Mercoledì, 19 Dicembre 2012 17:48

Rosarno atto secondo: razzismo di Stato e strategia dell’abbandono

Scritto da Redazione
Letto 1859 volte

mini rosarno_lavoratoriRosarno atto secondo. Qualunque cosa succeda all’epilogo, la trama di questo film è già delineata nei suoi elementi essenziali, a definirlo come un remake dell’antecedente capitolo intitolato “La rivolta di Rosarno”. Cambia l’epilogo, però, ché a dispetto degli allarmi, dannosi e irresponsabili, urlati da diversi politici e ripresi con sensazionalismo dalla stampa, nessun fantasma di nuova rivolta s’aggira per i campi della piana. A rendere più drammatica la storia invece, questa volta, un morto, anzi due… a farci capire come la violenza evidente esplosa in strada nel 2010 da entrambe le “parti” sia stata solo manifestazione occasionale di una violenza più profonda e feroce, quotidiana, strutturale.

Perché chi muore per una rissa, come il ragazzo ucciso in tendopoli a settembre, o per un “incidente” annunciato, come il giovane padre di 34 anni travolto qualche giorno fa in contrada Fabiana, non è solo vittima di chi ha materialmente compiuto il fatto. È soprattutto vittima delle circostanze che quel fatto hanno reso possibile e di chi quelle circostanze ha determinato, tanto più quando sono circostanze nient’affatto inevitabili e fatali, anzi evitabilissime, se solo lo stato, in entrambi i casi, avesse adempiuto ai suoi doveri. Vittime dello stato, questo sono. Delle leggi che ne determinano la condizione legale di precarietà e dell’indifferenza verso le condizioni di vita di chi in questa precarietà è costretto a muoversi e, quindi, a vendersi. Per dirlo con una metafora, se si tende un filo a 100 metri d’altezza, tra i due poli della “clandestinità” e della “regolarità”, e s’inducono masse di persone a percorrerlo in gara per raggiungere la meta, è inevitabile che prima o poi qualcuno cada.
È proprio questo il gioco di uno stato criminale e irresponsabile, ch’è venuto in pompa magna a Rosarno e con la voce del Ministro Riccardi ha dichiarato che niente sarebbe stato più come prima, all’annuncio dell’apertura della tendopoli resa effettiva nel febbraio di quest’anno per eliminare i vergognosi ghetti. Oggi che la tendopoli viene pian piano assorbita da un ghetto di baracche costruite nel fango, noi constatiamo che invece tutto è proprio come prima, solo che i ghettizzati sono stati deportati nel deserto della zona industriale per non disturbare. Tutto è come prima a cominciare dalla consapevole indifferenza delle istituzioni nazionali alle condizioni in cui da vent’anni in questo ed altri territori si trovano a vivere migliaia di braccianti stagionali. Gente ch’è qui per lavorare, sennò non ci verrebbe a stagione ma ci resterebbe sempre… gente che da tanti anni gira le campagne d’Italia e tiene in vita un’agricoltura che scarica sul costo lavoro le strozzature del mercato. O ancora gente che ha conosciuto altri lavori e altre condizioni di vita, altri progetti oggi spazzati via dalla crisi.
Per loro, la linea del rigore inaugurata dal governo tecnico e benedetta dal Presidente della Repubblica vuol dire che se non servono più devono scomparire, nascondersi come topi o meglio tornare a casa o morire. Una linea del rigore a due velocità: una rapida e determinata per le grandi e futili infrastrutture come la TAV, una ferma sul binario morto delle opere di prossimità che aiutano la vita di un territorio, come l’illuminazione e la sicurezza stradale, le piste ciclabili… Per questo governo come per gli altri, come per la maggior parte delle istituzioni locali, è normale che nelle strade trafficate da braccianti a piedi e in bicicletta, al buio, la sera, che si spostano dal lavoro a “casa”, non ci sia illuminazione, non piste ciclabili, non limiti di velocità appositi. È stato normale per vent’anni fino a diventare naturale, tanto che nessuno ha pensato a sollevare il problema anche dopo la tragedia dell’altro giorno. Poco conta che non tornasse dal lavoro, il povero Dyaby, che invece tornasse dalla spesa… questa è una morte sul lavoro, per il lavoro, e mai come in questo caso si può dire ch’è una morte nera, a sporcare la coscienza di tutti, imprenditori, uomini pubblici e semplici cittadini indifferenti.
