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Martedì, 06 Giugno 2017 18:36

Serra un anno dopo: dalle elezioni al nuovo corso della politica locale

Scritto da  Salvatore Albanese

Trecentosessantacinque giorni fa, con le elezioni amministrative del 5 giugno 2016, Serra San Bruno incoronò alla carica di primo cittadino Luigi Tassone, candidato alla guida di una lista di matrice civica, “La Serra Rinasce”. A distanza di un anno esatto è arrivato il tempo di tracciare un primo bilancio dell’attività amministrativa posta in essere dal gruppo di maggioranza, ma anche di provare a mettere sotto la lente di ingrandimento le evoluzioni che in questi ultimi dodici mesi hanno caratterizzato l’intero quadro politico locale.

LA NUOVA AMMINISTRAZIONE
L’azione intrapresa fin da subito dall’amministrazione comunale guidata da Tassone ha portato inequivocabili risultati positivi in particolare nella gestione del decoro urbano, dell’ambiente e del comparto dei rifiuti solidi urbani, ma anche per l’istituzione della Zona a traffico limitato nel centro storico. Le criticità, però, si registrano ancora riguardo al servizio di raccolta differenziata, che viene svolto in maniera assai sommaria e a tappeto (ogni giorno, contrariamente a quanto indicato dal calendario della differenziata, viene raccolta qualsiasi tipologia di rifiuti, mentre l’umido e l’indifferenziata vengono trattati come se fossero parte dello stesso calderone). Una metodologia che potrebbe riservare, per l’ennesimo anno, sorprese sgradite in bolletta perché «soltanto attraverso una corretta gestione del ciclo dei rifiuti possiamo ottenere una riduzione della tassa ed il miglioramento della salubrità ambientale», si leggeva nel programma elettorale della stessa “La Serra Rinasce” che prevedeva anche «un’elevata personalizzazione del servizio».

A quattro anni dalla scadenza del mandato ci sarà comunque tempo per migliorare rispetto alla gestione del comparto rifiuti. Diverso il discorso per il problema del servizio idrico: è certamente positivo l’avvio dei lavori mirati a recuperare «10 litri d’acqua al secondo» con il ripristino di alcune sorgenti pubbliche, ciò che invece non è ancora chiaro – nei fatti – è se davvero l’amministrazione comunale (targata Pd come la Regione Calabria) abbia la ferma volontà politica di lavorare per il completo distacco da Sorical e dall’invaso dell’Alaco. Il dubbio è legittimo, anche perché nel Programma triennale dei Lavori Pubblici 2017/2019 non sono stati inclusi ulteriori interventi in merito.

Negativo, invece, l’approccio della maggioranza dal punto di vista della partecipazione pubblica alla vita amministrativa: tralasciando le sedute semideserte del consiglio comunale, era stata la stessa lista di Tassone a indicare come obiettivo da realizzare nel breve periodo la «costituzione di consulte tecniche di settore per favorire la partecipazione attiva del cittadino in tema di politiche ambientali, sociali, giovanili e per le attività sportive, per il commercio ed il turismo». Cosa che, ad un anno dalle elezioni, non si è affatto concretizzata. Così come è rimasta solo sulla carta la «gestione il più possibile condivisa del Bilancio comunale», importante strumento di programmazione che, secondo quanto proposto un anno fa dal programma elettorale di “La Serra Rinasce”, avrebbe dovuto essere «pubblicato in versione semplificata e consultabile in una brochure con largo anticipo rispetto alla seduta d’approvazione in consiglio». Lo scopo della creazione di questa brochure denominata “Il Bilancio comunale alla portata di tutti” – ancora secondo il programma de “La Serra Rinasce” – avrebbe dovuto essere proprio quello di «permettere anche ai cittadini di apportare suggerimenti e consigli anticipatamente alla fase di approvazione del prospetto finanziario».

Invece, nulla di tutto ciò si è concretizzato, e nulla pare essersi mosso in questi ultimi dodici mesi neanche rispetto alla questione lavoro e occupazione, con la lista “La Serra” che proponeva addirittura un piano di «mappatura della disoccupazione giovanile, abbinato ad uno studio dei bisogni delle imprese», oltreché «la possibilità di favorire la formazione di cooperative no-profit che si interessino di tematiche sociali, servizi alla persona, alla famiglia o alla realizzazione di lavori di pubblica utilità». Grossi punti interrogativi restano aperti anche rispetto alle politiche culturali, un settore cruciale per Serra ed in cui continuano ad emergere evidenti lacune, in primis rispetto allo stato di abbandono a cui è stata relegata la struttura che avrebbe dovuto ospitare il museo-pinacoteca nei presi del parco di San Rocco, alle porte del paese. Su una gestione efficiente ed efficace di questa struttura, ma anche sull’idea di un “museo diffuso”, colpevolmente inascoltato è rimasto l’appello lanciato di recente sul Vizzarro dal dirigente dell’Istituto superiore di Serra San Bruno, nonché storico e saggista, Tonino Ceravolo.

