Lunedì, 06 Maggio 2019 08:40

Esiste anche un altro Sud

Scritto da Angelo Calzone*
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Foto di Angelo Maggio Foto di Angelo Maggio

Sono stato qualche giorno in Salento. Luoghi meravigliosi, gente accogliente ma, soprattutto, civile; di una civiltà superiore.

Ho visto strade pulite, anche in campagna. Neppure un pezzo di carta o una bottiglia di plastica lungo chilometri di arterie statali e provinciali. Nelle case una raccolta differenziata fatta con scrupolo e maniacale attenzione. Percorsi cicloturistici dappertutto. Riserve e oasi naturalistiche di prim’ordine. Totale assenza di buche sul manto stradale e di rovi e sterpaglie ai margini della carreggiata.

Mare splendido e limpido. Conclusione: esiste anche un altro Sud, che non ha nulla da invidiare non solo a certi territori del nord Italia ma neppure ai paesi più evoluti del nord Europa. Merito certamente della buona politica, ma forse più ancora della grande sensibilità e dello spiccato senso del bene comune di cui sono dotati i cittadini salentini.

Ho fatto, quindi, ritorno in Calabria. A Vibo Valentia. Un altro mondo.

Ho dovuto amaramente constatare ancora una volta che, non a caso, la Città (ma non sfugge a tale destino l’intero territorio provinciale) è in fondo ad ogni classifica riguardante la qualità della vita. 

Dalla strada che attraversa la valle del Mesima a quella che conduce ai paesi delle Preserre vibonesi (Arena, Dasà, Acquaro), alla strada per Stefanaconi, alla più frequentata SS18 (sia che si percorra in direzione Vibo  - Mileto sia che si percorra in direzione Vibo) o alla via nazionale di Pizzo fino a quella che corre lungo tutta la costa vibonese – solo per citarne alcune ma l’elenco è lunghissimo – è un continuo succedersi di buche, di buste di plastica colme di rifiuti, di bottiglie in polietilene, di cartacce, di copertoni e d’ingombranti di ogni specie.

Nulla e nessuno riesce a fermare i tanti, che – anche laddove la raccolta differenziata funziona –  continuano, contro ogni logica, a sporcare, inquinare, deturpare senza remore tutto ciò che cade sotto la loro diretta percezione. Non c’è appello che regga, non c’è sanzione (in verità pochissime quelle che ci risultano irrogate dai comuni) che li distolga dai loro turpi propositi. Il degrado ambientale è il nostro vessillo. Il nostro biglietto da visita.

Non oso pensare a quanta di quella plastica finirà nei torrenti e da lì in mare, pronta a causare la morte di pesci, cetacei (capodogli e delfini) rettili (caretta caretta) e uccelli, finendo, infine, proprio nello stomaco di chi l’ha abbandonata impunemente, mesi prima sulle nostre contrade.

Ci chiediamo perplessi come mai la c.d Costa degli dei non abbia ricevuto neppure una bandiera blu ma dimentichiamo probabilmente che le nostre spiagge sono invase dalle costruzioni abusive che arrivano fin sopra la battigia, che le nostre piccole città di mare sono invase dalle automobili, che i depuratori non funzionano o funzionano male perché sottodimensionati, che non esistono aree verdi o piste ciclabili, che la differenziata è a livelli minimi, che si è preferito un turismo di massa, fatto di villaggi “sul mare” anziché puntare come nel Cilento, sul recupero dell’esistente o su un turismo sostenibile, che i trasporti pubblici sono praticamente inesistenti.

Invece di chiederci di cosa dovremmo andare fieri e per quale ragione siamo incapaci persino di reggere il paragone con l‘Homo Neanderthalis, continuiamo a illuderci di essere intelligenti, furbi, laboriosi e tra i migliori in Italia e all’estero.

La verità è un’altra. Non solo non siamo i migliori (anzi!) ma non ci rendiamo conto neppure di essere giunti ad un punto di non ritorno. E che forse abbiamo proprio toccato il fondo.

Non è più pensabile che nuove elezioni comunali, regionali o europee siano la soluzione a tutti i nostri mali. I governanti sono lo specchio dei governati.

Non bastano più le buone azioni delle tante associazioni, dei pochi volontari che in ogni campo si impegnano allo spasimo per rimediare o compensare la colpevole assenza dei molti e delle istituzioni pubbliche in primis.

Non basta più la buona volontà dei singoli. C’è qualcosa di più profondo che bisogna cambiare, da cui occorre ricominciare. È necessaria una rivoluzione, una palingenesi sociale e personale.

Bisogna iniziare dalle fondamenta. Dalla nostra famiglia, dalla nostra scuola (troppo spesso assente o lontana dai problemi reali), dalle nostre chiese (che non sono in grado neppure di creare dei buoni cristiani), dai nostri partiti e movimenti (nient’altro che vuoti simulacri), dalle nostre istituzioni, dalle nostre imprese, da ognuno di noi. Non è più tempo per i soliti inutili riti.

Sempre che ci sia ancora il tempo.

                                                                                                                                            *Presidente Wwf provincia di Vibo

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