soci privati, detentori delle quote di maggioranza della Proserpina, avrebbero sub-appaltato la raccolta a società private a loro riconducibili. Per il servizio di raccolta dei rifiuti non effettuato, inoltre, l’azienda ha ricevuto fondi per 2milioni e mezzo di euro dall’ufficio regionale del commissario per l’emergenza ambientale e dieci autocompattatori, due dei quali sono stati rivenduti a una ditta barese. Gli indagati sono: Michele Mirabello, Domenico Antonio Naso, Giandomenico Pata, Giuseppe Betrò, Francesco Pantano, Giuseppe Ceravolo, Marcella De Vita, Gino Citton, Ciro Orsi, Domenico Scuglia, Michelangelo Petrolo, Giovanni Vecchio e Natalina Cricelli.

 

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