Giovedì, 18 Luglio 2013 15:10

Cazzoni e Kazaki. Sarà il Pd a salvare Angelino Alfano?

Scritto da Salvatore Albanese
Letto 1764 volte
mini alfanoIl caso del blitz notturno di Casal Palocco del 28 maggio scorso, che ha impegnato ben 50 uomini della Digos, rappresenta il punto più basso mai raggiunto dalle Istituzioni italiane nella gestione di una controversia internazionale. Il fermo ed il successivo rimpatrio forzato della  moglie del dissidente kazako Ablyazov, Alma Shalabayeva e della figlia di soli 6 anni, suonano come due condanne a morte strategicamente pianificate, premeditate e decise dal governo italiano.  La madre e la piccola ora saranno usate dal dittatore Nazarbayev come ostaggi nella sua guerra personale contro Ablyazov. Potranno essere torturate fino allo sfinimento, rituale assai diffuso alla corte del dittatore kazako.
 
Si tratta di un ulteriore salto mortale al contrario verso la mortificazione totale dei diritti civili nel nostro paese. Si è calpestata la libertà e la sicurezza di due donne - una delle quali bambina, abbondantemente minorenne -  per mantenere i rapporti, o meglio per accondiscendere alle pressioni, ai ricatti e alle strette di uno stato feudale, incurante delle normative internazionali, ricco di gas e petrolio. Per rendere l’idea, l’Eni partecipa al 20% nei diritti di sfruttamento dei giacimenti di gas kazaki. Nazarbayev aveva già fatto pressioni sull’Inghilterra, paese in cui Ablyazov ha ottenuto asilo come rifugiato politico, minacciando rappresaglie sugli interessi economici britannici in Kazakistan, ma il governo di Londra, contrariamente al nostro, non si è fatto minimamente intimidire.
 
Ora, è chiaro che la questione sia principalmente politica e che avrebbero dovuto scattare automaticamente le dimissioni di Alfano, che dovrebbe essere contestualmente denunciato alla Corte dell’Aia per violazione del Diritto internazionale, aggravata dalla minore età di una delle due donne consegnate al dittatore. Sembra che tutto si giocherà venerdì al Senato quando l’assise sarà chiamata ad esprimersi sulle dimissioni di Alfano. A quanto pare prevarrà ancora il calcolo squisitamente politico ed il ministro dell’Interno non si dimetterà, sarà salvato anzi dal voto dei suoi più “feroci” dirimpettai: gli ex avversarsi del Pd. Anche se pare che stia crescendo il numero dei “dissidenti” interni al Partito Democratico pronti a tagliare la testa di Alfano (nell’ultime ore ai renziani si sarebbero aggiunti anche i d’alemiani). Ed anche se si arrivasse alle dimissioni sarebbe comunque un risultato di paglia, figlio dell’ennesimo sporco compromesso: Alfano lascerebbe il vertice del Viminale, dimettendosi solo da ministro e non da vicepremier, continuando di fatto ad incarnare il ruolo di secondo del premier Letta. 
 
Diciamoci quindi la verità: il paese è ostaggio di un governo  debolissimo. Forgiato su “larghe intese” che finiscono per dimostrarsi “ristrettissimi limiti”. Alfano, se avesse un minimo senso della decenza, dovrebbe lasciare subito la poltrona occupata piuttosto che attaccarsi sugli specchi viscidi del “non sapevo”. Perché “non sapere”, quando si occupa un ruolo cosi importante, non è una giustificazione ma un’ aggravante. 

Articoli correlati (da tag)

  • Chiaravalle, nasce l'associazione di donne 'Lascio un segno' Chiaravalle, nasce l'associazione di donne 'Lascio un segno'

    Nasce a Chiaravalle Centrale un'associazione di donne. Si chiama "Lascio un segno", costituita grazie alla voglia di un gruppo di amiche di intraprendere assieme un viaggio tutto al femminile. Attorno ad un aperitivo, in una sera qualunque, l’idea prende forma e diventa uno statuto che racchiude tutte quelle idee che saranno destinate a “lasciare un segno”. 

  • Ghost, un nuovo arresto per espiazione pena Ghost, un nuovo arresto per espiazione pena

    112Nella mattinata odierna, i carabinieri della stazione di Soriano, diretti dal maresciallo Barbaro Sciacca, e guidati dal capitano della Compagnia di Serra San Bruno, Stefano Esposito Vangone, hanno dato esecuzione ad un ordine di carcerazione per espiazione di pena detentiva, nei confronti di Francesco Ida’, 35enne, pregiudicato, nato a Gerocarne. L’uomo, arrestato per scontare una pena di 4 anni e 5 mesi di reclusione, è stato condannato per il reato di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti.

    Il provvedimento di arresto, emesso dalla procura generale di Catanzaro, è stato posto in essere in merito a quanto emerse a conclusione dell’operazione “Ghost” effettuata dalla Polizia di Stato all’inizio del 2009, con la quale è stata fatto luce su un giro di droga che avrebbe interessato nello specifico il territorio compreso tra i comuni di Pizzo, Soriano, Sorianello e Gerocarne.

