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Direttore responsabile: Bruno Greco
Redazione: Salvatore Albanese, Alessandro De Padova
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Un po’ meno naif sono i dirigenti e i tecnici di Sorical che nel pantano asfittico dell’Alaco ci hanno sguazzato per anni. I loro lauti stipendi li paghiamo noi, per dire. Ad uno di loro hanno trovato 50 milioni di euro in casa. Sono indagati per avvelenamento colposo di acque sia il presidente (Camo) dei tempi di Loiero, sia quello attuale (Abramo), messo lì da Scopelliti. Stesse accuse per l’ingegnere Sergio De Marco da Soverato e il suo collega-braccio destro Giulio Ricciuto, da Pizzo. Per loro - impegnati a buttare fumo negli occhi dei cittadini, a cercare (invano) di intimidire i giornalisti che si occupano del caso, o più banalmente a seminare i Nas tra i boschi delle Serre per correre a nascondere i fanghi dal sedimentatore - la notizia del benzene deve essere stata davvero come un sorso di acqua fresca. Sono rimasti fedeli al signor Veolià, che li avrà certamente saputi ricompensare prima di scappare via con i forzieri pieni.
Poi ci sono i politici di razza, “onorevoli” rappresentanti del territorio arrivati nelle stanze dei bottoni, che dell’Alaco non hanno mai parlato, anche se ci abitano a 7 chilometri di distanza. Per loro non esiste. Mai una parola, neanche in uno dei mille comunicati seriali con cui inondano quotidianamente le redazioni dei giornali. Niente. Ora che la campagna elettorale si infiamma, poi, il benzene potrebbe essere pericoloso. Oggi la Sorical la comandi tu, ma domani potrei esserci io al tuo posto, quindi non disturbo. E poi loro hanno il pozzo, e a Roma l’acqua è buona, lo sanno tutti.
Questa è guerra. Avvelenare coscientemente 400mila persone è un infame atto di guerra. La dichiarazione di aperta ostilità c’è stata nel 2006, quando oltre 80 comuni si sono allacciati a quel bacino che tutti, tutti, sapevano essere una discarica abusiva mai bonificata e ricoperta d’acqua. Gli uomini di Sorical e Veolià hanno garantito che l’acqua non sarebbe mai più mancata, si sono presentati come i salvatori della patria, sono stati accolti dalle mani compiacenti di amministratori e tecnici collusi, allora come oggi. Derubare un popolo e, come se ciò non bastasse, avvelenarlo, è un atto di una violenza inaudita. Tutto ciò non è successo per caso, ma è stato studiato a tavolino, è stato preparato con dolo. Per soldi. E’ forse la peggiore forma di colonizzazione che la Calabria abbia mai subito, messa in atto grazie alla connivenza decisiva e interessatissima della politica nostrana. Un disastro ambientale enorme – lo scriviamo ormai da anni – di cui ancora non si è compresa la reale portata. Dunque è già tardi per capire che chi ci ha rubato l’acqua e venduto il veleno ha ucciso il nostro territorio, ma non è mai tardi per capire, in questa guerra, da che parte stare. Non è mai tardi per resistere, per combattere contro chi, per il profitto, vuole rubarci la vita. Quindi sveglia, che è ora. Buongiorno.
(foto Salvatore Federico)
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