Martedì, 01 Gennaio 2013 22:21

Serra. L’anno che verrà

Scritto da Salvatore Albanese
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mini Corso_UmbertoE’ finito un altro anno, anzi, meglio, per non vedere il bicchiere sempre mezzo vuoto, ne è iniziato un altro. Uno nuovo. Superata la frontiera dei bilanci di fine 2012, è il momento della festa. Dei propositi, quelli buoni. Delle promesse. Dei farò. E come sempre ci si augura addosso quintali di armonia, pace e serenità. Di giorni felici, allegri e spensierati.

Il primo giorno dell’anno è sempre un giorno un po’ speciale, dove ci si illude di cambiare o quanto meno di migliorare. Tutti allegri e sorridenti. Ammaestrati, regolari, affettuosi. Satolli di cibo e colmi di speranza. Ordinati in fila come polli d’allevamento, con la dannata voglia di stare bene, sempre e comunque, in un mondo che va veloce come il tempo. Annegati da riferimenti cronologici artificiosi: “E' il nuovo anno!”.

Un'invenzione dell’uomo sull’uomo. Per capire quando siamo. Per illuderci di sapere dove andiamo. Forse verso un ignoto domani che, contemporaneamente, inquieta e incuriosisce.

Ma il cielo blu notte di Serra San Bruno, che trasuda allegria, riflette allo stesso tempo le centinaia di punture di spillo che una cittadina porta con sé: amarezze e disillusioni, per un torto subito, una speranza perduta, il senso di qualcosa che c’era ed oggi, purtroppo, non c’è più.

Il 2013 potrebbe non essere più l’anno dei furti nelle case del centro storico: qualcuno è finito in custodia. Ci sono dei nomi. Aspettiamo chiarezza. Aspettiamo la distensione del “per fortuna non succede più nulla!” Una tranquillità buona a farci sentire sicuri, quanto meno per illuderci che questa sia ancora una città in cui si può ingenuamente dimenticare le chiavi appese alla porta, senza il timore al ritorno di trovarla, pieni di rabbia, vuota di oggetti.

Il 2013 non sarà più l’anno della venuta del Papa e dei Maya, ma sarà l’anno del Giro d’Italia, perché anche noi abitiamo in Italia. E soprattutto non sarà l’anno del I centenario della morte di Mastro Bruno Pelaggi, del poeta scalpellino, orgoglio serrese che tutti hanno voluto omaggiare e ricordare. Alcuni per tempo dovuto, altri per mero senso di responsabilità. Quasi per obbligo. In maniera sciapa. Lavata.

Il 2013 sarà forse l’anno delle grandi occasioni. Dei politici che conquistano Roma, in punta di piedi. Vanno ad ornare un Parlamento tutto nuovo, in compagnia di ‘montiani’ e ‘grillini’, partendo dallo sprofondo Sud. Ci vanno dopo una serie infinita di consultazioni elettorali e con la speranza che l’impostazione non continui per tutta la legislatura a seguire, altrimenti si finirà per sottoporre un’umile “posso andare in bagno?” a voto con sistema proporzionale e doppio turno alla francese. Fino ad allora continueremo forse a galleggiare nella speranza, speriamo non illusione, che non ci si dimentichi da dove si è partiti.

Il 2013 sarà quasi sicuramente l’anno della prima fredda commissione straordinaria insediatasi per ‘ndrangheta, e non piuttosto per manifesta incapacità, al Comune di Serra San Bruno. E ci piange il cuore che basti così poco ad infangare il nome di una città, tutta o quasi, che fino ad ora nella sua lunga storia aveva respirato ed esportato soltanto orgoglio e bellezza.

Il 2013 sarà l’anno in cui finalmente sapremo chi siamo. Capiremo se siamo in grado di convivere al meglio con i nostri fratelli egiziani e se soprattutto sapremo vivere al meglio con noi stessi. Accettandoci come fratelli. Abbandonando la violenza, la prepotenza, il sopruso. Senza l’esigenza di piangere ancora sulle anime inquiete di vite nevrotiche, giovani e fragili, interrotte bruscamente a colpi di pistole e lupare.

Il 2013 sarà forse l’anno della verità sulla morte di Pasquale Andreacchi. Una pagina buia e grottesca su cui davvero, a 3 anni di distanza, non si riesce ancora a scrivere la parola giustizia. E per questo bisogna continuare a ricordarlo ed amarlo. Armati di coraggio. Impazienti di luce e giustizia.

Anche per questo, entrando nell’anno che verrà, facciamo finta di essere sani e brindiamo, spaventati da questa nottata che non riesce a passare.

(in foto: "Corso Umberto I", acrilico su tela di Vitantonio Tassone)

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