Venerdì, 17 Maggio 2013 14:55

Pasquale Andreacchi: un delitto disumano che nasconde ancora troppe ombre

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mini Pasquale 3SERRA SAN BRUNO - E’ come se Pasquale fosse stato ucciso ieri. Lo ripete come un mantra Giovanna Fronte, legale di fiducia della famiglia Andreacchi. E’ stata lei stessa a dare la notizia: le indagini sul brutale omicidio del 18enne di Serra San Bruno, a più di due anni dall’archiviazione, sono state riaperte. I genitori di Pasquale, Salvatore e Maria Rosa, hanno incontrato il dirigente della Squadra Mobile di Vibo, Antonio Turi, a cui la Procura guidata da Mario Spagnuolo ha affidato il caso. A Turi e al Pm Vittorio Gallucci ora spetta il difficile compito di fare luce su una vicenda terribile, ancora circondata da troppe ombre: la barbara esecuzione di un ragazzo appena maggiorenne estraneo a qualsiasi contesto criminale. Un delitto disumano che finora non ha trovato alcuna spiegazione, solo sospetti, testimonianze infruttuose e a volte ritrattate, reticenze, indifferenza e tanta omertà. Ma gli inquirenti ora sono determinati, lo hanno detto ai familiari e all’avvocato: le indagini ripartono, è come se Pasquale fosse stato ucciso ieri.

Pasquale Andreacchi, 18 anni compiuti da un mese e una smisurata passione per i cavalli, si allontanò da casa sua, nel centro di Serra San Bruno, nel tardo pomeriggio dell’11 ottobre 2009. Di lui si perse ogni traccia: per due mesi si rincorsero incontrollate le voci più inverosimili sulla sua sorte, ma la mattina del 9 dicembre 2009 molte delle ipotesi persero d’improvviso consistenza. Gli addetti alla raccolta dei rifiuti, su una via poco distante dal centro abitato, trovarono, all’interno di un cassonetto, un teschio umano, con un foro da pallottola al centro della fronte. La paura dei familiari di Pasquale si trasformò in disperazione pochi giorni dopo, il 27 dicembre, quando un cacciatore, in un bosco poco lontano dal cassonetto dove era stato trovato il teschio, si accorse che c’erano delle ossa sparse tra la boscaglia. Furono gli stessi genitori di Pasquale a riconoscere, in quel bosco di castagno, gli indumenti del loro primogenito, con dentro il portafogli e i suoi documenti. Tutti quei frammenti ossei furono analizzati e, con l’esame del dna, si ebbe la conferma che si trattasse del povero Pasquale. Il 18enne probabilmente fu sequestrato la sera stessa della sua scomparsa, forse fu attirato in una trappola, dai segni visibili sul cranio è evidente che fu picchiato violentemente, ed essendo alto quasi due metri fu fatto inginocchiare e ucciso senza pietà. Il suo cadavere potrebbe essere stato dato in pasto a degli animali selvatici, perché le ossa ritrovate erano completamente scarnificate. Ciò che restava del suo corpo martoriato è stato restituito alla famiglia, dopo mesi di esami, in una scatolina. Il suo funerale si celebrò il 14 maggio 2010. Oggi c’è solo una lapide, in quel bosco di castagno, e una famiglia mutilata e sola che chiede verità.

L’unica pista che gli investigatori avevano seguito non ha portato a nulla. Riguarda un debito contratto da Pasquale per l’acquisto di un cavallo, il suo stallone, Hidalgo. Il ragazzo aspettava i soldi di un premio assicurativo per pagarlo all’uomo che glielo aveva venduto, un pregiudicato del luogo. Quei soldi però non arrivavano e pare che Pasquale fosse stato minacciato dal creditore. L’uomo non è stato nemmeno iscritto nel registro degli indagati, e il caso è stato archiviato nell’ottobre 2010. Adesso, grazie alla tenacia dei familiari e del loro legale, lo Stato ha riabbracciato gli Andreacchi assicurando che si farà di tutto per fare giustizia. C’è da capire se, eventualmente, il sospettato possa aver agito senza lasciare traccia e se possa essere stato spalleggiato da qualcuno; c’è da capire perché non è mai stato fatto l’esame del dna sui vestiti di Pasquale per rintracciare la presenza di profili biologici di terze persone; c’è da capire che fine ha fatto un potenziale testimone, un ragazzo polacco, che è sparito nel nulla dopo l’omicidio. Ci sono da capire molte cose, che adesso gli inquirenti affronteranno con maggiore determinazione di come è stato fatto in passato, ma mai nulla potrà spiegare come un innocente, un ragazzone innocuo, poco più che bambino, possa essere stato massacrato per nulla.

(articolo pubblicato su Il Corriere della Calabria n. 99)

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