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Sabato, 29 Luglio 2017 14:11

Un altro parco eolico nelle Serre. Dopo l’acqua vogliono prendersi anche l’aria e il paesaggio

Scritto da  Sergio Pelaia

Quello che vedete nella foto è uno dei segni più concreti lasciati dall’avvento del “progresso” sui monti delle Serre. Siamo al confine tra le province di Catanzaro e Vibo Valentia, sul monte Lacina, a circa mille metri di altezza.

Il parco eolico che è stato realizzato circa dieci anni fa qui, a San Sostene, Comune della costa ionica catanzarese il cui territorio si estende fino alle alture delle Serre, è stato uno dei primi della Calabria centro-meridionale: sui due crinali che compongono la catena montuosa sono state installate 43 pale eoliche, ovvero 28 turbine da 1,5 mw e altre 15 da 2,5 mw, per un totale di 79,5 mw di potenza complessiva, con una produzione  di circa 180 GWh all'anno. Il parco è di proprietà dalla società Eolica Sud, controllata dalla Falck Renewables e, stando a quanto si legge sul sito istituzionale del Comune di San Sostene, dal 2009 a oggi avrebbe portato dei benefici economici all’ente.

Un dettaglio non trascurabile, però, è che il centro abitato di San Sostene sia distante parecchi chilometri dal luogo in cui le pale sono state installate. Molto più vicino, invece, è Brognaturo, e ancora più vicino è il famigerato invaso idropotabile dell’Alaco gestito da Sorical. Quindi bisognerebbe chiedere anche ai cittadini di Brognaturo e dei centri limitrofi quali vantaggi abbia portato questo parco eolico, fin dalle fasi in cui enormi tir con a bordo i “pezzi” che componevano ogni “palo” attraversavano con enormi difficoltà i paesini e le strade di montagna che oggi, a distanza di quasi un decennio, sono ridotte come si vede in foto.

Si tratta solo di una delle conseguenze che si dovrebbero tenere in considerazione quando si valutano scelte che hanno un tale impatto sul territorio, e la questione è più che mai attuale poiché nei mesi scorsi, a fine marzo, una società con sede a Catanzaro, la Parco Eolico Primus S.r.l., ha chiesto alla Regione il rilascio dell’autorizzazione unica – e ha chiesto ai Comuni coinvolti di sostenere il progetto – per la realizzazione di un parco eolico ricadente nei territori di Pizzoni, San Nicola da Crissa, Simbario, Torre di Ruggiero, Vallelonga, Vazzano. Il consiglio comunale di Simbario ha già detto sì al progetto con un voto unanime, mentre domani ad esprimersi sarà il civico consesso di Torre di Ruggiero.

Forse, però, gli amministratori locali, invece che reiterare nelle delibere le formule preconfezionate che raccontano del «miglioramento ambientale» a cui «contribuiscono» gli «impianti di produzione di energia da fonte rinnovabile», dovrebbero calarsi davvero nel contesto territoriale in cui vivono e provare a chiedersi a chi davvero può giovare la creazione di un altro grande parco eolico tra la Serre e le Preserre.

Dovrebbe, chi ha la responsabilità di decidere cosa un territorio dovrà affrontare, o subire, per molti anni, leggere bene tutte le carte delle indagini che hanno ricostruito le faide di ‘ndrangheta che hanno insanguinato quegli stessi territori. Dovrebbe considerare, per esempio, che già ci sono stati negli anni troppi morti ammazzati anche per gli appetiti famelici che ruotano attorno a questo business. Dovrebbe considerare, chi ha l’onere e l’onore di amministrare una comunità, se gli interessi delle società che propongono la costruzione di questi parchi sono di natura filantropico-ecologista oppure se l’obiettivo finale è, appunto, nient’altro che il profitto. I soldi. Tanti soldi, ottenuti sfruttando risorse che non dovrebbero essere appannaggio di nessun privato, ma della collettività. Perché, evidentemente, non è solo il vento che si sfrutta installando questi mostri che infilzano i nostri più incantevoli paesaggi. Si sfrutta la montagna, il bosco viene violentato con mezzi meccanici di impatto e proporzioni spaventose. E poi si infetta con il virus del falso progresso un intero territorio che già è stato abbondantemente colonizzato e depredato più volte nella storia recente. 

È già successo, grazie alla connivenza della politica regionale, con l’acqua: ci hanno impacchettato e consegnato il paradosso dell’Alaco, da cui siamo tuttora costretti ad attingere, pur vivendo in mezzo a montagne da cui sgorgano acque così pure che sembrano arrivare da un inverno infinito; e anche la “giustizia penale” ha puntualmente tradito le lotte sociali facendo calare la manna della prescrizione sulla rivendicazione di un diritto fondamentale che da oltre un decennio è negato alle popolazioni delle Serre.

Ora potrebbe succedere anche con il vento, con l’aria, e con il nostro paesaggio: visti i risultati ottenuti fin qui da quello «sviluppo senza progresso» che Pasolini aveva profeticamente descritto e che politici e affaristi hanno reso tristemente reale in questi territori, ci mancava solo questa… 

 

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