Mercoledì, 03 Luglio 2013 14:16

Piccoli mafiosi crescono. Ecco la lupara giocattolo

Scritto da Salvatore Albanese
Letto 2294 volte

mini OK1-240x214Confesso. Ho ucciso centinaia di uomini, forse migliaia. Soldati, indiani, cowboy. Senza alcuna pietà. Impassibile, come il migliore cecchino, ho sparato colpi mortali con pistole e fucili di ogni genere e tipo. Avevo sulla coscienza chissà quanti massacri e poi, senza pensarci più di tanto, ogni sera, con freddezza assoluta, andavo a letto presto. Alle 8 e mezza, massimo le 9. E ci dormivo su, tranquillo. Come se nulla fosse. Succedeva alla fine degli anni Ottanta. Avrò avuto sei anni e come tutti i bambini della mia età giocavo alla “guerra” con i miei fratelli. Con i cugini. Con gli amici che credevi potessero essere quelli di una vita e poi, per un motivo o per l’altro, li hai persi per strada. Lo ricordo sorridendo, con angoscia e malinconia. Soldatini, pistole ed armi giocattolo: i nostri passatempi preferiti. 

Forse questo potrà bastare a far capire che non sono uno di quelli che per partito preso pensa che se un bambino gioca con le armi, diventerà un pericoloso serial killer o un guerrafondaio, anzi tutt’altro. Però ogni cosa ha un limite. O meglio, dovrebbe averlo.

La EdisonGiocattoli, azienda leader nel settore delle armi balocco con sede in Toscana – a Barberino del Muggello – ha messo sul mercato la famigerata lupara. Un fucile a canne mozze per giocare ai mafiosi. Sulla confezione da un lato due uomini con la coppola, i baffetti ricamati e lo sguardo sprezzante, dall’altro un paio di carabinieri a cavallo. Alle spalle un gregge di pecore concentrato a brucare il paesaggio arso e selvaggio dell’Appennino meridionale. Insomma, la lupara, indomito protagonista di tanti omicidi di ‘ndrangheta, adesso è un giocattolo. E in men che non si dica scoppiano le polemiche. C’è chi ritiene che “non è folclore, ma piuttosto simbologia di morte” e chi invece ricorda che la lupara, quella vera, in agguati veri, abbia ucciso anche centinai di bambini.

L’azienda fiorentina, naturalmente, tende a ridimensionare i fatti e si giustifica accampando ragioni storiche, inquadrando la lupara come mera arma campestre adoperata per difendere le greggi dai lupi. Ma cosa c’entrano allora – stampati sulla confezione - quei due carabinieri a cavallo che sorvegliano con faccia mezza impaurita i pastori con l’arma piegata sulla spalla? Quando il nostro piccolo imbraccerà la lupara, quale dei due ruoli vorrà incarnare? Quello del “più debole” o quello dell’uomo “d’onore”?

Il fatto è che al fascino dell’autorità, della prepotenza, dell’essere “forti” e rispettati non si può resistere. E non gli resistono forse neanche i più piccoli o, di sicuro, non gli resistono i genitori. È questo quello che rende la lupara giocattolo un prodotto di successo così come altre migliaia di giocattoli - video game in testa - che spopolano nelle stanzette dei nostri bambini. L’azienda di giocattoli infatti parla direttamente sul proprio sito di record delle vendite ed invita a comprarlo “subito, in offerta speciale a sole 50 euro”, a conferma del fatto che siamo un paese dove i valori ed il buongusto sono esemplari ormai in via di estinzione.

Chi è troppo assorto nel macinare soldi a tutti i costi, nel “fare il business”, dovrebbe forse fermarsi a ragionare ogni tanto. A pensare che non si può continuare ancora ad abbassare la barriere della morale per dare campo libero alla logica commerciale. Quella barriera che tanto affannosamente si cerca di tenere su con pazienza e sacrificio, con il timore di essere “scomodi”, a colpi di legalità, antimafia ed onestà. Sarebbe forse adeguato iniziare a pensare di ritirare immediatamente dal mercato un fucile che suona come una bestemmia al sacrificio di tanti che hanno combattuto la mafia anche con la vita. Altrimenti, vista la collocazione geografica, può sempre darsi che la Edison Giocattoli, un giorno o l’altro, si deciderà finalmente a mettere sul mercato la Calibro 22 usata dal “mostro di Firenze”. E non voglio immaginare cosa potrebbe essere, in tal caso, raffigurato sulla scatola. 

