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Lunedì, 28 Ottobre 2019 08:57

Fondi per i servizi comunali, le amministrazioni del Vibonese chiedono i «finanziamenti dovuti per legge»

Scritto da Redazione
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Venerdì 8 novembre, alle 16, nella sala consiliare della Provincia di Vibo si terrà un incontro pubblico, organizzato dall’associazione “Calabria Sociale”, in collaborazione con il presidente della Provincia Salvatore Solano. Invitati all’evento anche i parlamentari vibonesi Riccardo Tucci (M5S) e Giuseppe Mangialavori (Forza Italia).

L’obiettivo è quello di «preparare un documento condiviso da tutte le amministrazioni della provincia di Vibo in modo da richiedere ufficialmente l’introduzione dei livelli essenziali di prestazione nella prossima legge di Bilancio e l’introduzione di trasferimenti statali adeguati ad erogarli. Per questo motivo, tutti i primi cittadini della Regione sono invitati a partecipare. L’iniziativa - fanno sapere gli organizzatori - va avanti da tempo. Decine di comuni del Vibonese e non solo, dietro richiesta popolare fatta propria da Calabria Sociale, hanno deciso di indirizzare una lettera al ministro dell'Interno, al ministro dell’Economia e delle Finanze, al ministro per il Sud, al governo nazionale e al Parlamento per chiedere il ricalcolo dei finanziamenti per i servizi fondamentali (amministrazione, polizia locale, rifiuti, asili nido, istruzione, viabilità e servizi sociali). Tra i primi comuni a deliberare la relativa mozione ci sono Tropea, Zambrone e Mileto. Dal 2011 è iniziata l’applicazione della riforma Costituzionale del 2001, concernente la maggiore autonomia finanziaria delle Regioni e dei Comuni. Ma alla diminuzione dei trasferimenti non è corrisposto un Fondo di solidarietà comunale e regionale adeguato per assicurare integralmente i fabbisogni, come imposto dalla Costituzione. Infatti, il fondo comunale è solo “orizzontale” e attinge solo dalla fiscalità di base dei comuni, che ammonta in totale a 25 miliardi annuali, mentre per il ministero il fabbisogno totale dei comuni ammonta a 33 miliardi. A questo si aggiunge il fatto che si decise di riservare il 55% del fondo di solidarietà pagato dai comuni tramite le entrate Imu e finalizzato alla perequazione dei suddetti fabbisogni, alla spesa storica, ovviamente più larga al nord. Quel restante 45% realmente perequativo, ripartito in base al rapporto tra capacità fiscale e il suddetto fabbisogno standard, si è ulteriormente dimezzato essendo riservato per il 50%, ancora, ad un’allocazione secondo la spesa storica. Inoltre, il calcolo stesso dei fabbisogni è falsato perché i servizi attualmente erogati dai comuni sono considerati coincidenti con i loro fabbisogni (se non possiedi un asilo nido, per esempio, non ne hai diritto, se non per una copertura minima che può arrivare anche al solo 7% dei bambini). Tutto questo è incostituzionale perché la Costituzione impone di legiferare i livelli essenziali delle prestazioni da assicurare universalmente, calcolando la differenza fra il costo di questi fabbisogni e la capacità fiscale del comune. Facendo questo calcolo, solo nel 2018 Tropea ha avuto un ammanco di 1 milione e 397mila euro; Ricadi di 1 milione e 298mila euro; Drapia di 318.319 euro; Parghelia di 318.941 euro; Rende di 5 milioni e 803mila euro; Lamezia Terme 11 milioni di euro; Montalto Uffugo 4 milioni e 495mila; Cosenza 889.333 euro, fino ad arrivare a Crotone che si stima abbia un ammanco di 10 milioni, Catanzaro di 9 milioni, Vibo Valentia di più di 4 milioni e Reggio Calabria addirittura di 31 milioni».

«Attualmente il TAR del Lazio, considerando il ricorso di decine di Comuni meridionali, ha deciso con un’ordinanza emessa il 2 Ottobre che “le esigenze dei ricorrenti sono ragionevolmente fondate”, rinviando il giudizio di merito ad una futura udienza. Ma la sola vera soluzione è politica: gli amministratori locali e l’opinione pubblica cercheranno di parlare con una sola voce per spingere l’esecutivo ad applicare la Costituzione e legiferare finalmente i livelli essenziali di prestazione da assicurare inderogabilmente».