Insomma: molto bene rispetto alla “cura del giardino urbano” – operazione sicuramente positiva ma non estremamente ardua se il termine di paragone resta quello della gestione amministrativa precedente – ma sussistono ancora molte carenze rispetto alla valorizzazione del capitale umano e del patrimonio storico, architettonico, artistico, ambientale e culturale, fattore strettamente connesso alla potenziale crescita economica e sociale del paese.

IL QUADRO POLITICO
Passando a un’analisi più prettamente politica, non è superfluo sottolineare come gli eletti alla carica di consigliere di maggioranza abbiano impiegato davvero poche settimane per spogliarsi delle vesti “civiche” con cui avevano affrontato la campagna elettorale della primavera scorsa, per sposare all’unanimità la causa del dominus politico incontrastato, il deputato dem Bruno Censore, tesserandosi in massa con il Partito democratico. «Un monocolore Pd» per nulla imprevisto quello sbocciato in maniera assai repentina fra gli scranni della maggioranza che lascia, però, qualche dubbio sia sulle reale autonomia politica degli eletti, sia su quale sia stata la necessità di presentarsi agli elettori con un simbolo civico e non, piuttosto, direttamente sotto l’effigie ufficiale del partito renziano.

Ma se in maggioranza, rispetto alle scelte di campo, c’è stata unanimità, molto più controversa sembra la questione per la compagine che si aggiudicò il secondo gradino del podio della tornata elettorale. Il gruppo “LiberaMente”, che propose la candidatura a sindaco di Alfredo Barillari – e che in questi primi mesi ha posto in essere una serrata opposizione (legittima in alcuni casi, eccessiva in altri) – riuscì a strappare ben tre seggi di minoranza, due dei quali andarono a consiglieri uscenti. Un trio apparso compatto rispetto all’attività consiliare intrapresa, ma poco omogeneo riguardo alla posizione da assumere in chiave partitica. Se infatti Rosanna Federico pare collocarsi ancora nell’alveo del centrosinistra, magari in orbita Mdp-Articolo 1, Cosimo Polito, ex assessore della giunta Rosi, proviene dalle fila di Forza Italia. Assieme al capogruppo di “LiberaMente” Barillari, però, pare che anche Polito nei giorni scorsi abbia tastato l’opportunità di fondare ufficialmente un meetup Cinque stelle nella cittadina della Certosa. Ipotesi rimasta al momento giacente ma che dà l’idea di quanto sia eterogenea la visione politica all’interno di un gruppo che conta anche la presenza dell’ex assessore Carmine Franzè (fedelissimo del coordinatore provinciale di Fi, Giuseppe Mangialavori), di Salvatore Zaffino (coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia), oltreché il sostegno dell’ex sindaco Rosi, che abbandonata Forza Italia pare anche lui vicino al partito di Giorgia Meloni. Sia per il Pd che per “LiberaMente”, comunque, è evidente agli occhi degli osservatori esterni come il ringiovanimento e il “rinnovamento” della politica locale abbia portato una notevole dose di dinamismo che finisce spesso, però, per muoversi su una linea molto sottile: quella che, nell’era dei social network, separa la sostanza politica dalla semplice voglia di apparire. 

La fazione maggiormente in difficoltà appare infine quella che sostenne la lista “In alto Volare”, capace di suscitare poco entusiasmo fra l’elettorato e di raccogliere solo uno scranno di minoranza attribuito alla candidata alla carica di primo cittadino, Jlenia Tucci. Qualche timido “cenno di vita” nei primi mesi del mandato amministrativo, poi, via via, un’azione d’opposizione che si è progressivamente spenta, anche e soprattutto dopo le note vicende giudiziarie che hanno portato in carcere l’ex consigliere regionale di Fi Nazzareno Salerno e che, evidentemente, hanno avuto forti ripercussioni sulle motivazioni di tutti gli altri componenti del gruppo.

 

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