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Giovedì, 06 Luglio 2017 13:13

Il duro mestiere del giocare a palla

Scritto da  Salvatore Albanese

Giocare. È un duro lavoro ma qualcuno lo deve pur fare. A costo di trasformarsi in pericolosi fuorilegge, a costo di rischiare di essere colti in flagranza di reato con le mani nel sacco e la palla che rotola in aria, a costo di patire la dura repressione della feroce autorità istituzionale.

Da qualche ora pare si sia fortunatamente ridotto il numero di pericolosi bambini – sceso sotto la decina si presume – che, imperterriti, hanno deciso di mantenere una condotta temeraria e di non rispettare l’ordinanza imposta dal sindaco di Serra San Bruno, Luigi Tassone. Perché è scattato dalla mattinata di ieri, mercoledì 5 luglio, il rigoroso provvedimento che vieta di giocare a palla in alcune piazze della cittadina e che sta già spaccando in due la comunità.

L’ordinanza «si è resa necessaria a seguito delle varie sollecitazioni arrivate da parte di alcuni cittadini che hanno richiesto interventi a tutela della tranquillità nelle zone del centro abitato, minata da ragazzi che, giocando a pallone, arrecano danni a cose e persone e, in particolare, agli impianti della pubblica illuminazione e ai portoni delle Chiese. Si tratta di atteggiamenti inaccettabili che – prendete fiato – non possono più essere tollerati e sui quali non si deve in alcun modo sorvolare. Abbiamo ritenuto opportuno adottare questo provvedimento, con il quale si interviene in modo significativo nei confronti di tutti coloro che giocano a pallone nelle piazze». Insomma, si potrà scagliare contro i portoni delle chiese – anche con intensità non moderata – delle pietre, oggetti contundenti, strumenti da punta o atti al taglio, ma la palla assolutamente no. In barba a chi pensa che per far crescere il senso civico dei bambini sia opportuno utilizzare più la cultura e l’educazione – anche quella impartita a suon di qualche discreto ceffone che la potestà genitoriale dovrebbe contemplare – che la vigorosa repressione.

Per i trasgressori sono previste sanzioni fino a cinquecento euro. Cinquecento euro per aver giocato a palla. E a quanto dovrebbe ammontare allora la sanzione da comminare ad un’amministrazione rea, come la precedente, di aver condannato al totale degrado molti impianti sportivi presenti sul territorio cittadino? Impianti pubblici che dovrebbero ospitare proprio i pericolosi bambini intenti a giocare a palla e che sono stati progressivamente abbandonati a se stessi, resi impraticabili se non a rischio dell’incolumità di questi piccoli adolescenti che vorrebbero, magari, frequentarli e che in alcuni casi, nel pericolo, li frequentano.

È il caso dei due campi da calcio a 5 di via Giacomo Matteotti e di località Calvario relegati all’abbandono più assoluto, magari per il solo intento di agevolare una condizione di monopolio per i servizi offerti dal plesso sportivo di via San Brunone gestito da un’azienda privata del Lametino. Due campi da calcetto, dei quali uno indoor utilizzabile all’occorrenza anche come campo da volley o da tennis, un altro campo da tennis esterno in terra battuta e una piscina per attività agonistica. Tutti servizi erogati chiaramente a pagamento: una soluzione legittima e praticabile per giovani e adulti, un po’ meno per i piccoli atleti in erba o per bambini che vorrebbero semplicemente trascorrere i lunghi pomeriggi spensierati giocando, appunto, a pallone all’aria aperta. Attualmente se non pagano non possono farlo.

Si dovrebbe, allora, mettere prima mano alle strutture fatiscenti cadute in disuso non per pura casualità, riconsegnare gli spazi per lo sport e per il tempo libero ai bambini e dopo, solo dopo, emettere severe ordinanze restrittive del divertimento altrui. E gli interventi ai due impianti citati, quelli di via Matteotti e di località Calvario, sembrano sempre più necessari, anche per evitare di creare tristi isole di degrado in pieno centro cittadino.

Nell’attesa che il sindaco Tassone possa avviare tali interventi ed ammorbidire la sua posizione rispetto ad un’ordinanza di divieto del gioco che pare del tutto sproporzionata – perché tutti da piccoli ci siamo concessi qualche marachella giocando a palla (anche il sindaco giocava a palla, lo so per certo, qualche volta abbiamo giocato assieme) – l’invito per i bambini è quello di non fermarsi. Sempre e comunque nei limiti imposti dall’educazione e dal buon senso, bambini continuate a crescere divertendovi. Continuate a giocare a palla. Continuate a fare ciò che più vi rende felici. Perché la felicità, il gioco e il divertimento quando diventano frenetici andrebbero regolamentati, non proibiti.

Capitolo a parte quello dell’inciviltà dei vandali o degli aspiranti tali, questa emergerebbe in ogni caso, indipendentemente da qualsivoglia ordinanza. La quiete pubblica la si può turbare anche senza pallone, così come l’incolumità dei portoni delle chiese, dei lampioni o di altri parti dell’arredo urbano. L’inciviltà dei vandali nulla ha a che vedere con il giocare a palla. Per quella serve la semplice applicazioni delle normative già esistenti e, prima ancora, servono maestri e genitori, ma di quelli buoni.

 

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