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Martedì, 01 Agosto 2017 12:52

Il festival dell'ipocrisia

Scritto da  Salvatore Albanese

Non servirà ai promotori del “Serre in Festival” – la kermesse culturale che si terrà in diversi Comuni del comprensorio montano nei mesi di agosto e settembre – il tentativo di apporre manate di vernice fresca sopra le parole per tentare di cambiare l’evidenza dei fatti. Il lessico adoperato fin dai primi annunci, che risalgono a circa un anno fa, ha l’eco ridondante dei paroloni grossi che non trovano poi il giusto riscontro se proiettati nella quotidianità dei fatti, nella vita vissuta da chi le Serre le abita ogni giorno. E allora via con il glossario della più aulica demagogia: «Idee e valori», «territorio», «sviluppo», «comunità», «tutela e sicurezza», un «frammento dell’Italia civile, solidale e “felice” che si può costruire», fino al triplo salto mortale carpiato con avvitamento «della necessità di un incontro a più voci sul solco tracciato da un Papa innovativo e profetico come Francesco».

Specchietti per le allodole, concetti triti e ritriti, a cui la comunità più bistrattata d’Europa non crede più, forse perché non ci ha mai creduto, forse perché la riscossa per un territorio in ginocchio non può passare dalle passerelle di chi predica l’esatto contrario di quello che pratica. Ne è prova diretta il fatto che alla conferenza stampa di presentazione dell’evento abbia fatto più rumore l’inquietante presenza di Sorical tra gli sponsor commerciali dell’iniziativa che i contenuti dell’intera rassegna. Proprio la società a capitale misto Sorical Spa, stampata in primafila tra i partner finanziatori dell’evento, è la stessa che da troppo tempo minimizza i fantasmi che galleggiano nelle acque dell’invaso dell’Alaco e arrivano attraverso la rete idrica direttamente nei rubinetti delle nostre case, sulla nostra pelle, nelle nostre vite. Gli spettri che animano la storia del lago artificiale di Brognaturo sono rintracciabili, in particolare, nelle sue stesse origini caratterizzate da una bonifica mai eseguita a dovere del fondale del lago. Un lago dal quale di conseguenza non si sarebbe mai potuto ottenere acqua potabile, come messo nero su bianco fin dal principio da alcuni tecnici dell’Arpacal e come confermato più di recente dalle conclusioni tracciate dai carabinieri del Nas di Catanzaro al culmine dell’inchiesta “Acqua Sporca” che, dal 17 maggio 2012, ha posto sotto sequestro l’intero invaso e ha determinato l’iscrizione nel registro degli indagati, poi mandati a processo per avvelenamento colposo delle acque da adibire all’uso umano, tra gli altri, di numerosi funzionari e dirigenti della Sorical Spa. Ad evangelizzare un festival che proclama benessere per le Serre ci sarà quindi il sostegno incondizionato di Sorical e della sua acqua ambigua, quella stessa società che da anni ha acquisito la gestione dell’impianto Alaco ricavandone tanti soldi, ma allo stesso tempo, secondo la Procura di Vibo, mettendo  a repentaglio la salute di decine di migliaia di cittadini.

Così come le luci della ribalta e i flash dei fotografi saranno tutti orientati sul ministro dell’Interno, Marco Minniti, ormai ospite di routine della cittadina della Certosa che dopo la comparsata referendaria dello scorso novembre si prepara a ricevere la fumigazione di nuovi incensi. Ma, scommettiamo, anche stavolta nessuno dei convenuti riuscirà a ritagliarsi, tra le plateali adulazioni di magnificenza, quel poco di tempo che basterebbe per chiedere al ministro chiarezza definitiva, una volta per tutte, rispetto al paventato (dai Servizi segreti) interramento nel nostro territorio di rifiuti tossici o radioattivi. Attività presumibilmente curate, tra gli anni ’80 e ’90, dalle più rinomate famiglie di ‘ndrangheta. Saprebbe di certo consegnarci una risposta in merito Minniti, visto che proprio lui, da ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri con delega ai Servizi segreti, si occupò nel maggio 2014 della più grande declassificazione di documenti della storia repubblicana. Un’operazione che è servita a rendere noti i dossier del Sismi e del Sisde, tra i quali il documento n. 0488_003 che segnala proprio un traffico di sostanze tossico-radioattive che interesserebbe una serie di comuni della Calabria centro-meridionale, ubicati nelle province di Reggio Calabria (provincia d'origine di Minniti) e Vibo (all’epoca dei fatti ancora afferente a Catanzaro), tra i quali vengono esplicitamente citati Serra San Bruno, Mongiana e Fabrizia: «Le discariche presenti in Calabria sarebbero parecchie – si legge nei carteggi del Sismi e del Sisde – site, oltre che in zone aspromontane, nella cosiddetta zona delle Serre (Serra San Bruno, Mongiana, ecc.) nonché nel vibonese. In quella zona la famiglia Mammoliti, competente per territorio, avrebbe occultato rifiuti tossici-radioattivi lungo gli scavi effettuati per la realizzazione del metanodotto». Lo stesso avrebbero fatto i Tegano, i De Stefano, i Piromalli, abusando di una Calabria già schiava, nonostante ancora in molti luoghi, come ad esempio nei nostri luoghi, i clan poi diventati predominanti non fossero ancora stati ufficialmente certificati. Si attesta ovviamente su valori prossimi allo zero la speranza che quest’ennesima scampagnata di Minniti a Serra San Bruno possa rivelarsi utile a consegnare verità, dignità e giustizia ad un territorio che ancora oggi, con un’incidenza di morti per tumori altissima, paga il prezzo più salato di quelle verità affossate per segreto di Stato.

Ci sarà spazio, infine, anche per l’enogastronomia artigianale nell’ambito di “Serre in Festival” con un mercatino caratterizzato dalla significativa presenza di Confindustria Calabria per un evento – spiegano i promotori – che intende perseguire «le “felicità” alternative al consumismo frenetico». E sarà un po’ come aver chiamato Hannibal Lecter a presiedere un convegno sul veganesimo. Ma questa è solo la ciliegina sulla torta, il male minore.  

 

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