Li vogliamo nei ghetti, che siano casolari diroccati occupati abusivamente o campi di contenimento con tende o container, o ancora “villaggi di solidarietà” fatti di cemento e prefabbricati. Come ci arrivano poi al lavoro o a fare la spesa, è un problema loro… e anche se muoiono, inevitabilmente, al di là delle manifestazioni di rituale cordoglio, resta un problema loro. E tutto questo a costo di spese ingenti, che giustificherebbero le opere minime di cui sopra o ancora trasporti pubblici, per tutti, anche tra diversi paesi, cosa che renderebbe più facile la mobilità a chiunque e possibile un’ospitalità ai braccianti diffusa tra vari centri… magari dentro case sfitte da riqualificare, a migliorare l’aspetto dei paesi e dare un po’ di respiro all’economia locale. Se è vero che per l’allestimento della tendopoli si son spesi 500.000 € e che 300.000 ce ne vorranno per lo smantellamento, è facile considerare come la stessa somma avrebbe provveduto un posto comodo, in appartamento per 4, a 2.000 braccianti per due stagioni, lasciando questi soldi in un territorio che di solito vede flussi di denaro significativi solo in quanto legati all’economia mafiosa. In un mondo migliore, questo percorso virtuoso sarebbe stato intrapreso con decisione istituzionale all’indomani della rivolta e oggi, a tre anni, ne vedremmo i primi risultati. Ma questo succederebbe in un mondo ideale. In quello esistente, sempre più simile al peggiore possibile, lo sfruttamento organizzato dall’alto vuole la separazione e il controllo, a ogni gruppo la sua mansione, compresi i disoccupati, così nella gerarchia della povertà ognuno sta al suo posto e se si arrabbia se la prende con chi sta più sotto. E ben venga anche un accadimento come la rivolta a fare di Rosarno il mostro, il capro espiatorio locale di una questione che è nazionale… scaricare su un territorio che soffre la sofferenza di quest’umanità è una pratica istituzionale ormai consolidata che si evidenzia vieppiù con l’isolamento dei comuni come Rosarno e San Ferdinando, soli a cercare soluzioni d’accoglienza che animano di buone intenzioni la cattiva pratica del contenimento in campi, privati persino dell’interlocuzione da una Regione che non può avere la soluzione in tasca, certo, ma avrebbe sicuramente il dovere di occuparsi di quanto accade invece di ostentare un arrogante disimpegno. Capiamo la loro disperata solitudine ma non giustifichiamo chi, insieme alla denuncia di condizioni gravi, agita lo spauracchio di tensioni tra gli africani, funestando il senso comune dei cittadini con l’incubo di una polveriera pronta ad esplodere… alimentando un’intolleranza ch’è figlia del disagio sociale e canalizza l’insicurezza in aggressività diffusa.
Nell’affannoso accavallarsi di dichiarazioni irresponsabili e penosi rimpalli istituzionali dell’ultimo mese, “Africalabria, uomini e donne senza frontiere, per la fraternità” ha continuato il suo lavoro di sempre. Abbiamo riflettuto e discusso, calabresi ed africani, sulla situazione difficile e incresciosa che s’è generata nella tendopoli di San Ferdinando. Siamo andati a parlare con quelle persone, a conoscere chi vive in quelle condizioni estreme a due passi da casa nostra. Tutti contenti di vederci arrivare, di parlare con noi, di “essere parlati” come direbbe Corrado Alvaro.
Abbiamo visto sofferenza, abbiamo visto esasperazione, abbiamo visto disperazione, lo star male che rende gli uomini aggressivi tra loro per contendersi una coperta… ma non abbiamo visto pericoli di rivolta. Non siamo indovini, non pretendiamo di sentenziare per il futuro, tanto più quando l’irresponsabilità istituzionale sembra in grado d’accendere con la benzina d’interventi scomposti anche la legna bagnata. Ma noi quel fuoco che cova di cui si parla non lo abbiamo trovato. Né guardandoci intorno ci sembra di trovare una situazione inedita…
