Sabato, 29 Settembre 2012 13:45

Il caso Zaffino sul Corriere della Calabria: le accuse a Salerno e Rosi e la parentela con Vallelunga

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mini pistola_1a_pagSERRA SAN BRUNO – Da “risorsa” per il paese e per il suo partito a figura scomoda da scaricare in fretta e in furia. Sapevano chi era e quanti voti avrebbe portato in dote, lo hanno cercato, gli hanno chiesto di candidarsi, hanno insistito. Poi, una volta conquistato il comune, hanno cercato di disfarsene, di prenderne le distanze come da un commensale prima invitato a sedersi a tavola e poi trattato da indesiderato. “Il rilancio dell’attività amministrativa” è la motivazione, evidentemente poco credibile, con cui l’hanno cacciato dalla giunta.

Fino a pochi giorni prima tutto il Pdl esaltava le sue capacità e il suo pragmatismo da imprenditore, poi, all’improvviso, lo hanno scaricato cercando, goffamente, di appioppargli tutta la responsabilità dell’immobilismo politico e amministrativo della giunta Rosi. Ma ora è arrivato il momento della sua verità, quella che il sindaco, sfidato apertamente in Consiglio comunale, non ha mai sviscerato, ma da cui ora, volente o nolente, dovrà difendersi.  

La storia di Bruno Zaffino, ex assessore comunale “sedotto e abbandonato” dal Pdl di Nazzareno Salerno e Bruno Rosi, è finita sul Corriere della Calabria, settimanale molto seguito in tutta la regione. In un articolo di Gaetano Mazzuca, il giornale diretto da Paolo Pollichieni rivela i contenuti salienti dell’esposto che l’ex assessore ha consegnato già da tempo in Procura, su cui i pm vibonesi hanno aperto un’indagine tuttora in corso. La motivazione che il sindaco Rosi ha scritto sul decreto di revoca di Zaffino sarebbe fasulla, solo una formula di comodo, la verità è che l’assessore doveva essere messo alla porta perché altrimenti al comune di Serra sarebbe arrivata la commissione d’accesso agli atti e si sarebbe rischiato lo scioglimento per mafia. A dirlo chiaramente è lo stesso Zaffino. Il problema, secondo quanto riferitogli direttamente dal sindaco, starebbe in una sua parentela acquisita: il figlio ha sposato la figlia di Salvatore Vallelunga, attualmente detenuto, cugino del potente boss Damiano Vallelunga ucciso a Riace nel settembre 2009. “Non è inutile chiarire – scrive Zaffino nell’esposto indirizzato alla Procura - che sia Bruno Rosi che Nazzareno Salerno ben conoscevano, e conoscono, la mia famiglia e dunque erano perfettamente informati che all'epoca uno dei miei figli era fidanzato con la figlia di tal Salvatore Vallelunga all'epoca e ancor oggi detenuto per una pena definitiva". Insomma lo sapevano tutti, quando sono andati a chiedergli di candidarsi col Pdl: lo sapeva Rosi, e lo sapeva anche Salerno che, da consigliere regionale e dominus del partito serrese, è intervenuto con tutto il suo peso per convincere Zaffino a scendere in campo sotto i vessilli berlusconiani. Poi, ad elezioni vinte, cos’è successo? Zaffino, con i suoi 224 voti, entra in giunta quasi di diritto, ma qualcuno – secondo l’ex assessore un ufficiale dei carabinieri e una fonte in prefettura – avverte il sindaco che se non caccia Zaffino dalla giunta il comune è a rischio scioglimento. Se confermato, sarebbe un grave precedente. Così arrivano le pressioni sull’imprenditore affinchè lasci l’esecutivo. Due riunioni di maggioranza, poi addirittura una rivelazione del sindaco che dice a Zaffino di avere “ordinato ad una dipendente dell’ufficio anagrafe di datare i documenti – i certificati di rito richiesti dai carabinieri, ndr – prima del 25 agosto, data nella quale mio figlio – scrive Zaffino – sposava la figlia di Salvatore Vallelunga”. Ma Zaffino non cede alle pressioni, ribadisce la sua estraneità ad ambienti criminali, e così si arriva alla revoca, a pochi mesi dalla vittoria elettorale: iniziale disinvoltura, scontro in Consiglio, dimissioni (poi rientrate) dell’opposizione, manifesti, spiegazioni che non arrivano, ombre pesanti che incombono sulla casa municipale.

Oggi Zaffino è ancora in Consiglio, non è più assessore ma fa parte del Pdl. Afferma di sostenere ancora la compagine con cui ha vinto le elezioni, ma non ci sta a fare il sedotto e abbandonato. Sapevano chi era, sapevano della parentela acquisita con Salvatore Vallelunga – “con il quale non ho mai avuto alcun tipo di rapporto o frequentazione”, aggiunge – e sapevano che avrebbe “portato” tanti voti. Ora è diventato ingombrante, è ritenuto la causa di un possibile scioglimento per mafia, ma i suoi voti sono piaciuti e sono serviti. Eccome. Questa è la sua verità, una verità clamorosa su cui indaga la magistratura. Dall’amministrazione comunale nessuna chiarezza, nessuna risposta. Per ora solo silenzio e imbarazzo. E paura della verità.

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