Articoli correlati (da tag)

  • Arresti a Gerocarne, un terreno conteso alla base delle minacce all’avvocato vibonese Arresti a Gerocarne, un terreno conteso alla base delle minacce all’avvocato vibonese

    Le minacce di morte nei confronti di un avvocato vibonese si protraevano da anni, precisamente dal 2015, alla base delle quali ci sarebbe stato un terreno conteso. A distanza di tempo, i carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Serra San Bruno – supportati nella fase esecutiva dai militari delle Stazioni di Soriano e Vazzano – sono riusciti a individuare i presunti responsabili: si tratta di Giuseppe Donato, di 49 anni, e dei figli Salvatore (24) e Peppino (20), ritenuti responsabili a vario titolo dei reati di estorsione aggravata continuata, danneggiamento seguito da incendio, detenzione e porto abusivo di pistola.

    Il padre e i due figli sono adesso ai domiciliari.

    Le indagini sono iniziate il 15 ottobre 2017 quando nella frazione Sant’Angelo di Gerocarne, durante la nottata, è stato appiccato un incendio a un capannone di una persona del luogo.  Da lì sono subito scattate le indagini, che hanno consentito di raccogliere utili risultanze investigative in capo ai due giovani con precedenti di polizia. In quella circostanza fu incendiato l’intero immobile dove erano custoditi, oltre ad alcuni capi di bestiame, un trattore che era stato utilizzato il giorno stesso per lavorare all’interno di un fondo agricolo situato in contrada Cerasara a Gerocarne. Ed è stato proprio questo l’elemento che ha indirizzato le indagini: gli inquirenti, infatti, sono riusciti a ricostruire una vicenda che andava avanti già da tempo in relazione alla proprietà del fondo agricolo.

    Il fondo in questione, di proprietà di un avvocato vibonese, era da tempo oggetto di attenzioni da parte della famiglia Donato, che – secondo i carabinieri - cercava di impossessarsene con minacce e pressioni indirizzate al proprietario del fondo e a tutte le persone che si recavano all’interno per lavorarlo.

    I militari, quindi, hanno ricostruito le intimidazioni verso l’avvocato vibonese più volte minacciato di morte anche con l’utilizzo di una pistola indebitamente detenuta. Minacce, queste, che sono iniziate nel 2015 e si sono protratte sino ad oggi, indirizzate sia al legale che a tutte le persone che di volta in volta venivano individuate dal legittimo possessore del fondo per recarsi nel terreno conteso. L’atteggiamento intimidatorio adottato dai due figli e dal padre (quest’ultimo pregiudicato) era volto a far desistere, oltre al proprietario del fondo stesso, tutti i potenziali acquirenti del terreno e non in ultimo, il proprietario del capannone incendiato. Non è un caso, infatti, secondo gli inquirenti, che oggetto del danneggiamento seguito da incendio del 15 ottobre 2017 sia stato proprio il trattore utilizzato il giorno precedente per completare i lavori nel fondo agricolo dell’avvocato.

    Da qui l’accusa per i tre che si sarebbero procurati un ingiusto profitto consistente nel possesso ed utilizzo del fondo ai fini del pascolo con conseguente danno per il legittimo proprietario che non avrebbe potuto esercitare liberamente il suo diritto di proprietà.

    La vicenda trae origine, storicamente, già dai primi anni 2000 quando il terreno era già oggetto di contesa tra il legittimo proprietario e la famiglia Donato. La diatriba è culminata il 23 giugno 2010 in un tentativo di omicidio che sarebbe stato posto in essere da Giuseppe Donato (reato per il quale è stato condannato con pena definitiva) nei confronti dell’avvocato vibonese, legittimo proprietario del terreno agricolo in argomento.