    Ida’è stato accompagnato presso la casa circondariale di Vibo Valentia, dove venerdì scorso erano già stati condotti altri tre condannati - Giuseppe Capomolla, residente a Soriano; Pietro Nardo di Sorianello e Bruno Sabatino, residente invece a Gerocarne – interessati dalla stessa operazione antidroga.

  • Vibo, rapina ad un distributore: fermato Giuseppe Lo Bianco Vibo, rapina ad un distributore: fermato Giuseppe Lo Bianco

    mini Carabinieri-sorianelloVIBO VALENTIA - Sarebbe uno degli autori di una rapina ai danni di un distributore di carburanti che avrebbe fruttato nel complesso 15mila euro. Con questa accusa, i carabinieri hanno fermato nella giornata di ieri Giuseppe Lo Bianco, classe '72, pluripregiudicato appartenente all'ominimo clan operante nella città capoluogo. Il fatto risale intorno alle 18 di ieri, quando due persone con il volto coperto e armate di pistola, hanno fatto irruzione in un distributore situato nella centralissima viale Affaccio, intimando il titolare facendosi consegnare la somma in contanti che ammontava a 15mila euro. Subito dopo i malviventi si sarebbero dati alla fuga a bordo di un'autovettura, guidata da un altro complice. Scattato l'allarme, i carabinieri nel giro di pochi minuti sono riusciti a rintracciare la macchina in località Ottocanalli. Alla guida c'era lo stesso Lo Bianco che è stato immediatamente bloccato. Dalla perquisizione eseguita all'interno dell'autovettura, inoltre, i militari hanno rinvenuto un passamontagna nascosto sotto i sedili che sarebbe lo stesso utilizzato dai malviventi per compiere la rapina. Il 42enne, posto in stato di fermo e tradotto in carcere, è già noto alle forze in quanto rimasto coinvolto nell'operazione “Cash”, scattata nel luglio del 2011. Nei suoi confronti, infine, viene contestata anche un'altra rapina, messa a segno ad ottobre in un supermercato di Vibo.


     

  • Ghost, arrestate tre persone: devono scontare una pena definitiva Ghost, arrestate tre persone: devono scontare una pena definitiva

    mini carabieniri_notteI carabinieri della Stazione di Soriano Calabro, diretti dal maresciallo Barbaro Sciacca, e guidati dal capitano della Compagnia di Serra San Bruno, Stefano Esposito Vangone, hanno dato esecuzione, nella serata di ieri, all'ordine di carcerazione per l'espiazione di una pena detentiva, emessa dalla Procura generale di Catanzaro, nei confronti di tre soggetti: si tratta di Giuseppe Capomolla, 34enne residente a Soriano, già noto alle forze dell'ordine, e Pietro Nardo, di 45 anni, residente a Sorianello ma domiciliato a Gerocarne, entrambi responsabili del reato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. Capomolla è stato condannato a 4 anni e 10 mesi di reclusione, mentre di 4 anni e 5 mesi è la pena inflitta a Nardo. L'altro arrestato è, invece, Bruno Sabatino, residente a Gerocarne, anche lui pregiudicato, che dovrà espiare una pena di 4 anni e 6 mesi di reclusione, in quanto responsabile dei reati di porto abusivo di armi e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Le condanne si riferiscono alle indagini scaturite dall'operazione Ghost, conclusa nel 2009 dalla Polizia di Stato, con la quale è stata fatto luce su un giro di droga che avrebbe interessato nello specifico il territorio compreso tra i comuni di Pizzo, Soriano, Sorianello e Gerocarne. Capomolla e Nardo sono stati tradotti presso il carcere di Vibo, mentre Sabatino è stato sottoposto alla misura degli arresti domiciliari. 

     

  • Fabrizia, arrestato latitante in Svizzera Fabrizia, arrestato latitante in Svizzera

    mini polizia_cantonaleLa Polizia cantonale ha arrestato nei giorni scorsi in Svizzera Antonio Montagnese, 35 anni di Fabrizia, ritenuto al vertice dell'omonimo clan Montagnese-Nesci, e già condannato in Cassazione ad una pena di 9 anni di reclusione con l'accusa di associazione mafiosa. Il 35enne era rimasto coinvolto nell'operazione “Domino”, scattata nel 2007. Montagnese è il genero di Bruno Nesci, anche lui al vertice della consorteria mafiosa. Subito dopo la sentenza della Cassazione, arrivata nel maggio di quest'anno che ha certificato l'esistenza di un locale di 'ndrangheta a Fabrizia, Montagnese si era dato latitante in Svizzera, ma la Polizia Cantonale dopo mesi di ricerche è riuscita a rintracciarlo. 

     

Il Vizzarro.it - quotidiano online
Direttore responsabile: Sergio Pelaia.
Redazione: Salvatore Albanese, Alessandro De Padova, Bruno Greco.

Reg. n. 4/2012 Tribunale VV

redazione@ilvizzarro.it

Seguici sui social

Associazione "Il Vizzarro”

via chiesa addolorata, n° 8

89822 - Serra San Bruno