Si parla di invasione. Noi diciamo che i numeri di quest’anno sono maggiori di quelli dell’anno scorso, ma simili a quelli che per tanti anni fino al 2010 hanno popolato la stagione degli agrumi. Si dice che non ci sono soldi. I Comuni di certo non li possono avere e va detto che hanno fatto tutti gli sforzi per realizzare le strutture d’accoglienza che prima non esistevano affatto, ma è assurdo pensare che un governo che ha sperperato miliardi per concentrare e segregare i disperati dell’emergenza Libia non possa affrontare e programmare l’accoglienza di alcune centinaia che ogni anno circuitano in questi territori. Com’è possibile che la Presidenza della Repubblica risponda all’attuale situazione con 450 coperte realizzate con “materiale di seconda scelta e non commerciabili”? come può succedere che un’istituzione come la Curia porti al moribondo un unguento di 10.000 euro, più che un sollievo un’estrema unzione, mentre lì c’è gente che quando piove dorme letteralmente nell’acqua? Se Africalabria, che non ha risorse ne agganci, riesce a far dormire su rete e materasso 60 persone che erano per terra e a portare periodicamente coperte e sacchi a pelo per gli altri, solo con gli aiuti che vengono da cittadini solidali, com’è possibile che altri, molto più potenti, non possano di più?
Mentre scriviamo, giunge notizia che dal comitato per l’ordine e la sicurezza alla prefettura di Reggio Calabria si decide di provvedere 70 tende da 6 posti e qualche centinaio di stufe… le monteranno insieme alle altre nel sito sbagliato o opteranno per quello inizialmente individuato, con gli allacci per le fognature, l’acqua e la luce, in un terreno che almeno non imbarca acqua se piove? Con quali soldi per la gestione? Con quale dotazione per i bagni ora fatiscenti? Con quali tempi per l’installazione? E davvero si pensa di sgomberare prima la baraccopoli e poi montare il secondo campo?! Ci sembra davvero d’assistere a un gruppo di bambini che giocano tra le tende coi cerini…
La verità è un’altra. Se oggi c’è un’emergenza è perché questa è stata creata. Se oggi la Piana è abbandonata, quest’abbandono è pianificato. Se i braccianti africani vengono ignorati, è perché li si vuole invisibili. Se loro vengono qui, è perché ora non c’è altro dove andare e qui, anche quest’anno, le loro braccia continuano a servire. Se l’agricoltura è in ginocchio è perché c’è un sistema che di questa crisi si giova, contando che le clementine si vendano a 20 centesimi e che i disperati continuino a restar tali per essere disposti a raccoglierle a 20-25 euro al giorno.
Noi continueremo, con la campagna SOS Rosarno, a far sì che qualcuno possa vendere gli agrumi a un prezzo giusto e così assumere regolarmente i braccianti africani che coi loro onesti guadagni alimentino l’economia locale, affittando case, facendo la spesa, sostenendo l’agricoltura sana… e arricchendo il territorio d’intelligenze e cultura. Insieme a loro continueremo a fare di tutto per sostenere i disperati che un sistema feroce ricaccia periodicamente qui, usando il nostro territorio come una discarica umana. Continueremo a denunciare le vere responsabilità e lottare insieme a queste persone perché si riconosca loro la dignità di uomini, lavoratori, cittadini. Continueremo a costruire, insieme a loro, nella piana, un futuro diverso, migliore, per tutti.
Da tutt’Italia stanno arrivando aiuti, coi camion che tornano dalla consegna degli agrumi, grazie alla collaborazione con i produttori siciliani de “Le galline felici”, nell’ambito della Rete dell’Economia Solidale del Sud.
Da tutt’Italia arriveranno volontari, grazie al sostegno della rete “Campagne in lotta” che da anni porta avanti un percorso di resistenza contadina e bracciantile.
A tutta l’Italia, che compra più o meno care al supermercato le clementine pagate sul campo a pochi centesimi a costo di tali tragedie, diciamo: è ora che scegliate da che parte stare.

