Domenica, 24 Aprile 2016 12:39

La campagna elettorale tra social e realtà: chi teme il confronto e chi maschera il fallimento

Scritto da Sergio Pelaia
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SERRA SAN BRUNO - Si sa che ogni campagna elettorale, con le sue liturgie e i suoi ministri del culto propagandistico, è una storia a sé e, dunque, quella che porterà Serra al voto amministrativo del prossimo 5 giugno è ancora tutta da scrivere. Però ci sono già alcuni elementi, soprattutto per ciò che riguarda le forme di comunicazione usate dai vari protagonisti in campo, che restituiscono un quadro fin qui inedito della paesana prassi della caccia al voto.

Un quadro non sempre edificante. Non tanto perché non siano ormai i serresi dotati di stomaci forti abituati a digerire le peggiori nefandezze spacciate per “politica” ma, più che altro, perché la diffusione dei social network ha prodotto una proliferazione di piccoli pulpiti da cui ognuno ha la possibilità di mettere in piazza sì riflessioni, sensazioni, magari proposte o anche polemiche e interessanti contese dialettiche, ma anche sfoghi umorali incontrollati, allusioni rancorose, attacchi rabbiosi e filippiche sconclusionate che si pensa facciano parte della politica, o che comunque possano in qualche modo favorire se stessi o il proprio beniamino nella scalata alla conquista della stanza dei bottoni.

Ci sta, ci sta tutto in campagna elettorale, e va detto che molto spesso chi fa finta di inorridire tradisce una malcelata voglia di fare parte di quel circo. Per questo non servono le considerazioni moraleggianti sul “dove siamo finiti” con l’uso dei social network e sul come fosse meglio “la politica di una volta”. Che ci piaccia o no, questa è l’era dell’interazione virtuale e bisogna accettare come innovazione ed evoluzione della politica il fatto che lo strumento di comunicazione, in questo caso il web, possa essere alla portata di tutti. Commentare con la puzza sotto il naso le pratiche social di una indefinita platea dipinta come un amalgama di rozzi digitali è molto facile, e infatti c’è chi lo fa con abuso di aggettivi e avverbi che servono a poco, però, per capire il fenomeno. Più utile, forse, analizzare dal punto di vista comunicativo il comportamento degli aspiranti amministratori in campo e dei rispettivi danti causa.

L’anomalia più evidente, per il momento, è quella del movimento “La Serra rinasce”, che pare abbia la certezza di aver accumulato un tale vantaggio sugli avversari da evitare come la peste qualsiasi confronto non solo con i rivali politici, ma anche con i giornalisti. Lo testimonia l’ostinazione con cui si disertano gli appuntamenti settimanali di Rs98, che ha messo in campo un approfondimento informativo radiofonico di tutto rispetto che rappresenta un utile servizio ai cittadini. Scelta legittima, ci mancherebbe, quella di evitare il confronto ad ogni costo, ma certamente poco rispettosa sia degli avversari che dei cittadini-ascoltatori (e sono tanti) che vorrebbero capire se può amministrare un paese, magari presentarsi senza tremare davanti a un prefetto, a un magistrato o anche a un operaio incazzato, chi ha bisogno di situazioni organizzate, confortevoli e blindate - come gli ormai ciclici convegni di palazzo Chimirri - per poter parlare alla gente.

Nella dirimpettaia coalizione di centrodestra, invece, la preoccupazione maggiore a livello comunicativo sembra un’altra. Dopo il maldestro annuncio con cui si ostentava prontezza per provare a tenere il passo degli avversari, infatti, sono trascorsi giorni di trattative febbrili che hanno poi portato all’ufficializzazione della scelta di Jlenia Tucci – a proposito, affermare di conoscere una notizia da tempo e ammettere quindi di non averla scritta per non disturbare la trattativa del politico di turno è molto più disonorevole che prendere un “buco” in casa con eleganza –. La preoccupazione, si diceva, dalle parti del centrodestra è quella di portare avanti il volto nuovo e presentabile della Tucci per nascondere quello, evidentemente poco entusiasmante in questo momento storico, di chi ha creato, voluto e sostenuto l’amministrazione Rosi fino a poco tempo fa. Certo, bisogna dare atto alla candidata di aver esordito parlando di proposte e problemi reali: a livello comunicativo individuare subito poche priorità su cui puntare è una mossa apprezzabile, che fa presa sull’elettorato “maturo”. Così come le va dato atto di avere subito, pubblicamente, lanciato un gesto di distensione facendo gli auguri al candidato del centrosinistra Luigi Tassone, che ha risposto con altrettanta eleganza.

Al di là dei convenevoli, della retorica e del “bene del paese” di cui ci si ricorda improvvisamente a due mesi alle elezioni, bisogna però guardare alla sostanza perché nella comunicazione politica, oltre che i metodi e le forme, sono comunque decisivi i fatti, cioè quello che il candidato effettivamente fa e come si muove nell’agone. E i fatti dicono che il centrodestra, che non riuscirà mai a nascondere i 5 anni di totale fallimento appena trascorsi, cerca di mascherare la necessità di limitare i danni (e di creare un futuro gruppo di fedelissimi al leader) dietro la voglia di civismo. Il centrosinistra, invece, non nasconde la sua natura politica e la sua deferenza rispetto al leader ma, evidentemente, ha paura che i suoi giovani rampolli non siano ancora in grado di reggere quel confronto pubblico che dovrebbe essere uno dei pilastri su cui, anche in un piccolo paese, si regge la democrazia.

I fatti sono questi. E il popolo, sia nelle piazze reali che in quelle virtuali, li vede e li comprende, più di quanto si possa immaginare.

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