Il Vizzarro.it - quotidiano online
Direttore responsabile: Bruno Greco
Redazione: Salvatore Albanese, Alessandro De Padova
Reg. n. 4/2012 Tribunale VV
Si sono radunati in silenzio, di nascosto come fieri partigiani, per dirci che in fondo tutto va bene e che non dobbiamo ‘allarmarci’: “L’acqua dell’Alaco è potabile”. Lo comunica in pompa magna il polivalente - professionista delle ‘tavole rotonde da parata’ - Franco Zoccali. Lo stesso direttore generale della presidenza della giunta regionale aveva, per la giornata di ieri, convocato appunto una delle sue solite tavole rotonde, spacciata per riunione operativa, a cui avevano partecipato anche il direttore generale del dipartimento Lavori pubblici, Giovanni Laganà, gli ingegneri Pallaria e Merante, (custodi giudiziari degli impianti sequestrati dalla Procura di Vibo Valentia), i vertici dell'Arpacal, della Sorical, delle Asp di Catanzaro, Vibo e Reggio Calabria e, stranamente, nessuna rappresentanza di cittadini. Zoccali, pesce fuor d’acqua che probabilmente conosce poco la questione Alaco, ha parlato di “allarme rientrato” riguardo alla presenza di benzene nell’invaso. Un allarme che si sarebbe risolto perché in realtà nelle acque dell’Alaco, il 6 dicembre scorso, più che benzene, sarebbero stati trovati “composti aromatici alogenati derivati dal benzene”. La questione è stata quindi rapidamente archiviata come se questi composti, tossici e altamente nocivi per la salute umana, debbano essere di norma presenti nell’acqua potabile. Nessun accenno invece riguardo alla presenza dei cloriti registrati, questi il 17 dicembre, in quantità gravemente eccessiva. Stessa storia per i trialometani.
Lo stesso Zoccali ha ribadito l’intenzione di potenziare la comunicazione tra enti e cittadinanza, ignorando anche stavolta che proprio in un incontro in Prefettura a Vibo, i movimenti e i comitati civici avevano ‘invitato’ il nuovo Commissario dell’Asp, Maria Bernardi, a rendere pubbliche le analisi delle acque. Ma molto stranamente i dati pubblicati riportano ancora Analisi di Routine, effettuate su un numero di parametri limitati (quindici) e non piuttosto, come la stessa Bernardi aveva promesso nell’incontro in Prefettura, Analisi di Verifica (che invece analizzano 65 parametri circa) e che, secondo la legge, sono le analisi da effettuare in ‘situazioni di rischio’, come è appunto quella dell’Alaco. Nelle analisi pubblicate mancano comunque i parametri e i riscontri riferiti agli alometani ed al manganese. Mentre il valore dei cloriti è pari al limite del valore massimo consentito (considerando il margine d’errore di misura, il limite stesso potrebbe essere benissimo superato).
Si tratta, quindi, ancora una volta - per quel che riguarda la questione ‘Acqua Sporca’ - di un grande bluff perpetrato sulla salute di 400mila calabresi che vengono riforniti dal lago ‘killer’ Alaco, mai bonificato e provvisto di un potabilizzatore sottodimensionato e inadeguato (come sancisce la relazione del consulente Dottor Antonio Tomaino contenuta nell’ordinanza di sequestro operato nel maggio scorso dalla Procura di Vibo). Il fatto diventa eloquente se si considera che le analisi riportate nello stesso sito dell’Asp di Vibo fanno riferimento, per Serra San Bruno, a dei prelievi effettuati lunedì 4 febbraio alla ‘fontanella di P.zza San Giovanni’, mentre l’incontro in cui si era deciso di rendere pubbliche le analisi (di Verifica e non di Routine) era stato effettuato il 5 febbraio, quindi il giorno successivo.
È pertanto evidente che quanto riferito dalla Regione Calabria, e quanto si sta cercando di far mal digerire ai cittadini utenti dell’Alaco, sia soltanto l’ennesima manovra utile a mantenere assopiti gli animi dei cittadini pienamente consapevoli di pagare e di sopportare l’erogazione di acqua che in realtà non è affatto potabile.
Forse ci sarebbe bisogno di un’ulteriore ‘riunione operativa’ per spiegare a Zoccali, ai vertici Sorical ed ai custodi giudiziari che stanno operando in maniera del tutto contraria rispetto a quanto sancito dalla legge (D.lgs. 31/2001) omettendo dei controlli adeguati e spacciando per buoni controlli inutili, visti e rivisti, già effettuati anche in passato e che non dicono nulla di nuovo o quantomeno non riportano la cruda realtà dei fatti proprio perché effettuati in maniera difforme a quanto sancito dalla legge. Una situazione a dir poco confusionaria, come d’altronde per il caso benzene-non benzene, montato e smontato abilmente nel giro di poche ore. Non si intuisce ancora chi sia stato il colpevole di quel fatidico “errore di trascrizione”, di un elemento, fortemente cancerogeno, volatilizzatosi in men che non si dica.
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