Africalabria,donne e uomini senza frontiere, per la fraternità

Per info solidarietà: http://campagneinlotta.org/

Articoli correlati (da tag)

  • Ghost, un nuovo arresto per espiazione pena Ghost, un nuovo arresto per espiazione pena

    112Nella mattinata odierna, i carabinieri della stazione di Soriano, diretti dal maresciallo Barbaro Sciacca, e guidati dal capitano della Compagnia di Serra San Bruno, Stefano Esposito Vangone, hanno dato esecuzione ad un ordine di carcerazione per espiazione di pena detentiva, nei confronti di Francesco Ida’, 35enne, pregiudicato, nato a Gerocarne. L’uomo, arrestato per scontare una pena di 4 anni e 5 mesi di reclusione, è stato condannato per il reato di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti.

    Il provvedimento di arresto, emesso dalla procura generale di Catanzaro, è stato posto in essere in merito a quanto emerse a conclusione dell’operazione “Ghost” effettuata dalla Polizia di Stato all’inizio del 2009, con la quale è stata fatto luce su un giro di droga che avrebbe interessato nello specifico il territorio compreso tra i comuni di Pizzo, Soriano, Sorianello e Gerocarne.

    Ida’è stato accompagnato presso la casa circondariale di Vibo Valentia, dove venerdì scorso erano già stati condotti altri tre condannati - Giuseppe Capomolla, residente a Soriano; Pietro Nardo di Sorianello e Bruno Sabatino, residente invece a Gerocarne – interessati dalla stessa operazione antidroga.

  • Ghost, arrestate tre persone: devono scontare una pena definitiva Ghost, arrestate tre persone: devono scontare una pena definitiva

    mini carabieniri_notteI carabinieri della Stazione di Soriano Calabro, diretti dal maresciallo Barbaro Sciacca, e guidati dal capitano della Compagnia di Serra San Bruno, Stefano Esposito Vangone, hanno dato esecuzione, nella serata di ieri, all'ordine di carcerazione per l'espiazione di una pena detentiva, emessa dalla Procura generale di Catanzaro, nei confronti di tre soggetti: si tratta di Giuseppe Capomolla, 34enne residente a Soriano, già noto alle forze dell'ordine, e Pietro Nardo, di 45 anni, residente a Sorianello ma domiciliato a Gerocarne, entrambi responsabili del reato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. Capomolla è stato condannato a 4 anni e 10 mesi di reclusione, mentre di 4 anni e 5 mesi è la pena inflitta a Nardo. L'altro arrestato è, invece, Bruno Sabatino, residente a Gerocarne, anche lui pregiudicato, che dovrà espiare una pena di 4 anni e 6 mesi di reclusione, in quanto responsabile dei reati di porto abusivo di armi e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Le condanne si riferiscono alle indagini scaturite dall'operazione Ghost, conclusa nel 2009 dalla Polizia di Stato, con la quale è stata fatto luce su un giro di droga che avrebbe interessato nello specifico il territorio compreso tra i comuni di Pizzo, Soriano, Sorianello e Gerocarne. Capomolla e Nardo sono stati tradotti presso il carcere di Vibo, mentre Sabatino è stato sottoposto alla misura degli arresti domiciliari. 

     

  • Fabrizia, arrestato latitante in Svizzera Fabrizia, arrestato latitante in Svizzera

    mini polizia_cantonaleLa Polizia cantonale ha arrestato nei giorni scorsi in Svizzera Antonio Montagnese, 35 anni di Fabrizia, ritenuto al vertice dell'omonimo clan Montagnese-Nesci, e già condannato in Cassazione ad una pena di 9 anni di reclusione con l'accusa di associazione mafiosa. Il 35enne era rimasto coinvolto nell'operazione “Domino”, scattata nel 2007. Montagnese è il genero di Bruno Nesci, anche lui al vertice della consorteria mafiosa. Subito dopo la sentenza della Cassazione, arrivata nel maggio di quest'anno che ha certificato l'esistenza di un locale di 'ndrangheta a Fabrizia, Montagnese si era dato latitante in Svizzera, ma la Polizia Cantonale dopo mesi di ricerche è riuscita a rintracciarlo. 

     

  • Mongiana, il WWF organizza la giornata della biodiversità Mongiana, il WWF organizza la giornata della biodiversità

    mini giornata_biodiversitRiceviamo e pubblichiamo

    Dopo il successo dell’anno scorso, che ha visto i volontari del WWF impegnati nell’opera di sensibilizzazione alla conservazione del nostro patrimonio naturalistico nella suggestiva cornice del vivaio forestale “Rosarella” di Serra San Bruno, l’associazione ambientalista invita tutti ad un nuovo appuntamento con la biodiversità e il contrasto alle minacce che incombono su di essa. Attivisti, soci, simpatizzanti e cittadini, domenica prossima, dalle 10,30, saranno ospiti delle splendide strutture di Villa Vittoria a Mongiana, messe a disposizione dal Comando Provinciale del Corpo Forestale che ha risposto con entusiasmo alla proposta del WWF Calabria.

    La tradizionale manifestazione del WWF assume quest’anno un carattere particolare, essendo legata alla campagna del WWF Italia denominata “Stop ai crimini di Natura”, una iniziativa finalizzata a far conoscere all’opinione pubblica i pericoli gravissimi che minacciano la biodiversità in tutto il mondo, senza sottovalutare gli attacchi continui che subisce la Natura d’Italia e della nostra regione. Il programma prevede, oltre alla presentazione della campagna nella sala conferenze, l’allestimento di tavoli per raccogliere adesioni, percorsi di interesse botanico e faunistico (a cura del CFS) e una visita al museo delle Ferriere.