    «La collaborazione delle vittime – ha affermato il capitano della Compagnia di Serra, Marco Di Caprio – è stata fondamentale, in quanto ci hanno fornito da subito le informazioni che hanno poi indirizzato le indagini. Il nostro lavoro è stato quello di riscontrare le informazioni raccolte, per arrivare alle fonti di prova utili a sostenere l’accusa in giudizio. In ogni caso, non emergono contatti con ambienti mafiosi».

     

  • Evade dai domiciliari, arrestato 56enne nel Vibonese Evade dai domiciliari, arrestato 56enne nel Vibonese

    I carabinieri dell’Aliquota Radiomobile della Compagnia di Tropea hanno arrestato ieri per il reato di evasione Raffaele Mileto, 56enne di Nicotera, già sottoposto al regime della detenzione domiciliare per furto aggravato.

    Durante un servizio di controllo del territorio di Joppolo, i militari – transitando per le vie del paese – hanno notato lo strano comportamento dell’uomo che, alla vista dell’auto dei carabinieri, ha cercato di sfuggire all’attenzione dei militari, allontanandosi dalla strada principale. Atteggiamento, questo, che però non è sfuggito ai carabinieri, che hanno riconosciuto il 56enne, il quale si trovava al di fuori della propria abitazione senza alcuna autorizzazione.

    Per questo motivo, Mileto è stato arrestato dai carabinieri per il reato di evasione e posto ai domiciliari su disposizione dell’autorità giudiziaria, in attesa del rito direttissimo.

  • Estorsione a un avvocato, arrestati padre e figli a Gerocarne Estorsione a un avvocato, arrestati padre e figli a Gerocarne

    È in corso, dalle prime luci dell’alba, a Sant’Angelo di Gerocarne, un’operazione dei carabinieri della Compagnia di Serra San Bruno che stanno eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di tre persone, rispettivamente padre e figli, ritenuti responsabili di estorsione aggravata continuata in danno di un avvocato vibonese, del danneggiamento seguito da incendio di un capannone avvenuto nell’ottobre 2017 e detenzione e porto di pistola.

    Le indagini sono state condotte dai carabinieri del Nucleo Operativo di Serra San Bruno e coordinate dalla Procura di Vibo Valentia.

    I dettagli dell’operazione saranno forniti nel corso di una conferenza stampa che si terrà alle 10 presso il Comando provinciale dei carabinieri di Vibo Valentia.

  • Nascondeva mezzo chilo di marijuana in un fustino di detersivo, arrestato 37enne a Pizzo Nascondeva mezzo chilo di marijuana in un fustino di detersivo, arrestato 37enne a Pizzo

    È stato arrestato e successivamente posto ai domiciliari D.V., 37enne di Pizzo con precedenti in materia di stupefacenti.

    Durante un controllo alla circolazione stradale, i carabinieri della locale Stazione hanno intercettato l’uomo, il quale appariva da subito particolarmente agitato. Insospettiti da questo comportamento i militari hanno deciso di perquisire l’abitazione del giovane napitino scovando un involucro di cellophane trasparente contenente mezzo chilogrammo di marijuana.

    La vicenda è resa ancor più singolare dal fatto che il giovane, allo scopo di eludere i controlli dei militari, aveva occultato la sostanza all’interno di un fustino di detersivo.

    Il 37enne, dopo essere stato tratto in arresto, è stato sottoposto agli arresti domiciliari.

  • Controlli dei carabinieri nel Vibonese, due arresti a Ricadi Controlli dei carabinieri nel Vibonese, due arresti a Ricadi

    TROPEA – Si intensificano i controlli territoriali da parte dei Carabinieri del Vibonese. Nei giorni scorsi (22, 23 e 24 ottobre), i militari della Compagnia di Tropea hanno effettuato un servizio coordinato di controllo da Zambrone fino a Nicotera che ha portato a 2 arresti a Ricadi.

Il Vizzarro.it - quotidiano online
Direttore responsabile: Sergio Pelaia.
Redazione: Salvatore Albanese, Alessandro De Padova, Bruno Greco.

Reg. n. 4/2012 Tribunale VV

redazione@ilvizzarro.it

Seguici sui social

Associazione "Il Vizzarro”

via chiesa addolorata, n° 8

89822 - Serra San Bruno