Giovedì, 12 Maggio 2016 17:00

Caso Alaco, interrogazione del M5S alla Commissione europea

Scritto da Redazione
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Piernicola Pedicini e Laura Ferrara, deputati del Movimento cinque stelle al Parlamento europeo, hanno presentato un'interrogazione alla Commissione europea, relativamente all'invaso dell'Alaco, la cui diga – situata tra le province di Catanzaro e Vibo Valentia – è finita più volte al centro delle cronache locali e nazionali.

Tre sono, nello specifico, i quesiti posti dai due europarlamentari: se la Commissione sia o meno informata della messa in campo di misure appropriate per eliminare il rischio per la salute umana; se ha ricevuto una relazione sulla qualità delle acque relativa al caso specifico e, per ultimo, se intende aprire una procedura d'indagine per mancato adempimento del diritto europeo.

L'invaso dell'Alaco, come del resto evidenziato dai rappresentanti del M5S, «costò 150 miliardi di lire, fu ultimata nel 2004 e venne realizzata su terreni ricchi di ferro e manganese». A ciò aggiungono che «la Procura predispose nel 2012 il sequestro preventivo degli impianti per omessi controlli dei serbatoi, delle reti di distribuzione, delle sorgenti e dei pozzi; che l'Arpa della Calabria nel 2013 rilevò nell'acqua della diga la presenza di Xilene (169 g/l), Cloriti (730 g/l), Triclorometano (275 g/l) e di composti derivanti dal Benzene (800 g/l), tutte sostanze altamente cancerogene per la salute umana».

Pedicini e Ferrara hanno, inoltre, sottolineato che «nonostante il sequestro ed il rinvio a giudizio di 16 indagati per avvelenamento colposo di acque provenienti dall'invaso, l'acqua continua ad essere immessa negli acquedotti e utilizzata dai cittadini residenti in 88 comuni dell'area».

C'è da evidenziare, contrariamente a quando asserito dai due europarlamentari, che in realtà non si tratta di rinvio a giudizio, bensì di richieste di rinvio a giudizio nei confronti dei sedici indagati. 

In chiusura, Pedicini e Ferrara chiedono «l'intervento della Commissione europea», affinchè si provveda al «rispetto degli articoli 168 e 191 del Tfue (Trattato sul funzionamento dell'Unione europea) e delle direttive europee 2000/60/Ce e 1998/83/Ce, quest'ultima modificata dal regolamento 2009/596/Ce».  

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