    Distruzione, alterazione e frammentazione degli habitat naturali, caccia eccessiva, bracconaggio, commercio illegale e introduzione di specie “aliene”, oltre alla minaccia globale rappresentata dal riscaldamento del pianeta determinato dall’effetto serra, sono le sfide quotidiane che il WWF è impegnato a contrastare , con la sola forza dei suoi volontari, degli scienziati e dei milioni di persone, che, in tutto il mondo, sostengono concretamente questa autentica guerra per salvare il pianeta e le irripetibili e meravigliose creature che lo popolano e lo rendono straordinario.

    Un impegno di civiltà e di amore che il WWF combatte dal 1961 in ogni regione della Terra per salvare dall’estinzione le ultime Tigri in Asia (ne sopravvivono in tutto 3200) o gli ultimi Rinoceronti sterminati per l’utilizzo del corno nei paesi orientali (della specie che vive a Giava, ne sono rimasti appena una cinquantina!); per non parlare delle poche centinaia di Gorilla di montagna rimasti, che vengono ancora braccati e massacrati per la carne o minacciati dalla distruzione delle loro foreste. Gli stessi elefanti africani, il simbolo stesso della savana, vengono crudelmente abbattuti dai bracconieri al ritmo impressionante di 22.000-25.000 all’anno . Ma l’elenco delle specie animali e vegetali che la terra rischia di perdere in breve tempo è sconvolgente e si allunga ogni giorno che passa, tanto da aver indotto gli scienziati a parlare di una “sesta estinzione di massa ”, dopo le cinque che hanno sconvolto la vita sul pianeta nelle passate ere geologiche. Con la differenza che stavolta, ad essere responsabile della fine di migliaia di specie, è un’altra specie: la nostra.

    Del resto gli Italiani e i Calabresi sanno benissimo che l’assalto alla natura e agli animali ha assunto anche da noi il livello di allarme rosso, considerato il continuo massacro del territorio e le minacce che gravano sulla nostra fauna. Un assalto contro cui agiscono, spesso a rischio della vita, i Ranger del WWF in tutto il mondo e, in Italia, 300 eroiche Guardie Venatorie Volontarie che , dalle Alpi alla Sicilia, sacrificano il loro tempo e i loro soldi per salvare orsi e lupi, uccelli migratori o per denunciare gli innumerevoli “Crimini di natura” che vengono commessi quotidianamente in ogni parte dell’ex “Bel Paese”, mettendo a repentaglio la salute dell’ambiente e, con essa, quella degli stessi abitanti. Un drappello di queste autentiche sentinelle dell’ambiente, sotto le insegne del Panda, opera da tempo in Calabria ed è anche al loro impegno quotidiano, così come all’insostituibile ruolo svolto tradizionalmente dal Corpo Forestale dello Stato, che l’appuntamento di Mongiana è dedicato.

    Per arrestare la folle corsa verso la distruzione del pianeta (l’unico che abbiamo!), il WWF chiede il sostegno di tutti: sul sito www.wwf/criminidinatura chiunque può informarsi maggiormente sul fenomeno e sostenere la campagna del WWF con una donazione, oltre a diffondere le informazioni e sottoscrivere la petizione per chiedere sanzioni più severe contro chi uccide specie selvatiche.


    WWF Calabria


  • Rinvenuto abete bianco di interesse naturalistico nel territorio del Parco delle Serre Rinvenuto abete bianco di interesse naturalistico nel territorio del Parco delle Serre

    È stato il personale di vigilanza in organico al Parco Naturale Regionale delle Serre, nell’ambito dell’esplicazione del progetto denominato “Natura e turismo” a rinvenire, nel corso di una perlustrazione in prossimità della riserva biogenetica naturale “Cropani-Micone”, un abete bianco monumentale di particolare interesse naturalistico.

Il Vizzarro.it - quotidiano online
Direttore responsabile: Sergio Pelaia.
Redazione: Salvatore Albanese, Alessandro De Padova, Bruno Greco.

Reg. n. 4/2012 Tribunale VV

redazione@ilvizzarro.it

Seguici sui social

Associazione "Il Vizzarro”

via chiesa addolorata, n° 8

89822 - Serra San Bruno